sabato, Dicembre 4

Somalia: INTERSOS chiude la missione per frode finanziaria Una indagine interna ha scoperto una «frode finanziaria sistematica», che la ONG ha ritenuto troppo pericolosa per cercare di risolvere. Non si conosce l’entità della frode. Ora i donatori vogliono vederci chiaro

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INTERSOS, ONG italiana finanziata dalle Nazioni Unite che fornisce assistenza sanitaria e altri servizi a centinaia di migliaia di persone in Somalia, il 4 novembre scorso si è ritirata dal Paese, chiudendo l’intera missione dopo che una indagine interna ha scoperto una «frode finanziaria sistematica», che la ONG ha ritenuto troppo pericolosa per cercare di risolvere. Non si conosce l’entità della frode, fonti riservate affermano che l’ammontare del danno sia rilevante.

In Somalia INTERSOS gestisce venti progetti, compreso il sostegno all’ospedale nel centro regionale di Jowhar, a circa 90 chilometri a nord-ovest della capitale, Mogadiscio, e programmi in tutto il Paese riguardanti l’approvvigionamento idrico, i diritti dei bambini e l’istruzione. INTERSOS ha assistito circa 320.000 somali nel 2018. Fu proprio presso l’ospedale di Jowhar, che INTERSOS, nel 1992 (a distanza di un anno dall’inizio della guerra civile), iniziò i suoi lavori, espandendosi negli ultimi 28 anni fino alle dimensioni attuali di circa 70 milioni di euro di spesa in Italia e in altri 17 Paesi.

Il budget proveniente dalla Somalia dichiarato nel 2019 da INTERSOS è di 4,3 milioni di euro. La quota maggiore del budget di INTERSOS Somalia 2019 è stata di 3 milioni di dollari dal Somalia Humanitarian Fund (SHF), che è gestito dall’ufficio di coordinamento degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite, OCHA.

Il Somalia Humanitarian Fund concede sovvenzioni alle agenzie umanitarie che gestiscono progetti umanitari -sulla base delle raccomandazioni di un gruppo consultivo locale e di specifici gruppi settoriali di ‘cluster’, come quello sulla salute. L’OCHA gestisce il monitoraggio del progetto per conto di una dozzina di Paesi donatori che contribuiscono al fondo comune. L’SHF ha ricevuto 153 milioni di dollari negli ultimi tre anni -i maggiori donatori sono stati la Germania, la Svezia e i Paesi Bassi.

La chiusura della missione in Somalia metterà a repentaglio i servizi dell’ospedale di Jowhar, a meno che non si possa trovare un nuovo supporto. La struttura regionale tratta 200 pazienti somali al giorno ed è la struttura di riferimento per un bacino di 250.000 persone. Rappresenta anche un duro colpo di immagine per la ONG.

Secondo le prime ricostruzioni lafrode sistematicasarebbe proprio avvenuta all’interno del progetto affidato a INTERSOS dalla SHF e sarebbe stata attuata all’interno degli uffici in Somalia. La frode avrebbe anche intaccato parte del personale INTERSOS dell’ufficio di Coordinamento regionale a Nairobi, in Kenya, addetto a monitorare la corretta applicazione delle procedure interne sulla gestione finanziaria e degli acquisti. Tutti i 200 dipendenti di INTERSOS potrebbero essere licenziati, principalmente in Somalia, ma anche alcuni in un ufficio di supporto nel vicino Kenya.

A dare la notizia è il giornalista Ben Parker, in un articolo pubblicato lo scorso 9 novembre sulla rivista ‘The New Humanitarian’, specializzata inconflitti, disastri ambientali e crisi umanitarie in tutto il mondo grazie ad un pool di giornalisti indipendenti altamente qualificati. ‘The NewHumanitarian’ è sia un punto di riferimento informativo per le ONG, sia un think thank e una lobby del vasto universo umanitario anglofono. Qualcosa di simile (anche se solo su scala nazionale) è presente anche in Italia grazie al sito specializzato ‘InfoCooperazione’ che funge anche da lobby e portavoce delle ONG italiane. L’articolo di Parker contiene anche l’intervista al Direttore Generale di INTERSOS, Kostas Moschochoritis, ex Direttore Generale di Medici Senza FrontiereItalia, fino al Dicembre 2013.

La notizia è stata confermata da un comunicato pubblicato sul sito della ONG Italiana. «Abbiamo assunto questa decisione non senza rammarico e dopo una attenta riflessione interna. Sentiamo profondamente il valore delle relazioni costruite in questi anni con il popolo somalo e dei servizi che abbiamo fornito in anni di collaborazione umanitaria.

La decisione di chiudere la missione fa seguito alla scoperta di attività fraudolente individuate attraverso i meccanismi di controllo interno adottati dall’organizzazione. Data la complessità dell’ambiente operativo, abbiamo determinato che affrontare la frode avrebbe rappresentato un grave rischio per il nostro personale e per le comunità che serviamo: sono le preoccupazioni per la sicurezza e la protezione a guidare la decisione di chiudere la missione», recita il comunicato.

Nell’intervista accordata al ‘The New Humanitarian’, il Direttore Generale di INTERSOS, Kostas Moschochoritis, spiega che è stata una «decisione difficile» raggiunta dopo «un enorme dibattito» all’interno della ONG. «Ci siamo resi conto che non potevamo risolvere il problema», ha detto, aggiungendo che era «davvero rattristato».

Ricostruiamo i fatti attraverso le notizie fornite da INTERSOS al ‘The New Humanitarian’.

All’inizio del 2020, la ONG italiana decide di aprire un’indagine finanziaria dopo aver ricevuto una denuncia che segnalava pesanti frodi finanziarie. L’indagine interna ha rilevato una sistematica manipolazione delle procedure finanziarie e degli acquisti, in particolare su grosse gare di appalto. Pressato dal giornalista Ben Parker, il Direttore Generale di INTERSOS si è dichiarato impossibilitato a fornire maggior dettagli (compreso l’entità della frode finanziaria e eventuali provvedimenti legali contro gli autori), aggiungendo che erano in corso discussioni con le autorità locali e altre agenzie su un «passaggio di consegne regolare» per cercare di continuare i servizi, soprattutto presso l’ospedale regionale di Jowhar.

Le reazioni del Governo somalo non si sono fatte attendere. Ahmed Meyre Makaran, portavoce dell’ufficio del governatore regionale dello Stato di Hirshabelle, di cui Jowhar è la capitale, ha detto che la notizia è stata uno ‘shock’. «C’è sempre spazio per migliorare. Se c’è qualcosa che non va, possiamo aggiustarlo. La città ha bisogno dell’ospedale», ha detto.

Un ex manager somalo di una ONG contattato dal ‘The New Humanitarian’ sotto protezione di anonimato a causa della delicatezza dell’argomento, ha riferito che per qualsiasi ONG è altamente rischioso operare in Somalia, dove la corruzione in generale è molto diffusa a causa della fragilità di un Governo che ancora necessita del sostegno delle truppe africane AMISOM per vincere una guerra civile contro il gruppo terroristico Al-Shabaab, iniziata nel 2007 e ancora in corso. La Somalia è in guerra civile dal 1991, dopo la caduta del dittatore Siad Barre ed è considerato un ‘Failed State’, uno Stato fallito. «L’approvvigionamento è particolarmente vulnerabile ai cartelli corrotti. A causa di importanti gare d’appalto, delle persone sono state uccise in questo Paese», spiega l’ex manager somalo.

La decisione di chiudere la missione in Somalia, presa dalla ONG Italiana, non danneggerà solo l’assistenza sanitaria della popolazione dello Stato di Hirshabelle. Rappresenta anche un grattacapo per i donatori che affidano i progetti alle ONG incaricate anche di contenere le frodi in un ambiente ad alto rischio come la Somalia. INTERSOS non è la prima ONG straniera a lasciare la Somalia. MSF si è ritirata nel 2013, dopo aver detto che le autorità locali avevano «tollerato e accettato gli attacchi» contro il suo personale.

Le operazioni di INTESOS in Somalia dipendono per la maggioranza dai finanziamenti della Agenzie Umanitarie delle Nazioni Unite, tra cui UNHCR (l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati), l’UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione e il Programma Alimentare Mondiale.

Il portavoce dell’UNHCR Babar Baloch ha confermato al ‘The New Humanitarian’ il suo finanziamento di 3 milioni di dollari a INTERSOS negli ultimi tre anni. Baloch ha riferito che i precedenti monitoraggi e audit finanziari dell’agenzia delle Nazioni Unite non avevano indicato alcun problema con INTERSOS. Alla luce dello scandalo finanziario, Baloch ha affermato che ora UNHCR sta esaminando ulteriori controlli al fine di certificare i fondi dell’UNHCR siano stati utilizzati in modo improprio. INTERSOS ha dichiarato all’UNHCR il 6 novembre che il suo finanziamento «è improbabile che sia stato influenzato» dalla frode.

Affermazione necessaria per tranquillizzare il principale partner della ONG Italiana. Secondo il bilancio 2019, pubblicato sul sito di INTERSOS, UNHCR finanzia il 35% dei progetti umanitari sparsi nel mondo. Qualora vi fosse un congelamento temporale del partenariato,INTERSOS subirebbe un grave colpo finanziario, capace di mettere a rischio l’esistenza della rinomata e rispettata ONGitaliana. L’UNICEF (che contribuisce per il 12% dei finanziamenti annuali di INTERSOS) ha annunciato che il suo revisore interno contatterà la ONG per delle verifiche.

[ La seconda parte di questo servizio uscirà lunedì 7 dicembre 2020] 

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