martedì, Luglio 27

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 Martin Schulz

 

Su ogni Tg, passa in maniera ossessiva l’immagine del Presidente del Consiglio incaricato e le sue parole  -‘facce sognà!!!‘- che tracciano il suo modus agendi al timone dell’Italia: «Farò una riforma al mese».
Tanto, all’inferno ci andrò egualmente, per tutte le malizie che mi vengono in mente, molte delle quali manco ve le dico, tanto sono impertinenti.

Per cui, in un atto di pubblica confessione, una specie di outing, vi confiderò che è dal momento in cui per la prima volta ho ascoltato questa dichiarazione che nella mente mi frulla un motivetto celebre ai tempi della mia mamma, ma di cui è rimasta memoria per quanto divenne un Inno dell’italiano medio.

Correva l’anno 1939; l’Italia era alla canna del gas perché l’autarchia ed il blocco continentale l’avevano non poco emarginata, tarpando le ali alla nostra economia.
Un alessandrino, Gilberto Mazzi, divenne tot’an bot famosissimo per aver lanciato una canzoncina che comunicava la somma speranza dell’allora ceto medio: ‘Se potessi avere mille lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità…’.

Gl’italiani d’oggidì, al neo quasi Premier, potrebbero adattare il ritornello di cui sopra: «Se potessi avere una riforma al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità». Poi, per completare, ricorriamo a Raffaella Carrà e tutti in coro cantiamo: «Com’è bello far riforme da Trieste in giù, com’è bello far riforme, io son pronta e tu? L’importante è farlo sempre con chi hai voglia tu… E se ti lascia lo sai che si fa: trovi un altro più bello, che problemi non ha».

Il titolo di quest’Ode per Matteo è altrettanto emblematicoTanti auguri’ nel senso che, per fare quello che si è vantato di voler fare ha bisogno di tutti i nostri auguri.

Ammetto, però, che quella sua frase: «Niente scorta, mi protegge la gente» mi sembra particolarmente in sintonia col sentire degli italiani, che la gente è stufa marcia di sottrarre risorse umane alla tutela della sicurezza pubblica per proteggere un po’ di personaggi che lo considerano soltanto uno status symbol, sia pure comprende che questo particolare servizio consenta di guadagnare in maniera un po’ più decente i body guard pubblici, altrimenti  trattati retributivamente parlando, in maniera vergognosa.

Altro particolare, questo, da sottoporre alla prova dei fatti. Ce la ricorderemo quest’affermazione e se, in futuro, lo pizzicheremo con un paio di angeli custodi… glielo rinfacceremo fino all’eternità. Da un po’ di tempo si sta dimostrando sempre più fondata la frase di un blogger, Andrea Puccio: «Certa gente confonde la libertà di parola con il diritto di sparare ca…te». Rimane sullo sfondo anche riguardo all’ultima sortita del sunnominato: ‘Farò 3 riforme 3…’; e a me, scusatemi, mi fa venire in mente il gioco delle tre carte: carta vince, carta perde

Come mai, vi chiederete voi, zompetti da una canzonetta all’altra, tutte rigorosamente vintage? A parte il fatto che un po’ vintage lo sono anch’io, il fatto è che siamo ufficialmente in periodo festivaliero e si respirano mescolati ossigeno e sette note. Persino io, che sono rimasta a Mina e Lucio Battisti, allungo l’orecchio perché, quando si scrive di satira, tutto può tornare utile…

Intanto, lasciando accapigliarsi Ugo Cappellacci e la scrittrice Michela Murgia, quatto quatto il PD si è Pigliaru la Sardegna. Un segnale, una campana hemingwayana per il mio porte bonheur Innominato; se la ciambella non gli è riuscita col buco per quel che concerne il Governatorato (il presidente delle Regioni si ha la tendenza americaneggiante a chiamarlo Governatore, no?), l’intera Regione non è che ci faccia una gran bella figura contando su solo 3 donne su 60 consiglieri: siamo al 5% che neanche nei Paesi più arretrati.

In contemporanea, ad esempio, è stato annunciato che in Arabia Saudita, la ‘Saudi Gazzette‘ sarà per la prima volta diretta da una donna, Sumayya Jabarti.

Non pensiamo, però, di stare meglio qui in Italia: a parte noi de’ ‘L’Indro‘, on line, in cartaceo mi pare che ci sia un’unica donna a capo di un quotidiano, Lucia Serino, direttora da un anno de’ ‘Il Quotidiano di Basilicata‘.

L’Agro Nocerino-Sarnese è sempre prodigo di talenti (e con ciò mi sgamo, giacché, esaltando lei, mi sono anche subliminalmente autocelebrata).

E ora, eccovi un’appendice seria, perché non sempre io me ne sto a fare la ‘culo di pietra’ (non scandalizzatevi, è un ruolo specifico e fondamentale nel mondo della stampa: ce ne fossero di più! Invece tutti vogliono fare le star e gli inviati speciali…) dietro il computer.

Ieri ho rappresentato L’Indro‘ in un evento molto prestigioso, la presentazione in Campidoglio, nella Sala degli Orazi e Curiazi ai Musei Capitolini, del libro di Martin Schulz, candidato alla Presidenza europea e attuale Presidente del Parlamento Europeo. S’intitola ‘Il Gigante incatenato’ (Fazi editore) e, naturalmente, questa metafora è la sintesi del pensiero di Schulz riguardo il destino della Ue.

Il suo destino, invece, dicunt che sarebbe stato forgiato dalla scena da osteria che gli fece il mio Innominato… Insomma, prima era un peone del Parlamento europeo o poco più; se ne abbiamo saputo qualcosa in più, abbandonando l’idea che fosse l’erede della fabbrica di shampoo Camomilla Schulz è giusto grazie a quella infelice uscita del nostro moderno Francesco Bernardino Visconti (sembra che Manzoni si fosse ispirato a lui nel creare l’Innominato).

In quella stessa sala che fece da sfondo alla firma del Trattato di Roma, istitutivo della prima Comunità Economica Europea, il 25 marzo 1957, ieri mattina, alla presenza del Presidente della Repubblica e con la partecipazione del Ministro Enzo Moavero Milanesi, del viceministro Marta Dassù e del Sindaco di Roma, Ignazio Marino, coordinati dal direttore di Repubblica, Ezio Mauro ha avuto luogo un convegno intitolaro ‘Tra rinnovamento e ripresa: quo vadis Europa’, essendo Roma il luogo perfetto per parlare… di Quo vadis e di Europa.

Al di là delle riflessioni melense che si fanno a tutte le presentazioni di libri, incentrate sull’omaggio acritico e carezzevole all’Autore, il vero clou dei discorsi è stato nel giudizio che Schulz ha dato di Enrico Letta e di Renzi. Sul secondo ha disinvoltamente tolto le castagne dal fuoco dicendo che non era corretto che il Presidente del Parlamento europeo, quale è lui, intervenisse su questioni di politica interna italiana.

Per Letta, invece, avendone potuto apprezzare l’azione sul versante comunitario quale Presidente del Consiglio nei suoi 300 giorni  -ma non dimentichiamo che Enrico è stato anche Ministro per le Politiche Comunitarie nel Governo d’Alema (durato, fra il ’98 ed il ’99, quattro mesi più del suo)-  Schulz è stato prodigo di lodi. «Letta al Consiglio europeo ha svolto un ruolo eccezionale per cui voglio ringraziarlo personalmente. Letta ha portato l’Italia fuori dalla procedura di deficit eccessivo e per questo ora sarà possibile per il vostro Paese investire di nuovo. Voglio rendere omaggio al suo operato in Europa».

Messaggio subliminale a Renzi?

 

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