domenica, Maggio 9

Somalia: AMISOM rilancia la lotta contro Al-Shabaab

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Dal 2014 AMISOM ha registrato un netto calo della sua capacità militare dovuto da vari fattori. L’esercito ugandese si dimostra stanco di sostenere il peso della guerra, i soldati professionisti che formavano il contingente burundese sono stati progressivamente sostituiti da militanti e genoncidari del partito al potere in Burundi: il CNDD-FDD. La guerra civile in atto in Burundi dal maggio 2015 ha diminuito l’impegno dei soldati burundesi in Somalia. A questo si deve aggiungere che non sono pagati. I soldi dei stipendi regolarmente versati dalle Nazioni Unite vengono spesi dal regime FDLR-CNDD per compare armi con l’obiettivo di contrastare l’opposizione armata sorta nel paese. L’intervento del contingente keniota in Somalia, nel ottobre 2011 ha creato seri contrasti all’interno della AMISOM a causa della agenda segreta del governo di Nairobi. Il suo intervento è stato dettato dalla necessità di creare uno stato indipendente nelle regioni somale confinanti con il Kenya e per assicurarsi i giacimenti petroliferi presenti nelle acque territoriali nel sud della Somalia. Progetto finanziato dalle multinazionali petrolifere ENI  e TOTAL secondo le accuse formulate dal governo somalo nel agosto 2012. Questi obiettivi occulti hanno creato frizioni tra Uganda e Kenya e forti contrasti con il governo somalo che a più riprese ha chiesto il ritiro delle truppe keniote ed ha preso misure militari per proteggere i giacimenti petroliferi offshore non ancora sfruttati. L’ondata di attacchi terroristici di Al-Shabaab in Kenya ha spinto l’opinione pubblica interna ad opporsi alla avventura somala del presidente Uhuru Kenyatta. La maggioranza della popolazione keniota esige il ritiro delle truppe dalla Somalia.

La diminuzione della capacità offensiva delle truppe africane ha avvantaggiato i terroristi di Al-Shabaab che sono riusciti a mantenere i territori ancora controllati (circa il 40% del Paese) e ad attuare una tattica di terrore in tutto il Paese con l’obiettivo di impedire al governo la ricostruzione post bellica e il controllo amministrativo sulla Somalia. Una tattica riconfermata dalla ondata di attentati che ha colpito il Paese in questi ultimi giorni. L’attentato di Baidoa, effettuato in una area densamente popolata, ha causato la morte di 30 persone e 61 feriti. Un bilancio provvisori destinato ad aumentare causa i decessi dei feriti gravi. L’attentato di Baidoa è stato preceduto dall’attacco alla capitale Mogadiscio dove un commando terroristico ha ucciso 14 persone e ferito alter 18 presso un hotel in pieno centro della capitale.

L’ondata di attacchi terroristici di Al-Shabaab è una manifestazioni di forza decisa in concomitanza con il summit speciale del AMISOM tenutosi sabato 27 febbraio a Djibouti. Al summit erano presenti i presidenti della Somalia, Kenya, Djibouti, il Primo Ministro della Etiopia e i Ministri della difesa di Burundi, Nigeria e Uganda. Il summit si è concluso con la determinazione degli Stati membri della AMISOM di rilanciare le attività militari tramite una serie di offensive tese a liberare i territori ancora occupati dai terroristi e sconfiggere definitivamente Al-Shabaab. Una necessità che diventa di massima urgenza considerando le infiltrazioni del ISIL-DAESH iniziate nel 2015. Il tentativo di DAESH è quello di sottrarre Al-Shabaab dalla sfera di influenza di Al-Qaeda. Un video pubblicato il 27 dicembre 2015 da un gruppo dissidente pro DAESH all’interno di Al-Shabaab conferma i sospetti. La polizia segreta del gruppo terroristico somalo, denominata Amniyat ha attuato una violenta repressione sui miliziani pro DAESH impedendo che prendano il sopravento politico uccidendoli o  forzandoli a disertare per unirsi al ISIL come volontari sui fronti libico, yemenita e siriano. Si calcola che 100 miliziani sui 1400 che dispone attualmente Al-Shabaab si siano congiunti con ISIL-DAESH.

La risoluzione scaturita alla fine del summit AMISOM a Djibouti non è altro che una atto formale del rilancio delle offensive militari contro Al-Shabaab che sono operative dal 20 febbraio scorso quando l’aviazione militare keniota ha lanciato un raid areo su un campo di addestramento uccidendo 52 terroristi secondo le informazioni fornite dal Ministero della Difesa del Kenya. Secondo quanto dichiarato dal esercito keniota durante il raid è stato ucciso Mahad Mohammed Daratey, conosciuto con il nome di battaglia di Mahat Karatey, responsabile del reclutamento e addestramento su cui pende una taglia di 5 milioni di dollari spiccata dal Dipartimento di Stato Americano. L’uccisione di Mahat Karatey è stata smentita da Al-Shabaab. Anche i servizi segreti somali dubitano che il leader terrorista sia stato ucciso durante il raid aereo. Secondo fonti accreditate contattate dalla CNN la morte di Mahat Kartey sarebbe una falsa notizia diffusa dal governo keniota per fini di propaganda tesi a contro bilanciare la disfatta militare avvenuta nella base militare di El Adde il 15 gennaio scorso. Le forze di Al-Shabaab hanno attaccato e distrutto la base militare uccidente circa 200 soldati. Il peggior disastro militare nella storia del Kenya.

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