lunedì, Ottobre 18

Somalia: Al-Shabaab riprende l’iniziativa Al-Shabaab sembra intenzionata a colpire anche l’Uganda, dove a novembre arriverà Papa Francesco

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Kampala – Lo scorso aprile il Presidente ugandese Yoweri Museveni che è anche il Comandante Supremo del Forze Popolari Ugandesi di Difesa (UPDF) aveva scritto un trionfante articolo sul quotidiano di partito ‘New Visiondichiarando la sconfitta del gruppo terroristico somalo Al-Shabaab e affermando che i suoi militanti erano una massa di vigliacchi capaci solo di attaccare civili indifesi. La sconfitta di Al-Shabaab fu ribadita da Museveni il 1° giugno scorso, in occasione delle celebrazione del Madaraka Day,  anniversario dello statuto di semi indipendenza ottenuto il 1° giugno 1963 dalla Corona Britannica che precedette la dichiarazione di indipendenza avvenuta il 12 dicembre 1963.
Un trionfalismo prematuro, smentito questo mese da una offensiva militare del gruppo terroristico che ha inflitto pesanti perdite al contingente ugandese in Somalia. Martedì 1° settembre Al-Shabaab ha attacca una base militare del contingente africano della Unione Africana in Somalia (AMISOM) a Janale, nella regione del Lower Shabelle, distante 80 km dalla capitale Mogadiscio. L’attacco è stato preceduto da una autobomba lanciata contro le postazioni di difesa della base militare. Dopo la terribile deflagrazione i soldati ugandesi sono stati investiti da un’orda di miliziani comparsi dal nulla. Dopo una vana resistenza i soldati ugandesi sono stati costretti a ritirarsi. Ottanta il bilancio dei caduti ugandesi, alcuni di essi decapitati dopo la cattura. Sconosciuto il bilancio delle perdite subite da Al-Shabaab. La base militare è stata successivamente saccheggiata, e i terroristi si sono impossessati di un considerevole stock di armi e munizioni. Al saccheggio hanno partecipato anche civili che risiedono nella città. Al tentativo del Governo ugandese di minimizzare la sconfitta, affermando che l’attacco era stato respinto, Al-Shabaab mette in rete le foto dei cadaveri ugandesi. Le foto sono state considerate autentiche.
Il giorno successivo, il 2 settembre, Al-Shabaab ha lanciato una pesante offensiva terrestre riconquistando le città di El Saliindi (65 km da Mogadiscio), città ubicata nella strada che collega la capitale somala allo strategico porto di Barawe.
Il 4 settembre le truppe ugandesi hanno ricevuto l’ordine di abbandonare la città di Buqda. «La città di Buqda è nelle nostre mani senza combattere», ha affermato il portavoce di Al-Shabaab, lo Sceicco Abdiasis Abu Musab.
La ritirata delle truppe ugandesi sembra essere di natura strategica. Lo Stato Maggiore del AMISOM avrebbe deciso di concentrare le forze per impedire la caduta del porto di Barawe e proteggere la capitale. Divisioni corazzate e di fanteria etiope sono state richieste in rinforzo. Questo è quanto dichiara il colonnello dell’Esercito regolare somalo Ahmed Nur. Buqda era stata liberata dalle forze AMISOM solo un mese fa.
Il 6 settembre è caduta anche la città di Takfiris. Nello stesso giorno, un convoglio AMISOM è stato attaccato dai terroristi nella città di Marka. La decisione del Governo ugandese è stata quella di non dichiarare le vittime dei combattimenti, il che fa presagire un elevato numero di perdite.
Al-Shabaab sembra intenzionata anche a colpire duramente in suolo ugandese, sul quale arriverà Papa Francesco il prossimo 27 novembre e vi resterà fino al 29, ma, a differenza della Somalia, il UPDF, la Polizia e i Black Mamba (forze speciali anti terrorismo definite anche i ‘taglia-gole di Museveni’) dimostrano di avere il controllo del Paese e di essere in grado di impedire attentati terroristici. Nel più assoluto silenzio e discrezione, Esercito e squadre speciali  la scorsa settimana hanno smantellato cellule  di Al-Shabaab che si stavano preparando a lanciare un’ondata di attacchi terroristici in Uganda.
L’offensiva di Al-Shabaab e i successi riportati rimangono inspiegabili. Il gruppo terroristico risultava demoralizzato e indebolito dopo le esecuizioni extra giudiziarie attuate dai droni americani tra il settembre 2014 e il marzo 2015, che portarono alla morte del leader di Al Shabaab, Ahmed Abdi Godane, e a quella di Adan Garar, il capo dei servizi di Intelligence del gruppo terroristico responsabile del coordinamento degli attentati in Kenya. La perdita di due figure chiavi nel comando di Al-Shabaab e la conquista di varie città da parte dell’Esercito ugandese aveva creato una ondata di ottimismo. La dichiarazione di Museveni di aver sconfitto Al-Shabaab era stata condivisa dal Pentagono. Si pensa che il gruppo terroristico somalo abbia ricevuto rinforzi da jahidisti stranieri provenienti dalla Yemen e dalla Siria, offerti dal ISIS/DAESH. Nessuna notizia certa è circolata sulla nuova direzione di Al-Shabaab, anche se voci non ancora confermate parlano di una appropriazione della guida del gruppo terroristico somalo da parte di comandanti del ISIS.

 

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