mercoledì, Agosto 4

Società partecipate: a quando una Commissione d'inchiesta?

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Tra gli obiettivi dichiarati nelle varie proposte presentate dal 2011 ad oggi, vi eera la creazione di una banca dati che raccolga tutte le informazioni, facendo finalmente chiarezza sulla distinzione tra società partecipate di primo, secondo e terzo livello, sulle relative soglie di stipendio, sulla concessione delle indennità e dei gettoni di presenza, e sulle eventuali distorsioni ed irregolarità nella distribuzione degli incarichi, degli impieghi e dei mandati elettivi. Obiettivo mai del tutto ottemperato.

La Riforma degli Enti locali promette di reagire a questo stato di confusione e incertezza, anche per quanto riguarda i bilanci delle società. Ad esempio, se hanno i conti in rosso o, per almeno tre anni consecutivi, non hanno reso trasparenti i loro bilanci, sono previsti provvedimenti che vanno dalla sospensione dell’attività fino alla cancellazione dell’ufficio del Registro per le imprese. Ci sarà, inoltre, un monitoraggio annuale che prevederà fusioni, accorpamenti e addirittura soppressioni.

Saranno coinvolte anche le 29 partecipate del Ministero, tra cui ENAV, Ferrovie dello Stato, Consip, Sogin e ANAS. E infine, è prevista una drastica riduzione degli stipendi dei top manager, la riduzione del 30% per gli stipendi degli amministratori locali inadempienti e la fine dell’assegnazione di ruoli dirigenziali a coloro che sono già in pensione. «La Commissione di inchiesta ha lo scopo di indagare, appunto, sui costi delle società partecipate, siano esse legate agli enti locali siano esse legate allo Stato più in generale. Ricordo che molte di esse sono a partecipazione pubblica dei Ministeri, quindi in quel caso la paventata Riforma non toccherebbe quei bilanci. Quando è stato depositato il ddl di cui sono prima firmataria, l’obiettivo che il Movimento si è prefissato é stato quello di avviare un’inchiesta così come l’autorità giudiziaria farebbe nel caso di ipotesi di reato (ad esempio truffa o corruzione, indebita percezione di somme di denaro o concussione), al fine  di scovare prima le irregolarità e poi di applicarne le consequenziali sanzioni. Sicuramente gli abusi nelle nomine o gli spropositati stipendi dei top manager sono stati l’input che hanno spinto la scrivente a presentare questo ddl, anche perché è inconcepibile pensare una Società come l’Atac che si occupa del trasporto locale a Roma che ha più dipendenti in ufficio (nominati magari su suggerimento del politico di turno) che autisti alla guida di autobus in giro per la Capitale», argomenta la Senatrice.

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