sabato, Maggio 15

Somalia: interrotti i rapporti diplomatici con il Kenya Il ricevimento in pompa magna di Muse Bihi Abdi, Presidente dell’autoproclamata Somaliland da parte del Presidente keniota Uhuru Kenyatta ha spinto Mogadiscio a prendere questa drastica decisione. Mogadiscio considera il Somaliland una parte integrante della Somalia e qualsiasi visita ufficiale delle autorità del Somaliland all'estero suscita sistematicamente l'ira del governo somalo

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Dopo mesi di crescenti tensioni tra Somalia e Kenya, il governo di Mogadiscio decide di interrompere le relazioni diplomatiche. «Il governo somalo ha deciso di interrompere i rapporti diplomatici con il Kenya. La Somalia chiede a tutti i suoi diplomatici di stanza in Kenya di tornare a casa e ha ordinato ai diplomatici kenioti in Somalia di lasciare il paese entro sette giorni, a partire dal 15 dicembre 2020. Il governo federale somalo ha preso questa decisione in risposta alle ricorrenti e palesi violazioni politiche contro la sovranità del nostro Paese», ha detto in una conferenza stampa il Ministro dell’Informazione somalo Osman Abukar Dubbe.

Il governo del Presidente somalo Mohamed Abdullahi Mohamed accusa le autorità keniane di ingerenza, senza però specificare le proprie rimostranze. La presidenza keniota ha in passato indicato di rifiutarsi di agire da ‘capro espiatorio’ per questioni politiche interne alla Somalia. Il ricevimento in pompa magna di Muse Bihi Abdi, Presidente dell’autoproclamata Somaliland da parte del Presidente keniota Uhuru Kenyatta ha spinto Mogadiscio a prendere questa drastica decisione. Mogadiscio considera il Somaliland una parte integrante della Somalia e qualsiasi visita ufficiale delle autorità del Somaliland all’estero suscita sistematicamente l’ira del governo somalo.

La reazione del Kenya è un misto tra (finto) stupore e indignazione. Il portavoce del governo keniota Cyrus Oguna ha detto martedì che «dovrebbero essere compiuti sforzi per garantire che la controversia sia risolta al posto di compiere atti affrettati che complicano la soluzione. Il Kenya è stato molto generoso e accomodante, accogliendo 200.000 rifugiati somali che sono fuggiti dalla Somalia a causa di Al Shabaab. Sono in corso discussioni per garantire la normalizzazione dei rapporti». Il gruppo terroristico islamico dal 2007 è combattuto da una coalizione di eserciti africani (AMISOM) di cui il Kenya fa parte. È associato sia a Al-Qaeda Magreb, sia al DAESH (conosciuto in Occidente con la sigla ISIS).

Le dichiarazioni del governo di Nairobi risultano subdole e menzoniere.  Con la scusa di lottare contro il terrorismo islamico, le truppe keniote all’interno della AMISOM si sono attestate nella zona di confine di Juba trasformandola in una zona cuscinetto tra il suo territorio e gli islamisti radicali somali che dal 2006 hanno lanciato vari devastanti attacchi anche alla capitale, Nairobi. Il Kenya sta apertamente incoraggiando la creazione di uno Stato indipendente, la Jubaland, e tratta il governatore Ahmed Madobe come il Presidente di questa futura nazione.

Seppur Madobe non abbia ancora dichiarato l’indipendenza dalla Somalia, il supporto politico militare keniota lo rafforza ogni giorno che passa rispetto al debole e diviso governo federale di Mogadiscio. Madobe è un ex signore della guerra che nel 2012 aveva scacciato Al Shabbab dalla sua roccaforte di Kisimayo (capoluogo della provincia di Juba) con l’aiuto delle truppe keniote. Nel 2019 Madobe è riuscito a farsi rieleggere Presidente solo grazie al supporto del Kenya. Mogadiscio stava per insediare il suo rivale politico.

Il Kenya sta anche firmando contratti di sfruttamento dei giacimenti petroliferi offshore che si trovano nelle acque territoriali somale rivendicandone la proprietà. Il governo di Mogadiscio dal 2018 ha avvertito tutte le multinazionali petrolifere (compresa l’ENI) di non riconoscere i contratti firmati con Nairobi avvertendo che ogni tecnico e personale di multinazionale trovato ad operare in acque territoriali somale sarà arrestato e trattato come nemico e spia. La diatriba sui giacimenti offshore di confine impedisce alla Somalia di avviare l’industria petrolifera che potrebbe favorire la ripresa economica del Paese.

La diatriba dei giacimenti offshore è strettamente collegata alla Jubaland. Lo scorso marzo le truppe keniote hanno ingaggiato una violenta battaglia contro reparti somali che erano entrati in territorio keniota per inseguire milizie della Jabaland. Se ciò non bastasse, il Kenya sta cercando di creare una alleanza politica tra il Jubaland e il Puntland in previsione delle elezioni presidenziali e legislative in Somalia. Durante la visita ufficiale del presidente Muse, della Somaliland a Nairobi si sarebbe discusso dell’appoggio politico e militare dello Stato indipendente qualora Mogadiscio decidesse di usare la forza contro il Puntland, prima delle elezioni, secondo fonti diplomatiche africane.

Il processo elettorale in Somalia è già in ritardo. Le elezioni, previste per la prima metà del 2021, saranno simili a quelle del 2017: delegati speciali, tratti dalla miriade di clan e sotto clan somali, eleggeranno i 275 parlamentari della Camera bassa che a loro volta sceglieranno il presidente. Invocare la ‘generosità’ keniota verso il 200.000 profughi somali presenti nel suo territorio è semplicemente assurdo. Dal 2017, il governo keniota ha tentato di chiudere i campi profughi deportando i somali. Non è ancora riuscito nel suo intento grazie all’opposizione della Comunità Internazionale.

La rottura diplomatica decisa da Mogadiscio verso il Kenya si inserisce in un difficile contesta nazionale e regionale. Oltre alle elezioni, il governo somalo nei prossimi mesi dovrà far fronte ad offensive militari dei terroristi Al Shabaab in quanto il contingente etiope si è ritirato per combattere il TPLF nel Tigray. È proprio il conflitto al nord dell’Etiopia che sta causando serie preoccupazioni a Mogadiscio. Se il conflitto dovesse allargarsi divenendo nazionale, la Somalia sarebbe la prima e diretta vittima della folle sete di potere del Premio Nobel per la Pace, Abiy Ahmed Ali, il Primo Ministro etiope.

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