mercoledì, Dicembre 1

Solesin e Isis: funerali e polemiche Politica: il punto

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La Turchia abbatte un caccia russo al confine con la Siria rischiando di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale e, naturalmente, anche la piccola politica italiana viene investita dall’emergenza. «La Turchia ha abbattuto un caccia russo ai confini con la Siria. Questi sono matti!!!», prende subito posizione su Facebook Matteo Salvini, che sulla cosiddetta ‘guerra al terrorismo’ sembra avere le idee chiare perché, continua il leader leghista, «invece di aiutare Putin, l’unico che sta combattendo davvero contro i tagliagole dell’Isis, gli ‘alleati’ gli abbattono gli aerei». L’altro Matteo attacca pure l’originale, Renzi, che, dice, «per vigliaccheria tace». E conclude il suo post con un ossimoro grande come una casa: «Io voglio la Pace, io sto con Putin».

Dai venti di guerra, alle lacrime del lutto. Commozione, più o meno autentica ai funerali di Valeria Solesin, una delle vittime delle stragi di Parigi. Già detto degli ‘alti papaveri’ di Stato, apparsi muti e compiti. Silvia Benedetti del M5S, ricordando l’impegno pacifista di Valeria, ha dichiarato che «non c’è spazio per i sentimenti dell’odio, della vendetta, della paura che alimentano solo violenza in un meccanismo senza fine e senza senso». Appello accolto al volo, si fa per dire, dal deputato leghista Nicola Molteni che, con un’interrogazione al ministro dell’Interno Angelino Alfano, chiede «l’immediata chiusura della moschea di via Domenico Pino a Como». Intanto, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti dice no alla chiusura delle moschee italiane chiesta a gran voce dalla Lega.

«Il Partito Democratico deve fare una riflessione ordinata sulla materia che riguarda le primarie», commenta oggi il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, «sul modo attraverso il quale si selezionano le candidature. Questo credo che varrà per Bassolino, come vale per qualsiasi altro candidato potenziale del Partito Democratico». Poletti non cita la proposta, fuggita ieri dal sen dei vicesegretari Dem Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, di cambiare in corsa le regole delle primarie impedendo la candidatura a chi, come guarda caso il ‘vecchio’ Bassolino, non accetta la rottamazione renziana e pretende, anzi, di guadagnarsi uno spazio autonomo all’interno del partito della Nazione. Non si discosta dal diktat del segretario-premier nemmeno il diversamente renziano Enrico Rossi. «Bene ha fatto Renzi a rinviare tutto di due mesi, lasciando un periodo di riflessione per poi ricominciare, possibilmente e sperabilmente su una base nuova», fa sapere il governatore della Toscana convertito sulla via di Rignano per il quale «avere rinunciato ad un partito organizzato ed avere fatto delle primarie addirittura l’elemento fondativo del Pd porta precisamente a questo: il partito diventa un contenitore, un autobus da prendere per candidarsi a qualche incarico istituzionale che poi ovviamente il vincitore vivrà nella più completa solitudine così come in sostanziale solitudine si era proposto». Parole dure che staranno facendo fischiare le orecchie all’ex sindaco di Napoli, ma anche all’attuale governatore campano, quel Vincenzo De Luca che tante tribolazioni sta regalando al giovane Matteo. L’ex piddino Stefano Fassina, ora leader (sic!) di SI, definisce «imbarazzante» la situazione in cui sono andati a cacciarsi i suoi ex ‘compagni’.

 

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