venerdì, Ottobre 22

Socci scomunica il Papa

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«Vogliono vedere sino a che punto può arrivare» viene spiegato nel film ‘Private Parts’ modellato sul conduttore radiofonico statunitense Howard Allan Stern per chiarire il successo della sua assoluta scorrettezza. Il nostro Howard Stern per orgogliosa elezione è in primo luogo Giuseppe Cruciani, che lo rivendica a tal punto da mettere quel passaggio audio come ricorrente apertura della sua quotidiana trasmissione radiofonica ‘La Zanzara’ su ‘Radio24’. Ma a Cruciani che si destreggia tra eccessi sessuali e passioni stercorarie fa da speculare contraltare l’altra faccia della rincorsa all’eccesso, il cattolicissimo per autodefinizione Antonio Socci. Totalmente privo di remore nella sua fissazione antifrancescana, nel senso di Jorge Mario Bergoglio-Papa Francesco, lui pure raggiunge ormai vette di delirio masturbatorio. E si vede che i preti non gli devono avere ben spiegato che se abusare della pratica potrebbe forse essere dannoso per la vista, certamente lo è per il pensiero quando ci si avviluppa unicamente al rapporto con se stessi.

Il Papa che vuole mettersi al posto di Dio’ titola il suo consueto intervento domenicale del 20 marzo 2016 sul quotidiano ‘Libero’. «Si fonderà una ‘nuova Chiesa’ basata sul verbo cattoprogressista di Bergoglio e di Walter Kasper, anziché sul Vangelo di Cristo?». Dopo un così delicato esordio si passa alla rilevazione degli intenti del perfido gesuita: «(…) se è evidente il proposito di Bergoglio di ribaltare la Chiesa Cattolica, è anche vero che lui sa di dover agire con astuzia e gradualità, in modo di non cadere nella fattispecie del ‘papa eretico’, che pure è previsto dal diritto canonico, con tutto ciò che ne conseguirebbe». Cioè, evidentemente, quanto già oggi nella teologia socciana è assodato: Papa Francesco è eretico. Prosegue titolando di ‘Apostasia’: «Ovviamente la dottrina della Chiesa dice l’opposto» e «La teoria morale di Bergoglio (…) non ha niente di cattolico ed è esplicitamente condannata dal Concilio di Trento (…)». Alé. Passando poi a trattare della ‘Vittoria di Kasper sulla Chiesa’, preconizza lo scontro finale: «Se uscirà un documento siffatto si aprono dunque scenari drammatici nella Chiesa» riferendosi all’imminente pubblicazione dell’Esortazione papale post Sinodo sulla famiglia.

La conclusione di questo ‘capitolo’ è affidata da Socci all’imperdibile opinione del Venerabile piemontese Pio Brunone Lanteri, vissuto tra diciottesimo e diciannovesimo secolo, che sosteneva «il Santo Padre (…) è vicario di Dio, ma non è Dio, né può distruggere l’opera di Dio» come evidentemente a parer di Socci sta oggi facendo. Lo stigma finale è poi mutuato dal Cardinale svizzero Charles Journet, defunto una quarantina di anni fa e quindi anche lui momentaneamente impossibilitato a dissociarsi: «Quanto all’assioma ‘dove è il papa lì è la Chiesa’, vale quando il papa si comporta come papa e capo della Chiesa; nel caso contrario né la Chiesa è in lui, né lui nella Chiesa». E così Bergoglio è sistemato, con l’annuncio della sua ormai pressoché certa dichiarazione di eresia da parte del Supremo Tribunale dell’Inquisizione composto e presieduto dal Socci medesimo. E queste sono solo alcune delle ricorrenti intemerate espressione della fissazione ossessiva di Socci per la denuncia del ‘traditore’ Bergoglio.

Questa ultima, ma certo non ultima, uscita viene infatti dopo averci già offerto sullo stesso quotidiano il 13 marzo precedente un sagace ‘Lutero in affitto’. Gustoso calembour, assai poco gustoso contenuto di cui offriamo qualche assaggio. «A tre anni dall’elezione di papa Bergoglio, sia i suoi sfegatati sostenitori, sia i suoi critici, sono d’accordo su un punto: egli rappresenta una rottura nella millenaria storia della Chiesa. Su questo c’è unanimità.(…) il Papa è servo della verità rivelata, non padrone. Non può mutarla o disporne a suo arbitrio, altrimenti decade dal papato. O sarebbe l’apostasia e la fine stessa della Chiesa Cattolica. È proprio in mezzo a questo vertiginoso guado – fra una rottura radicale, che pare continuamente vagheggiata, e la paura di compiere lo strappo ufficiale – che sembra trovarsi oggi il pontificato di Bergoglio». Tratteggiando anche «La sua ambiguità, da Giano bifronte (…)». E ancora. «Si è scelto di picconare gradualmente e quotidianamente l’edificio sacro, anziché abbatterlo di colpo. Tuttavia i danni sono già enormi. (…) Fra gli applausi dei nemici di Cristo (…). Così ora la situazione sembra precipitare ogni giorno di più». Un ‘delirio in progress’, ma col fascino di farti venire voglia di seguirlo proprio per vedere dove ancora possa arrivare. Giusto per cogliere fior da fiore in una produzione a tal proposito assidua il 27 settembre 2015 aveva già avanzato, sempre su ‘Libero’, il drammatico interrogativo ‘Per chi lavora il vescovo argentino?’. «(…)  papa Bergoglio è instancabile, un vero ciclone. Ma il suo travolgente viaggio americano ha fatto sorgere in alcuni cattolici una domanda: quali obiettivi persegue? Per chi lavora?  È improbabile che lavori per il Dio dei cattolici (…). Del resto chi finora ha cercato nei suoi discorsi americani il nome di Gesù Cristo l’ha trovato raramente e spesso in citazioni formali e marginali. Un ecclesiastico ironico sostiene che Bergoglio non lavora ‘a maggior gloria di Dio’, ma ‘a maggior gloria di io’». 

Così tra fuochi d’artificio vari e ricerca di ‘nuovi livelli’ prosegue l’escalation di Socci. I suoi ‘compari d’avversione’ nei confronti di Francesco seguono a ruota, ma un po’ in affanno a confronto di tale fuoriclasse. Aspettiamo però fiduciosi le prossime mosse dei sempre vivaci Giuliano Ferrara e Sandro Magister, che pure dell’opposizione al sacerdote venuto dai confini del mondo hanno fatto un elemento distintivo. Mentre sullo sfondo, minaccioso ed autorevole, si staglia il silenzio sul tema del più credibile di tutti. Vittorio Messori tace, di fatto, sull’argomento dall’esplosivo articolo ‘I dubbi sulla svolta di Papa Francesco’ nel ‘Corriere della Sera’ del 24 dicembre 2014. Astensione significativamente condita solo da due interventi su testate a diffusione di nicchia: ‘Una mattina nell’eremo del Papa emerito’ su ‘La nuova Bussola Quotidiana’ del 16 settembre 2015 e l’intervista titolata ‘Per Vittorio Messori ‘certe parole del Papa’ possono essere fraintese da persone non vicine alla Chiesa’ su ‘La Fede Quotidiana’ del 27 novembre 2015. Un silenzio che parla.

 

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