sabato, Maggio 8

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berl cav 

 

Vi siete mai imbattuti in un articolo con colonna sonora? Ebbene, questo lo è, col supporto musicale di una canzone accattivante, che ritrovo nei miei ricordi della più tenera infanzia, giacché la versione a cui mi riferisco è dei mitici Platters, nel 1958. Il titolo del brano è lo stesso dell’AMBRacadabra di questo week end -‘Smoke gets in your eyes‘-e fa venire in mente languidi guancia a guancia, quando un ballo un pochino stretti stretti era l’audacia più sconvolgente allora consentita ad una coppia non benedetta dal sacro vincolo del matrimonio.

La prendo proprio alla larga e aggiungo un altro tassello raccontandovi di una frase pronunciata in mia presenza l’altro ieri da un importantissimo giornalista, pluridirettore, austero come un santo di una chiesa romanica: “I giornali molto spesso non raccontano la verità“. Lapidario.
Un bell’epitaffio anche per lui, dopo oltre 40 anni di trincea. La sua constatazione, sconsolata e sincera, mi è ronzata nella mente per due giorni, finché mi è tornata buona per la costruzione di questo articolo che solo apparentemente riprende sentieri già battuti e, d’altronde, desidera far chiarezza su un equivoco in cui io stessa sono incorsa ieri, avvalorandolo.

Tutti, in coro, anche perché, francamente, ci tornava comodo, abbiamo starnazzato che l’Innominato non è più cavaliere del Lavoro. (Rivendico il copyright: voi lettori de’ ‘L’Indro‘ lo sapete che son mesi che uso quest’appellativo per indicare una certa persona e se ne arriva Massimo Gramellini, tomo tomo, cacchio cacchio, impadronendosene? Ho protestato con lui, urca se ho protestato, ma, come tutti i maschietti col complessino di superiorità genetico, mi ha risposto “Hai ragione” e ha pensato di avermi dato la libbra di carne!)

Dunque, ricapitoliamo: non c’è un giornale che non sia caduto nella stessa trappola; me compresa, mea culpa.

Ma i miei Colleghi impressionabili dalla suggestione del Cavaliere dimezzato non hanno un Consigliere giuridico e di cerimoniale come ce l’ho io, nella persona dell’amico dal nome a me caro.
Per cui a nessuno è saltato l’uzzolo di verificare se fosse fondato ciò che sosteneva, ovvero che la lettera di autosospensione dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro equivalesse ad un congelamento dal ruolo da parte del soggetto in questione. Ovvero alla sua temporanea decadenza dal cavalierato, impedendogli di fregiarsi del titolo.
E invece no… il Cavaliere sunnominato (anzi, Innominato) lo è ancora integralmente (dai tacchi al crine artificiale), in quanto, ed anche stavolta, come ieri, riporto le indicazioni del mio colto informatore, le cose stanno in un certo modo.

I media riportano che il Cav. non è più tale, essendosi autosospeso. E’ questa una balla grande come una casa. E grave è che i giornalisti di Repubblica (Filippo Ceccarelli e Conchita Sannino) alimentino la bufala“, dice il mio Consigliere.

 

Preliminare alla comprensione del tema è la distinzione tra:

1   quanto previsto dalla Legge 15 maggio 1986, n. 194:

Art. 13

1. Incorre nella perdita dell’onorificenza l’insignito che se ne renda indegno.
2. La proposta di revoca della onorificenza è comunicata all’interessato affinché, entro il termine di decadenza di giorni trenta, presenti per iscritto le difese da sottoporre alla valutazione del consiglio dell’Ordine, che esprime il proprio parere nei successivi sessanta giorni.
3. Sono vincolanti per il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato le richieste di revoca indirizzategli dai soggetti di cui all’articolo 5, comma 1, della presente legge.
4. Previo parere del consiglio dell’Ordine e su proposta motivata del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, la revoca è disposta con decreto del Presidente della Repubblica.

2)      quanto previsto dalla  Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, che è un’associazione di diritto privato la cui iscrizione non è necessaria per gli insigniti.

Detto ciò, la notizia diramata con grande enfasi dalle agenzie e dai media riguarda solo l’associazione privata, nonostante che l’autosospensione non sia contemplata dal suo Statuto. Diversamente, all’art. 40 si legge «… Il Cavaliere del Lavoro può decadere dalla qualità di associato per dimissioni, per revoca della nomina o per quanto previsto nell’art. 34. [giudizio dei probiviri]».

In buona sostanza, dal momento che nessun atto del genere è stato sancito, Berlusconi sta conservando lo status di socio.

Anzi il Presidente della Federazione Antonio D’Amato, in una intervista, afferma che «Siamo molto sereni sulla sospensione» (NdR #stateserenicavalieri), avallando quanto appena ho detto.
Non solo, dopo 8 mesi dalla condanna il procedimento di espulsione non è stato ufficializzato, ma in ‘zona Cesarini‘ la Federazione ha salvato il pregiudicato, concedendogli una sorta di uscita di sicurezza del tutto inesistente. E si fa credere agli italiani che si è provveduto a quanto da varie parti ripetutamente richiesto.

Balle in malafede e, quindi, deontologicamente condannabili per chi le scrive.

Concludo: il Cav. non sarà più tale solo quando Napolitano si deciderà a firmare il decreto di revoca. Il resto sono chiacchiere da bar dello sport.

 

Ora arriverà il solito Pipino  -ne conosco uno bravissimo in questo ruolo-  che m’incolperà d’accanimento e di maramaldeggiare. A parte il fatto che, anche ricercando qui su ‘L’Indro‘ i miei AMBRacadabra, dall’esordio in poi  -e abbiamo superato quota 800-, sovente ci si può imbattere in mie intemerate contro l’Innominato, dunque sono semplicemente coerente, si tratta soltanto di precisare le cose come stanno nella realtà, e non di assecondare la fantasia immaginifica dei Colleghi a cui faceva troppo comodo descrivere il cavaliere appiedato, senza fare soverchie questioni di lana caprina.

E, invece, ci ritroviamo semplicemente nelle stesse condizioni in cui un socio si autosospende dal Rotary ove rappresenta la professione di … notaio; non per questo smette di esserlo. Insomma, abbiamo contribuito a gettare … fumo negli occhi. Il che giustifica la colonna sonora di cui stavate chiedendovi il perché.

Ora mi sento più leggera: mi sono cosparsa il capo di cenere per aver diffuso notizie distorcenti la realtà e, nel contempo, ho trovato anche il Santo -meno romanico di quell’altro; direi è un delicato e nobile cavaliere del ‘700- che si è accollato l’onere di scrivere una larga parte del mio articolo.

 

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