venerdì, Ottobre 22

Somalia, bambini soldato nella missione di pace ONU field_506ffb1d3dbe2

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Goma – Dal 2013 l’operato delle Nazioni Unite è soggetto ad una doverosa quanto tardiva attenzione dell’opinione pubblica internazionale tesa ad evidenziare i numerosi sprechi economici e scandali di questo ente internazionale considerato non piú adatto a gestire l’attuale complessa situazione che vede la nascita di varie potenze mondiali. Sotto accusa sono i settori umanitario e missioni di pace operanti in Africa. Diversi scandali sono stati registrati in un ritmo crescente dal 2013. I più noti: il reality show Mission realizzato da Rai1, UNHCR, Intersos, l’intercettamento di armi probabilmente destinate ai ribelli in Sud Sudan trasportate in convogli umanitari, la  complicità della missione di pace in Congo con il gruppo terroristico ruandese FDLR, l’epidemia di colera e l’aumento sproporzionato di decessi dovuti a malnutrizione severa nei campi profughi in Sud Sudan, l’asservimento alle politiche francesi e l’incapacità di fermare la pulizia etnica contro la comunità musulmana nella Repubblica Centro Africana, la presenza di milizie genocidarie Imbonerakure nel contingente di pace burundese in Somalia e in Centroafrica.

Questi gravi atti che sconfinano tra dolo, negligenza e agende politiche sotterranee inconciliabili con il rispetto al ruolo di neutralità, si sono drammaticamente ripetuti in meno di due anni, arrivando  ad attirare attenzione e severe critiche da parte di altre autorevoli istituzioni internazionali, come la Ong americana Human Righst Watch che il 2 luglio scorso ha accusato la missione di pace ONU in Congo di non essere intervenuta per evitare il massacro di Mutarule, nel Sud Kivu, avvenuto il 7 giugno, nonostante avesse ricevuto chiare informazioni quattro giorni prima della tragedia che ha scosso le coscienze della comunità internazionale. Un’accusa innegabile che ha costretto il Capo della MONUSCO Martin Kobler ad ammettere pubblicamente questa grave mancanza di protezione dei civili. Questa ondata di scandali concentrati sulle crisi africane più sensibili e distruttive sembra non essere terminata, sottolineando un serio problema che evidentemente risiede alla radice degli interventi umanitari e di pace delle Nazioni Unite. Anche l’UNESCO è stata coinvolta in un scandalo di protezione ambientale causa la ridefinizione dei confini del parco nazionale Selous Game Reserve, per permettere a due multinazionali, canadese e russa di estrarre l’uranio, nonostante che gli studi dimostrino chiaramente gli effetti collaterali: 60 milioni di tonnellate di scorie radioattive che si riverseranno nel parco nei prossimi dieci anni. L’ultimo, solo per ordine cronologico, scandalo riguarda l’impiego di bambini soldato all’interno della missione di pace AMISOM.

Si parla oltre 223 minori arruolati all’interno dell’esercito somalo e della missione di pace con svariati compiti: operazioni militari sul fronte, controllo ai posti di blocco, servizi di logistica e ristorazione. Un scandalo di estrema gravità in quanto famose sono le campagne delle varie agenzie umanitarie ONU come UNICEF per interrompere la disumana pratica dell’utilizzo di bambini nei conflitti. La denuncia proviene dall’interno delle stesse Nazioni Unite grazie al coraggioso rapporto redatto da Leila Zerrougui, il Rappresentante Speciale ONU per l’Infanzia e i Conflitti.  Secondo quanto scoperto da Zerrougui, 14 sono i casi comprovati di utilizzo di minori all’interno della missione di pace AMISOM con compiti operativi o di supporto logistico. Anche se le Nazioni Unite hanno specificato che questi gravi violazioni dei diritti umani sono state compiute da una missione di pace dell’Unione Africana e non dell’ONU, il Palazzo di Vetro a New York è consapevole delle sue pesanti responsabilità.

Il contingente militare AMISOM è sotto la responsabilità delle Nazioni Unite e finanziato da Stati Uniti e Unione Europea nel quadro della lotta contro il terrorismo internazionale. Se le truppe africane hanno arruolato 14 minori dal 2013 è evidente una mancanza di controlli da parte dei responsabili ONU presenti in Somalia. Per quanto riguarda Stati Uniti e Unione Europea si può arrivare a supporre una complicità tacita in quanto i reparti difensivi e offensivi dell’AMISOM sono accompagnati da una nutrita presenza di consiglieri e squadre speciali americane ed europee. Il Protocollo ONU del 2002, approvato da 156 Paesi, vieta il reclutamento di minori. La domanda che sorge è semplice. Perché questo arruolamento è continuato in Somalia per quasi due anni senza che le Nazioni Unite prendessero seri provvedimenti per interrompere questo barbarica usanza, prima del rapporto?

Di fronte alle evidenze prodotte da un alto funzionario all’interno del sistema, le Nazioni Unite si sono limitate ad affermare che diverse e regolari discussioni sul tema della protezione dell’infanzia sono state intraprese con lo Stato Maggiore dell’AMISOM (controllato dall’esercito ugandese) e con il governo somalo. Un tentativo da Ponzio Pilato che non regge dinnanzi alla realtà come valida giustificazione. Parliamoci chiaro, da che mondo è mondo, chi finanzia ha il diritto di decidere gli orientamenti. Nel caso specifico l’AMISOM è finanziata in ridicole percentuali dagli stati africani, compresi quelli che hanno direttamente offerto le truppe: Burundi, Gibuti, Kenya, Sierra Leone e Uganda. La dipendenza economica porta ad una dipendenza operativa. Le responsabilità sono ancora più evidenti per il governo somalo, anch’esso coperto  da vari scandali: dalla vendita di armi al nemico: i terroristi di Al-Shabaab allo scandalo finanziario dalle dimensioni internazionali concentrato sul recupero delle finanze e dei beni immobiliari che il defunto presidente Siad Barre aveva capitalizzato durante il suo lungo periodo di dittatura prima dell’inizio della guerra civile nel 1991.

I casi registrati dall’inchiesta di Leila Zerrougui ammontano a 209 bambini arruolati dall’esercito regolare e dalle milizie ad esso collegate. A questo si devono aggiungere gli arresti arbitrari e le detenzioni senza processo di 1.009 bambini accusati di essere dei terroristi. Tra essi 11 ragazze di età tra i 12 e i 16 anni sono state anche violentate nelle prigioni di stato. Per completare questa carrellata degli orrori 237 bambini sono stati uccisi durante i combattimenti, sospettati di appartenere ad Al-Shabaab. Le regole di ingaggio internazionali prevedono l’uccisione del bambino soldato durante i combattimenti solo se rappresenta una minaccia diretta impossibile da fermare. Nella maggioranza dei casi, questi bambini soldato vengono feriti non gravemente per permettere la loro cattura e il successivo affidamento a centri specializzati per il loro recupero psicologico e reinserimento socio economico. Legalmente ogni bambino soldato non è ritenuto responsabile di crimini di guerra anche se da lui personalmente commessi in quanto condizionato e plagiato dagli adulti evidentemente privi non solo di scrupoli ma di umanità.

Spesso questi minori agiscono sotto l’effetto di potenti droghe allucinogene durante i combattimenti. Anche Al-Shabaab fa la sua parte, con 908 minori arruolati per operazioni di offesa e difesa. Al gruppo terroristico sono anche imputati 47 omicidi a sangue freddo di minori, tutti civili.  Come nel caso del Sud Sudan nemmeno i bambini ospitati nei campi profughi gestiti da UNCHR sono stati risparmiati. Nel 2013 sono stati registrati 21 stupri collettivi di bambine in 19 separati casi tutti avvenuti all’interno dei campi su responsabilità delle Nazioni Unite. Una denuncia che ha costretto gli stessi responsabili ONU ad ammettere la gravità intrinseca. «Gli stupri subiti da minori rappresentano una seria preoccupazione in quanto i campi profughi dove sono avvenuti questi crimini sono supposti di essere dei paradisi di sicurezza per gli sfollati», recita una breve nota ONU. Leila Zerrougui, pur svolgendo la preziosa opera di denuncia è dovuta scendere a compromessi con le sue gerarchie, concludendo il suo rapporto con l’assicurazione che le Nazioni Unite sono determinate a prevenire il reclutamento di minori in Somalia.  

Situazioni ancora più gravi vengono registrate all’est della Repubblica Democratica del Congo dove da 13 anni è presente la più costosa ed importante missione di pace ONU MONUSCO dal costo annuo di 1,07 miliardi di euro con un costo complessivo di 14 miliardi di euro in 13 anni. Nel solo 2013 duecentodieci minori sono stati arruolati nei vari conflitti all’est tra cui 127 bambine trasformate in schiave sessuali. 209 i stupri collettivi denunciati. Chi sono i maggiori responsabili? L’esercito regolare congolese FARDC e le milizie di auto difesa congolesi denominate Mai Mai. Il primo è il partner istituzionale della MONUSCO e le seconde partner non ufficializzati ma largamente utilizzanti durante il recente conflitto contro il M23. Come nel caso della Somalia anche in Congo la presunta opera di sensibilizzazione delle forze armate attuata dalle agenzie ONU e dalla missione di pace non sembra aver prodotto risultati concreti alimentando il sospetto che i vari convegni, corsi di formazione, e campagne tematiche servano da eventuale alibi in caso di scandali che coinvolgono questo ente internazionale. I media regionali non sono a conoscenza di richieste ONU di azioni legali contro gli autori di questi crimini sottoposte ai governi interessati.

Le Nazioni Unite hanno una lunga esperienza di questo barbarico fenomeno che hanno potuto osservare in vari paesi africani da almeno vent’anni. Angola, Burundi, Congo-Brazzaville, Congo-Kinshasa, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Liberia, Mali, Repubblica Centroafricana, Rwanda, Sierra Leone, Uganda per citare i casi più eclatanti. Nonostante questa esperienza acquisita direttamente sul terreno, che avrebbe dovuto rafforzare le capacità di prevenire questo odioso crimine, nel 2014 le Nazioni Unite si trovano a confrontarsi con la realtà dettata dal conflitto sud sudanese dove oltre 3.500 bambini sono utilizzati nei combattimenti da entrambe le fazioni in lotta, centinaia dei quali hanno trovato orribili morti sui campi di battaglia. È doveroso notare che questo crimine commesso dalle forze ribelli di Riek Machar è difficile da bloccare. Possibile invece quello commesso da parte delle forze governative (SPAL, esercito sud sudanese) che è il partner istituzionale della missione di pace ONU UNMISS.

Quali le misure adottate per impedire al governo di Juba di utilizzare i minori nel conflitto? Una domanda in lunga attesa di risposta. Notare che l’arruolamento di minori per operazioni militari o di supporto è considerato un crimine contro l’umanità ma, inspiegabilmente le Nazioni Unite o le potenze occidentali non hanno mai proposto sanzioni ai principali paesi che ne fanno apertamente largo uso… Come reagiscono le Nazioni Unite dinnanzi a questi scandali? Con una tattica di “contenimento”. Un misto di silenzio stampa imposto ai media e minacce di denuncia per le redazioni e giornalisti che non accettano questa complicità, come avvenuto nel caso di African Voices, che nel dicembre 2013 fu costretta a ritirare dal suo sito web il filmato in anteprima della trasmissione Mission. L’ultima censura in ordine di tempo è stata subita dal settimanale finanziario ….. costretto a ritirare un articolo di denuncia sulle deplorevoli ed innegabili condizioni di vita che le Nazioni Unite riservano ai rifugiati.

Purtroppo, oltre a questa politica di “contenimento”, le Nazioni Unite sembrano non intenzionate ad andare, a scapito della loro ormai residua credibilità sulla scena internazionale. Al costato di queste  gravi mancanze sorgono dubbi morali nell’effettuare donazioni alle agenzie umanitarie ONU in difesa dei bambini. Episodi e numeri alla mano sembrano indicare che i bambini sono in estremo e costante pericolo nelle zone di conflitto anche se ospitati in campi profughi delle Nazioni Unite.

 

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