martedì, Maggio 11

Somalia: Farmajo al voto, ma i problemi restano Dopo l’annullamento della proroga del mandato presidenziale, si riprendono i lavori per il processo elettorale, ma i problemi strutturali ostacolano i processi di costruzione dello Stato. La realtà che Farmajo deve affrontare non scomparirà quando lascerà l'incarico, il che potrebbe accadere molto presto

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Lo scorso sabato 1° maggio si è formalmente chiusa la vicenda dell’estensione del mandato al Presidente della Somalia, Mohamed Abdullahi Mohamed (detto Farmajo), e annesso rinvio della tornata elettorale, e per ora è scongiurato il pericolo di violenze destinate a sfociare in una nuova guerra civile. Il 25 aprile, infatti, a Mogadiscio, erano scoppiate violenze tra diverse unità dell’Esercito somalo, la Polizia e quelle che gli osservatori definiscono come ‘misteriose milizie’. Per alcuni giorni poi si sono avuti disordini e scaramucce in diverse parti della città che hanno portato i residenti a fuggire dalle loro case. Queste manifestazioni violente sarebbero state organizzate dall”ex Presidente Hassan Sheikh Mohamud, che ha perso contro Farmaajo nel 2017, e acerrimo nemico di Farmaajo.

Dopo settimane di scontri politici e disordini di piazza, Farmajo si è presentato alla Camera bassa del Parlamento e ha rinunciato all’estensione del mandato che lo scorso 12 aprile era stato invece votato dalla stessa Camera bassa, la quale aveva chiesto un prolungamento di 2 anni del mandato presidenziale, e dunque relativo rinvio delle elezioni, che si sarebbero dovute tenere a febbraio. Un voto, quello della Camera bassa, che era stato ritenuto incostituzionale dalla Camera alta e aspramente criticato anche dal Primo Ministro Mohamed Hussein Roble.
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l Presidente ha chiesto alla Camera bassa di annullare il voto dello scorso 12 aprile, per ripartire dall’accordo firmato il 17 settembre 2020 tra il Governo e gli Stati federali. Il trattato prevedeva lo svolgimento delle elezioni prima dell’8 febbraio 2021, termine del mandato di Formajo. Disaccordi tra i vari partiti sull’organizzazione del voto avevano bloccato il processo elettorale.
I deputati hanno votato all’unanimità l’annullamento della proroga del mandato presidenziale.
Ora si riprende il lavoro di organizzazione del processo elettorale. Un lavoro che è in capo al Primo Ministro Roble, incaricato dal Presidente di supervisionare l’intero processo elettorale.
Roble ha subito ufficialmente invitato i Presidenti degli Stati membri federali (FMS) e il governatore  dell’amministrazione regionale di Benadir (BRA) a partecipare all’Assemblea consultiva nazionale per finalizzare l’accordo del 17 settembre tra il governo federale della Somalia (FGS ) e l’FMS. L’incontro è previsto per giovedì 20 maggio a Mogadiscio.
Definiti i particolari dell’accordo, a quel punto i somali potranno votare. Si parla di qualche mese, ma i problemi che il Paese dovrà affrontare prima del voto e per quel voto non sembrano così velocemente risolvibili.

Il primo problema che grava sul voto è proprio l’accordo raggiunto il 17 settembre tra il Governo federale e i cinque Stati semiautonomi del Paese.L’accordo, infatti, prevede che le elezioni si svolgano con un sistema indiretto, simile a quello adottato nel 2017, in cui delegati speciali scelti da più leader di clan eleggono i parlamentari, i quali poi, a loro volta, votano per eleggere il Presidente. Questo sistema era stato messo in soffitta dalla nuova Costituzione, che prevede il suffragio universale. Nell’impossibilità di organizzare elezioni a suffragio universale, il governo centrale e gli Stati avevano raggiunto un accordo in forza del quale si ritornava al vecchio sistema elettorale. Questa decisione va a scapito«del somalo medio che ora è stato privato dei diritti civili dal ritorno alle elezioni basate sui clan», sostiene ‘The EastAfrican
Mohamud e i suoi alleati nel Puntland e nello Jubbaland sono contrari al suffragio universale degli adulti a favore di un sistema in cui i clan eleggono il capo dello Stato e i delegati al Parlamento.
Già nei mesi scorsi la finalizzazione dell’Accordo era andata a monte. Non è detto che questa volta riesca. Anche perchè, secondo gli osservatori, c’è una grossa fetta di somali sostenitori del suffragio universale. Se l’accordo non si trova, l’ennesimo rinvio è inevitabile.

Il secondo problema è Farmajo.

Farmajo sembra solo. La crisi politico-elettorale di questi mesi, le recenti violenze a Mogadiscio e la frattura all’interno dell’Esercito e della Polizia somali indicano sfide strutturali che minano gli sforzi di costruzione della Nazione della Somalia di Farmajo. Gli Stati che compongono la Somalia sono ben lontani dalla Presidenza. Insomma, Farmajo politicamente è debole. E malgrado ciò, ‘The EastAfrican‘ sostiene che, quando le elezioni si terranno, è «probabile che Farmaajo vinca un altro mandato, vittoria che verrà respinta dai suoi concorrenti. Questi sviluppi creano maggiore incertezza sul futuro della Somalia».

«La sfida in corso è tra il vecchio e il nuovo. La Somalia o torna alla politica dei clan -che ha alimentato l’instabilità che ha trasformato il Paese in un rifugio e in prima linea per il terrorismo internazionale- o adotta un sistema che richiede responsabilità da parte dei leader». Sistema -il suffragio universale- sul quale Farmajo aveva scommesso tutto.

Da quando Farmajo -doppia cittadinanza, somala e statunitense, un burocrate dello Stato di New York- è stato eletto, nel 2017, ha sposato politiche nazionaliste, e ha fatto discorsi nazionalistici, graditi dalla maggior parte del popolo somalo. Il suo governo ha condotto numerose riforme amministrative ed economiche. Le forze dell’Esercito somalo sono aumentate.

«Il Presidente ha intrapreso sforzi di centralizzazione. Gli Stati federali della Somalia, che funzionano come Stati quasi indipendenti,rappresentano una grande sfida nella costruzione di uno Stato somalo funzionante e stabile. L’opposizione di Puntland e Jubaland alle politiche di centralizzazione di Farmajo ha provocato l’attuale crisi elettorale», afferma il quotidiano turco filogovernativo ‘Daily Sabah‘.
Puntland e Jubaland hanno le loro riserve su un forte governo federale a Mogadiscio. «Il federalismo, che avrebbe dovuto portare la cooperazione nella governance, è diventato un ostacolo politico nei processi di costruzione dello Stato.

Non esiste una chiara gerarchia politica nel sistema federale somalo e questo ha aggravato le differenze politiche. Con la violenza a Mogadiscio, la politica idealistica e gli sforzi di centralizzazione di Farmajo si sono trovati faccia a faccia con le realtà della politica e del federalismo basato sui clan della Somalia.

La caduta politica in disgrazia di Farmajo è una vittoria per Puntland e Jubaland. Sia il Puntland che lo Jubaland hanno resistito politicamente e sfidato i precedenti presidenti somali.

Le élite politiche di Garowe e Kismayo sono sempre state scettiche nei confronti del governo federale di Mogadiscio. Sembra che abbiano una comprensione più profonda della politica basata sui clan della Somalia, che ha eluso l’attenzione di Farmajo, dato il suo nazionalismo somalo idealista.

Per le élite politiche di Garowe e Kismayo, Mogadiscio non è solo il centro del governo federale della Somalia (FGS): è diventata il centro politico egemonico di uno o più clan specifici. Insieme, Jubaland e Puntland sono decisi a salvaguardare la propria autonomia politica e i propri interessi contro Mogadiscio.

Gli sforzi di centralizzazione di Farmajo e il rafforzamento del governo federale nei confronti degli Stati federali sono stati visti come una minaccia nel Puntland e nel Jubaland. La crisi elettorale in corso da un anno è unaguerratra l’idealismo di Farmajo e il realismo del Puntland.

Ora che l’Esercito e la Polizia a Mogadiscio sono stati divisi lungo le linee dei clan, sembra che il Puntland e il Jubaland stiano dicendo a Farmajo: “guarda, non esiste uno Stato funzionante a Mogadiscio, al diavolo la tua centralizzazione”.

Tuttavia, da un punto di vista sociologico, la Somalia ha problemi strutturali che ostacolano i suoi processi di costruzione dello Stato. La realtà che Farmajo deve affrontare non scomparirà quando lascerà l’incarico, il che potrebbe accadere molto presto.

La più grande sfida strutturale è il sistema di governo federale in Somalia. Il problema non è se il sistema federale sia la soluzione definitiva, ma come implementarlo». La risposta spetta alle élite politiche somale. Il rischio è il perdurare di un pericolo di secessioni, Stati federali canaglia e balcanizzazione.

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