giovedì, Ottobre 28

Sorella acqua: nella spiritualità e nell’arte

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Anche l’arte dunque ha celebrato nel corso della sua storia l’acqua come simbolo di vita e di morte, di salvezza e  speranza. Un viaggio emozionante la cui bellezza e drammaticità trova riscontro nella lucida e accorata analisi di  Papa Francesco le cui parole sono un monito per tutti. Ascoltiamole: «I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive, politiche, che ricadranno sui Paesi in via di sviluppo… tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale a fronte della generale indifferenza. Già si sono superati certi limiti massimi di sfruttamento del pianeta senza che sia risolto il problema della povertà. La povertà di acqua pubblica si ha specialmente in Africa… e la siccità rende difficile la produzione di cibo. Di fronte alla tendenza a privatizzare questa risorsa, l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale e universale. Gli impatti ambientali potrebbero colpire miliardi di persone, è prevedibile che il controllo dell’acqua  da parte di grandi imprese mondiali si trasformi in una delle principali fonti di conflitto di questo secolo».

La sua limpida analisi si pone in linea con il pensiero scientifico ed ecologico più avanzato, e farebbe -ne siamo certi- la felicità del caro Enzo Tiezzi, che ritengo doveroso qui ricordare, fisico di fama internazionale e uno dei padri dello sviluppo sostenibile, il quale nel suo celebre ‘Tempi storici tempi biologici sosteneva già una ventina d’anni fa l’urgenza di assumere una coscienza di specie per  giungere a porre fine al disordine globale causato dalla frenesia del consumismo e della crescita della produzione, responsabili dell’asimmetria tra tempi storici, che provocano lo spreco delle risorse, l’inquinamento e la distruzione dell’ambiente (entropia), e tempi biologici che hanno richiesto migliaia, milioni di anni per raggiungere gli equilibri della natura.

Tradotto: un organismo che consuma più rapidamente di quanto l’ambiente produca per la sua sussistenza non ha possibilità di sopravvivenza, ha scelto un ramo secco nell’albero dell’evoluzione, cioè la strada già percorsa dai dinosauri. L’appello del Papa, in sintonia con quanto si è detto, è volto «ad aprire un dialogo con tutti, per cercare insieme  cammini di liberazione e a prendersi cura della natura e dei fratelli e sorelle più fragili». Il suo è l’invito all’intera famiglia umana che abita la casa comune a riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri, e a ricercare uno sviluppo sostenibile integrale, poiché intima è la relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta, riveste un carattere di drammatica urgenza. Ed è una sfida e uno stimolo alla Conferenza sul clima di Parigi ad abbandonare la strada delle scelte ambientaliste di tipo settoriale e puramente tecnologiche, di spensierata  irresponsabilità, dettate da un comportamento evasivo che servirebbe solo a mantenere i nostri stili di vita, di produzione, di consumo, che è il modo in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i suoi vizi autodistruttivi.

Sarà raccolta questa sfida?

 

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