venerdì, Maggio 7

Somalia, niente soldi niente guerra field_506ffb1d3dbe2

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African Union peacekeeping soldiers parade during arrival of Somalia's new president Ahmed in capital Mogadishu

Nonostante il silenzio stampa prudentemente assicurato, le truppe del contingente della missione di pace africana in Somalia AMISOM, sotto mandato delle Nazioni Unite, hanno iniziato nel giugno scorso una silenziosa ma alquanto efficace protesta per il ritardo dei salari non pagati da oltre cinque mesi. La protesta, che ha coinvolto soprattutto i contingenti burundese e ugandese presenti in Somalia fin dall’inizio delle operazioni (2007) si è concretizzata in una evidente diminuzione dei loro impegni di difesa del giovane e traballante governo di Mogadiscio, rallentando considerevolmente se non boicottando la lotta contro il gruppo terroristico islamico Al-Shabaab. Questa protesta ha coinciso con l’ondata di attacchi terroristici di Al-Shabaab nelle principali città liberate e nella capitale.

I  ritardi sui pagamenti di stipendi sono stati causati dalla mancata messa a disposizione dei necessari fondi (750 milioni di euro) da parte dell’Unione Europea che fin dal 2007 si è assunta l’impegno di coprire le spese relative ai stipendi, alle operazioni logistiche, assistenza sanitaria e comunicazioni dei caschi blu africani. La conferma dello sblocco dei fondi viene dal presidente dell’Unione Europea José Manuel Barroso. Il finanziamento sarà versato versato in due tranche. La prima di 450 milioni di euro per coprire i debiti pendenti. «Il ritardo dei fondi dell’Unione Europea era esclusivamente di natura tecnica. Ora sono arrivati e procederemo al pagamento di tutti i debiti», dichiara Lydia Wanyoto, vice comandante della AMISOM. Di diverso parere alcuni opinion makers regionali che individuano il ritardo degli impegni finanziari come una evidente dimostrazione che l’Unione Europea dopo sette anni di campagna militare contro Al-Shabaab starebbe ora confrontandosi con enormi problemi di budget accentuati dalla crisi economica che ancora grava sull’Europa.

«Le potenze occidentali impediscono soluzioni africane ai problemi africani, imponendo decisioni concordate a livello internazionale tramite le Nazioni Unite. Il problema è che spesso le missioni di pace dell’Unione Africana finanziate da ONU, Stati Uniti ed Europa si tramutano in truppe di supporto o truppe coloniali in difesa degli interessi occidentali. I casi di Mali e Repubblica Centroafricana sono eclatanti. A questa strumentalizzazione politica che vede i soldati africani rischiare la loro vita per tutelare gli interessi occidentali si aggiunge ora l’incapacità dell’occidente di onorare gli impegni finanziari presi per finanziare le missioni di guerra spudoratamente definite ‘missioni di pace’. In pratica Europa e Stati Uniti iniziano a comportarsi come il governo del Congo: si pretende la restaurazione della pace tramite sforzo bellico senza pagare i soldati», osserva Gilbert Khadialaga, professore di politica internazionale presso l’Università di Makerere a Kampala.

Dal 2007 l’Unione Europea ha speso 1,2 miliardi di dollari per gli stipendi e la logistica delle truppe AMISOM in Somalia, eppure le truppe africane hanno sofferto sempre di irregolarità sul pagamento dei salari e di scarsi mezzi logistici. L’esercito ugandese (UPDF) che detiene il comando delle operazioni in Somalia, è accusato dai media regionali di contribuire all’aggravarsi di questa situazione. Il quotidiano ugandese ‘The New Vision’ ha recentemente pubblicato le indagini di una inchiesta giornalistica che rivelano l’uso improprio dei fondi destinati ai salari per l’arricchimento personale di Generali e Colonnelli. Tra le varie irregolarità vi sarebbero le dichiarazioni di idoneità psico fisica di soldati ammalati e non presenti sul fronte somalo e il pagamento dello stipendio AMISOM ai soldati ritornati in patria e reinseriti nei ranghi dell’esercito in Uganda o inviati sul fronte sud sudanese, creando così il fenomeno dei soldati fantasma. L’inchiesta del The New Vision (quotidiano vicino al governo) è stata seccamente smentita dal portaparola del UPDF, il Colonnello Paddy Ankunda.

Lo sblocco dei fondi da parte dell’Unione Europea ha già prodotto  primi ed importanti risultati. Mercoledì  scorso le truppe AMISOM, durante un’offensiva terrestre, hanno distrutto la base militare di Al-Shabaab a Jilib  uccidendo due comandanti senior del gruppo terroristico. Notizia non confermata da Al-Shabaab ma supportata dalle prove materiali. Questo successo è conforme al codice dei mercenari: pagami e io combatterò per te.

 

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