domenica, Novembre 28

Società partecipate: a quando una Commissione d'inchiesta?

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Tuttavia c’è un altro problema che andrebbe risolto: quello sulle società esterne che gestiscono gli appalti proprio sui servizi pubblici essenziali (acqua, luce, energia, trasporti, servizi sanitari).

«A seguito di una lunga sperimentazione, si è compreso che l’esternalizzazione dei servizi essenziali quali ad es. trasporti, gestione dei rifiuti, gestione dei servizi idrici, non ha fatto altro che alimentare una gestione clientelare, facilmente corruttibile, bypassando le regolari procedure concorsuali e meritocratiche, con aggravio dei costi a carico delle amministrazioni pubbliche e quindi dello Stato, con un evidente peggioramento dei servizi», continua Bertorotta .

Inoltre, in Italia, esiste una discrepanza tra quanto prevede la dottrina legislativa e quanto accade nel concreto, a proposito della distinzione tra società partecipate di primo, secondo e terzo livello.

«Premetto che la dottrina ha variamente distinto le società partecipate, allo scopo di consentire una separazione fra società che si occupano di servizi essenziali, quindi strategici e società che prestano servizi secondari. Dottrina che ha avanzato queste distinzioni sulla base anche della vigente normativa comunitaria. Sicuramente è sempre più evidente e necessario che tali società siano sottoposte ad una disciplina legislativa speciale che ne caratterizzi in senso pubblicistico la natura, imponendo il perseguimento di un determinato fine pubblico, la cui permanenza sia resa indisponibile alla volontà degli organi deliberativi. Tengo a precisare che con l’art. 13, D.L. n. 2006/226, convertito in legge 2006/248 meglio noto come art. 13 Bersani, dal nome del proponente, sono state introdotte una serie di limitazioni alle società c.d. strumentali. Infatti se prima le società strumentali potevano ricevere affidamenti diretti entro i tre limiti tradizionali dell’in house providing in seguito all’emanazione di tale provvedimento l‘ambito di operatività delle stesse è stato notevolmente ridimensionato. Sicuramente la speciale natura delle società pubbliche è stata argomentata anche per sostenere la permanenza del controllo della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria. Corte dei Conti che si esprime con il rendiconto finale, le cui osservazioni spesso restano lettera morta», conclude Bertorotta.

 

 

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