domenica, Novembre 28

Società partecipate: a quando una Commissione d'inchiesta?

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Ad oggi, però, queste buone intenzioni rimangono sulla carta, perché nei fatti non esiste ancora una commissione d’inchiesta che monitori la tracciabilità delle Società di Stato, i loro conti, i loro bilanci, la presenza di abusi o irregolarità ai vertici. «Il testo del ddl, comprensivo di relazione introduttiva ed articolato, è stato presentato al senato il 12 febbraio 2014. Ne è seguita l’assegnazione in sede referente alla commissione affari costituzionali. In data 2 dicembre 2015 è stato dato mandato al relatore Sen. Endrizzi, di iniziare l’esame. Il relatore ha riferito sul testo ed è stata avviata la discussione generale. Successivamente è stato fissato il termine per la scadenza della presentazione di eventuali emendamenti. Il modus operandi sarà deciso con un regolamento interno dei membri nominati in proporzione alla composizione delle forze politiche, che stabilirà la tipologia di dati da raccogliere, indi la ricognizione, avendo gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria», ribadisce la Senatrice pentastellata.

Nella proposta presentata da Pisicchio, nell’agosto 2013, invece, si faceva presente che la Commissione “avrebbe avuto la facoltà di acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti da segreto“.

Naturalmente, la Commissione avrebbe dovuto garantire la conservazione del segreto d’ufficio, almeno fino a quando la fase istruttoria delle indagini non sia conclusa. Questi dati sarebbero utili per avviare un’indagine interna alla commissione per valutare la condotta di una società esterna all’Ente pubblico e dei suoi dirigenti, svolgendo un lavoro parallelo ma non sostitutivo delle autorità competenti.

Niente di tutto questo si è ancora realizzato. E anche la proposta dei pentastellati rischia di arenarsi: «L’A.S. 1313 al momento non risulta essere in calendario poiché è volontà del Governo accelerare l’iter della riforma costituzionale facendo passare in secondo piano tutti gli altri provvedimenti. Faremo pressione per riprendere l’esame del nostro ddl al prossimo ufficio di presidenza», aggiunge Bertorotta.

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