domenica, Giugno 13

Sole sulle riforme, nubi sulla ripresa economica Approvato in Senato con voto di fiducia il Dl di riforma della PA

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Durante una breve passeggiata nelle vicinanza di Palazzo Chigi, il Premier Matteo Renzi è stato prodigo di dichiarazioni ai cronisti in margine ai temi caldi di questi giorni. «Ci vuole la capacità di fare le riforme e io sono ottimista che troveremo un accordo sulla legge elettorale e poi dobbiamo concentrarci sui problemi veri delle persone e lo stiamo facendo». «La politica sta facendo bene la sua parte» ha detto commentando il positivo andamento dei lavori del Senato sulla riforma costituzionale «e stiamo approvando la riforma del Senato, ma c’è ancora molto da fare. Bisogna avere il passo del maratoneta e non dello sprinter. Ma gli italiani ci chiedono di cambiare e noi cambieremo». Proprio la riforma dello del Senato incarna rappresenta un punto fondamentale, ha puntualizzato Renzi, perché «è l’inizio di un cambiamento storico: chi avrebbe pensato 20 giorni fa che ci sarebbe stato un Senato con più poteri alle Regioni e una politica meno costosa e meno persone che fanno politica. Questo è grazie all’impegno dei senatori, la politica sta facendo la sua parte».

Sia pure rimanendo sul vago, il Presidente del Consiglio si è soffermato anche sulle stime di crescita dell’economia italiana, sottolineando che «Alcuni dati sono positivi e altri sono negativi, entrambi vanno letti. La situazione è inferiore alle nostre aspettative ma si va nella direzione giusta. Come questa estate: un po’ in ritardo, ma arriva». Poi, alla domanda sulla veridicità dei rumors relativi a una frizione tra lui e il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, Renzi ha risposto seccamente: «Dai facciamo domande serie...». Nel pomeriggio si è svolto «in un ottimo clima tra i due» un lungo incontro tra il Presidente del Consiglio e il Ministro Padoan per definire le priorità economiche, in particolare per predisporre la legge di stabilità e sviluppo.

In mattina il Premier ha incontrato a Palazzo Chigi il Ministro dell’Interno Angelino Alfano per per un confronto su legge elettorale e modifiche all’Italicum, temi che saranno al centro del colloquio previsto nei prossimi giorni tra Renzi e Silvio Berlusconi.

 

Il Senato ha approvato con un voto di fiducia il DL di riforma della Pubblica Amministrazione: 160 i sì, 106 i no sono 160, contro 106 no. Essendo stato modificato nel suo passaggio a Palazzo Madama, ora il testo tornerà all’esame di Montecitorio. Durante il suo intervento in Aula, il Ministro della PMarianna Madiaha dichiarato che «Con questo provvedimento iniziamo un percorso di rinnovamento, iniziamo a invertire una tendenza, a ridare speranze a generazioni che, per molto tempo, sono state tradite. Non si sono create le condizioni per un intervento sui quota 96. Ieri il presidente del Consiglio ha detto che entro agosto ci sarà un intervento strutturale sulla Scuola, all’interno del quale si affronterà il tema delle entrate degli insegnanti nella Scuola, delle precarietà e del rinnovamento». «Il DL è solo il primo tassello»ha precisato Madia «il cuore vero della riforma della PA, il ribaltamento vero nel rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione è il disegno di legge delega, calendarizzato qui in Senato».

Come previsto dalla conferenza dei capigruppo, nel pomeriggio l’Aula di Palazzo Madama ha ripreso l’esame del DDL riforme, che dovrebbe ricevere il via libera già giovedì prossimo; stando alle indiscrezioni trapelate, è assai probabile che il premier Renzi sarà presente in Aula per l’occasione.

Intanto la Lega Nord ha deciso di porre fine al suoAventinoe di partecipare all’esame del DDL di riforma: «Siamo rientrati per senso di responsabilità» ha detto il capogruppo Gian Marco Centinaio «da oggi si discute di Titolo V e quindi di federalismo e noi, in quest’ambito, porteremo avanti le nostre proposte. In Aula a questo punto ci aspettiamo che si faccia vedere anche il premier». Nonostante l’appello rivolto da SEL a tutte le opposizione per contrastare in Aula l’approvazione della riforma, continua a tenersi fuori dalla discussione degli emendamenti al DDL il M5S: come ha confermato il capogruppo Vito Petrocelli, «non è avvenuto nulla di nuovo, non cambiamo idea».

 

Sono stati presentati oggi i dati poco incoraggianti presentati dall’Indicatore dei Consumi Confcommercio: nel mese di giugno si è registrata una crescita dello 0,1% sul mese di maggio e dello 0,4% rispetto allo stesso mese del 2013. Il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha commentato le cifre dicendo che «Il bonus di 80 euro, anche se ha mosso qualcosa, non è certo riuscito a provocare uno shock sui consumi e a stabilizzare la fiducia, sconfiggendo l’incertezza». «Purtroppo» ha aggiunto il presidente di Confcommercio «il 2014 sarà ancora un anno di transizione e che, se continua così, rischia di compromettere le prospettive di crescita del 2015»; la riduzione del cuneo fiscale disposta dal Governo Renzi rappresenta senza dubbio «una misura che va nella giusta direzione anche se ha ingiustamente escluso i lavoratori indipendenti, ma per ricostituire il reddito delle famiglie, tornato ai livelli di quasi 30 anni fa, bisogna fare molto di più». Non molto differente la lettura dei dati ICC da parte del presidente del Codacons, Carlo Rienzi: «Chi ha sperato in una ripresa dei consumi legata al bonus da 80 euro, ha ricevuto una grande delusione. Questo perché le famiglie preferiscono utilizzare i soldi in busta paga per pagare bollette, rate e debiti vari, continuando a tagliare le spese non indispensabili».

Alle dichiarazioni dei presidenti di Confcommercio e Codacons ha replicato prontamente il Premier Renzi: «Per chi dice che gli 80 euro non servono a niente, io penso che 11 milioni di italiani la pensano in modo diverso. Non siamo ancora fuori dalle difficoltà, c’è ancora molto da fare, ma lo faremo con ancor più decisione».

 

La CGIL ha depositato un ricorso alla Commissione Europea contro la riforma del lavoro del Governo. Uno dei punti essenziali della denuncia risiede nel fatto che la legge 78 elimina l’obbligo di indicare una causale nei contratti a termine, favorendo in tal modo l’incremento indiscriminato dei contratti a tempo determinato a scapito di quelli a tempo indeterminato, «in netto contrasto con la disciplina europea che, al contrario, sottolinea l’importanza della ‘…stabilità dell’occupazione come elemento portante della tutela dei lavoratori’». Negli ultimi anni, infatti, alcune sentenze della Corte di Giustizia europea hanno condannato provvedimenti legislativi nazionali che liberalizzavano contratti a termine acausali. Obiettivo dichiarato della denuncia è «cambiare norme che stanno penalizzando fortemente i giovani e i soggetti più deboli rendendo più vulnerabili socialmente ed economicamente generazioni di lavoratori». «La filosofia di Europa 2020 relativa alla strategia per l’occupazione» scrive la CGIL nel ricorso «si basa su due concetti: migliorare la qualità degli impieghi garantendo migliori condizioni di lavoro, garantire che la flessibilità sia accompagnata da maggiore sicurezza»; concetti che risultano «totalmente assenti nella riforma del lavoro e sui quali chiediamo al governo di porre riparo cancellando quelle tipologie contrattuali fonte di abusi nel nostro ordinamento e riportando i contratti a termine a un uso funzionale con peculiari esigenze dell’impresa che ne giustificano l’utilizzo».

 

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