lunedì, Settembre 27

Sochi, cresce l'allarme sicurezza field_506ffb1d3dbe2

0

Sochi sicurezza

Sede di una grande festa sportiva ma anche fortezza. Questo sarà Sochi dal 7 gennaio al 21 marzo 2014. Quarantamila poliziotti a garantire la sicurezza di popolazione civile, atleti e pubblico, sono già al lavoro nella città sede dei prossimi Giochi olimpici invernali. Controlli aerei e navali affidati invece a batterie di droni e radar. Senza trascurare ovviamente quanto accadrà in internet e al telefono. Nella regione di Krasnodar, alla quale Sochi appartiene, a fianco delle forze di sicurezza federali istituzionali, delle unità cosacche fresche di formazione saranno pronte a bloccare tutti gli ‘elementi sospetti’.

Le preoccupazioni di Mosca sono comprensibili e giustificabili. I prossimi Giochi olimpici invernali si svolgeranno in una zona del Paese, il Caucaso del nord, da sempre rovente nei rapporti tra centro e periferia federale. Difficoltà che per lungo tempo l’opinione pubblica internazionale ha identificato con la Cecenia. Oggi però Grozny anche se non è ancora completamente pacificata, non è più l’epicentro della rivolta armata fondamentalista e secessionista contro il Cremlino. La staffetta di quella che la comunità internazionale definisce situazione a ‘bassa intensità insurrezionale’ è passata nelle mani della Kabardino-Balkaria. Nel 2012 questo soggetto federale nord caucasico a 500 chilometri da Sochi occupava il quarto posto nella statistica della violenza regionale.

Ma non sono questi i numeri che preoccupano le autorità russe. Dal 1989 a Naltchik, la capitale della repubblica, la quota della popolazione russa è passata dal 32 all’attuale 20 percento del totale. In altre zone come in Daghestan e Inguscezia, le cifre parlano di presenza russa sempre più marginale. Con tutto quello che ciò significa sul piano dell’impoverimento culturale e professionale di territori indifesi di fronte al radicalismo oscurantista e religioso. I russi etnici temono l’incontro tra il salafismo dell’Islam radicale, e il suo braccio armato, il jiadhismo.

Il wahabbismo è infatti in costante crescita nel Caucaso del nord a maggioranza musulmana. Un fantasma risvegliato a luglio da Doku Umarow. L’ex leader della resistenza separatista cecena in un video indirizzato non solo verso i propri seguaci ma anche alle popolazioni musulmane delle repubbliche federali del Volga centrale di Tatarstan e Baschkortostan, si è espresso molto chiaramente. Secondo il fondamentalista, bisogna fare di tutto per destabilizzare la Russia e oscurare il prestigio di Vladimir Putin. Ogni mezzo è buono, ogni atto è permesso per mandare all’aria ‘la danza satanica sulle ossa degli antenati musulmani’ che si aprirà a breve a Sochi. Minacce da prendere sul serio in quanto l’uomo che nel 2007, contemporaneamente alla nomina della cittadina russa come sede dei Giochi olimpici invernali del 2014 da parte del Cio, si autoproclamava emiro di un fantomatico emirato caucasico, è il responsabile degli atti terroristici di Mosca del 2010 e 2011.Quando parla di “antenati”, Umarow si riferisce ai morti musulmani nelle guerre dell’ottocento zarista. Una razionalità questa che ha bisogno di qualche spiegazione.

Ramsan Abdulatipov, leader della repubblica del Daghestan si è una volta chiesto perché la Russia post sovietica insieme alle conclusioni di tanti conflitti militari, non si sia mai preoccupata di commemorare anche la fine, nel 1864, del conflitto nel Caucaso. La paradossale risposta, «quella guerra non è ancora finita», arrivata dallo stesso Abdulatipov, rende meglio di tante analisi la situazione nella terra dove a breve si apriranno i giochi olimpici 2014. Del resto quanto ad assurdità storiche anche il Cremlino ha detto la sua. Recentemente le manifestazioni ucraine pro Ue sono state infatti spiegate con la volontà svedese-polacca di prendersi la rivincita dalle sconfitte patite dalle due potenze dell’epoca contro la Russia di Pietro il Grande.

A Mosca nessuno crede che “l’emiro” comandi o organizzi davvero tutte le azioni violente compiute dagli islamisti nel Caucaso o in altri angoli della federazione. Molto probabilmente quelle che danno forma concreta all’empietà contenuta nelle farneticazioni di Umarow, sono cellule autonome di estremismo islamico. Nella fase attuale del resto sarebbe impossibile commettere atti terroristici a Sochi. Il vero timore sta in qualche attentato capace di colpire le zone meno protette del Paese più grande del mondo. Angoscia e terrore si rifletterebbero sui Giochi anche se la catastrofe avvenisse a grande distanza dai territori impegnati a garantire lo svolgimento pacifico delle Olimpiadi. In una strategia di questo tipo, l’attentato dello scorso ottobre a Volgograd nel quale sono rimaste uccise sette persone potrebbe rivelarsi un modello. Timori di questo tipo sommati alle speculazioni su armi tornate a disposizione dei fondamentalisti dopo un periodo in cui questi ne erano stati privi alimentano l’insicurezza generale.

In ottobre solo all’ultimo minuto sarebbe stato sventato un attacco che terroristi nordcaucasici intendevano portare a un deposito di armi chimiche nella zona di Kirov. Stesso scenario a novembre. In Tatarstan rudimentali missili erano pronti a colpire una fabbrica petrolchimica. Fonti online hanno parlato gli ordigni già disposti e pronti all’uso. Quanto di ciò sia fantasia e quanto invece realtà è difficile da capire. Alla fine del mese scorso è stato però il giornale più ufficiale del Cremlino, la ‘Rossiskaja Gazeta’, a riferire di una banda di 15 uomini sgominata dall’azione congiunta di polizia e servizi segreti federali. Gli estremisti, provenienti dalle repubbliche caucasiche di Cecenia, Daghestan e Inguscezia, dal soggetto federale della Kalmukia e dagli Stati dell’Asia centrale del Turkmenistan e Uzbekistan, tutti membri dell’organizzazione fondamentalista Al Takfir wal Hidschra, sarebbero stati bloccati armati fino ai denti. Pronti anche ad attacchi suicidi come dimostra la presenza di cinture imbottite di esplosivo nell’arenale a loro disposizione. Tutto il mondo si augura che una festa di sport come quella in programma a Sochi non venga sporcata da azioni violente. Altrettanto certo è che i giochi olimpici passeranno mentre il Caucaso del nord resterà una spina nel corpo vivo della Russia.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->