mercoledì, Maggio 12

Sorella acqua: nella spiritualità e nell’arte

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«Laudato sii, mio signore, per sora acqua, la quale è molto utile, e umile e preziosa e casta»: al ‘Cantico delle creature’ di San Francesco si ispira la recente Enciclica di papa Francesco ‘Laudato si’‘ che, alla contemplazione del Creato propria del Santo d’Assisi, alla necessità di «vivere con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso», associa un’analisi lucidissima dello stato del pianeta e dei danni che l’uomo contemporaneo -attraverso  i suoi attuali modelli di sviluppo dissennato- sta facendo alle persone e alle cose, tanto da comprometterne l’esistenza.

Richiamando alla nostra riflessione le esortazioni contenute nella ‘Pacem in terris’ di Papa Giovanni XIII e della ‘Octogesima adveniens’ pronunziata da Paolo VI, anche davanti alla FAO, papa Bergoglio compie un ulteriore balzo in avanti assumendo il punto di vista di una ‘ecologia radicale’, poiché, ricordava anche Benedetto XVI, il mondo non può essere analizzato solo isolando uno dei suoi aspetti, perché «il libro della natura è uno e indivisibile» e il «degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana». Ma questa sua visione radicale e globale è assunta anche alla luce delle Sacre Scritture, dal Vangelo della Creazione, dalla sapienza dei racconti biblici che con il loro linguaggio simbolico e narrativo, ci dicono -afferma il papa-  che «l’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscersi come creature limitate».

Scendendo più nel dettaglio sulle responsabilità dell’uomo per i danni recati alla ‘casa comune’ (inquinamento, cambiamenti climatici, distruzione delle biodiversità, forzate migrazioni, cultura dello scarto e iniquità planetaria), l’Enciclica dedica un ampio capitolo alla Questione dell’acqua‘, al tema che qui più c’interessa. Tema -dice il Papa- di primaria importanza, perché è indispensabile per la vita umana e per sostenere gli ecosistemi acquatici. “Del resto, la sacralità dell’acqua ricorre costantemente nelle Sacre Scritture“, ci dice don Massimiliano Gabbricci, docente di filosofia all’Istituto teologico di Firenze, “sia nella vita che nella storia del popolo ebraico; che come simbolo dell’esperienza cristiana. Come forza salvifica o distruttiva”. Ben oltre 1500, ce lo ricordava in un suo articolo sull’Osservatore Romano anche il Cardinale  Gianfranco Ravasi, sono i versetti dell’Antico e oltre 430 del Nuovo Testamento intrisi d’acqua (‘majim’, equivalente del termine greco ‘hydor’): c’è una vera e propria costellazione di realtà che ruotano attorno a questo elemento così prezioso, a partire dal pericoloso ‘jam’, il mare, o dal più domestico Giordano, passando attraverso le piogge le sorgenti, i fiumi, i torrenti, i canali, i pozzi, le cisterne, i serbatoi celesti, il diluvio, l’oceano e così via. Si tratta -scriveva- di una realtà veramente «utile et pretiosa», principio della nostra composizione organica e della nostra sopravvivenza. “Elemento simbolico ma anche di realtà” afferma il nostro interlocutore, “in quanto l’habitat dell’uomo della Bibbia era un paesaggio spesso arido, con rare oasi verdeggianti. E la lotta per l’acqua, allora come oggi, è al centro delle contese per la sopravvivenza”.

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