martedì, Ottobre 19

Smeraldi: la maledizione verde Produzione non valorizzata e gruppi armati e clan familiari che provano a controllarla

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smeraldi colombia

Sono passati già più di quaranta giorni da quell’11 settembre in cui, in Colombia, assassinarono Luís Murcia Chaparro, detto ‘El Pequinés’ – il Pechinese -, tra i principali ‘esmeralderosdel Paese, ma ancora non è scoppiata una nuova guerra verde. È possibile che non succeda, o che si stia assistendo a ciò che gli accordi di pace del 1992, stretti tra i clan che controllano la produzione di smeraldi del Paese, non erano riusciti fino ad oggi a ottenere. Da allora, e fino all’assassinio di Murcia, si stima che siano morte circa cinquanta persone in modo violento, nella stragrande maggioranza dei casi impresari d’alto livello del settore o loro guardie del corpo. Non si può mai essere certi di niente quando si parla di smeraldi. In ogni caso, queste cifre non sono nulla se confrontate con i più di 6.000 morti causati dalle precedenti battaglie per le pietre verdi.

La Colombia è il maggior produttore di smeraldi del mondo. La concentrazione di minerali nella zona di Boyacá produce gemme con meno fratture e con colori più intensi. Dal comune di Muzo provengono gli smeraldi più grandi e preziosi, conosciuti come Fura e Tena, ma anche i fondi per pagare l’esercito di paramilitari; è infatti per questo motivo che, nella propria dichiarazione, uno dei dirigenti delle Autodifese Unite della Colombia, Iván Roberto Duque, che si ritiene vincolato al massacro di Santander, ha affermato che Victor Carranza, chiamato Zar degli smeraldi, dovrebbe invece essere chiamato Zar dei paramilitari.

Nonostante ciò, la povertà dilaga nella zona, le strade non sono asfaltate ed è evidente la mancanza di controllo da parte dello Stato. I negoziati di pace sono infatti stati portati avanti dalla chiesa e dallo stesso Carranza, morto di cancro nel 2013. Nonostante la qualità e le buone valutazioni degli smeraldi colombiani, a livello nazionale, questi non rappresentano un’importante fonte di guadagno. Secondo i calcoli degli studiosi  Leiteritz Ralf Juan Manuel Riaño, la produzione per il 2012 ha rappresentato solo lo 0,035% del PIL colombiano.

In base al sistema d’informazione minerario colombiano (SIMCO), le esportazioni di smeraldi durante il 2011 e il 2012 hanno raggiunto un valore superiore ai 128 milioni di dollari l’anno, circa 94,6 milioni di euro, una cifra simile a quella chiesta dal Liverpool per l’uruguaiano Luis Suárez, diventato famoso per aver morso Chiellini durante i mondiali di quest’anno in Brasile, o alla richiesta totale di aiuti umanitari delle Nazioni Unite per Haiti nel 2012.

Secondo quanto ci ha spiegato Leiteritz, se lette nel contesto nazionale, queste cifre non sarebbero determinanti per il sorgere di gruppi armati, ma se si analizzano a livello locale, si scopre perché questa zona, chiamata ‘l’estremo ovest colombiano’, sia fonte di conflitti.

La regione smeraldifera ha un’immagine particolarequasi sempre negativa o di ritardo agli occhi dei colombiani della zona, che la considerano un territorio di e per delinquenti, persone che cercano soldi facili senza interessarsi al prezzo da pagare. Tradizionalmente, quest’area è stata dominata da potenti clan familiari, conflitti territoriali volenti tra le famiglie e forme private di giustizia, tutto in un contesto generale d’impunità. A poco più di 100 km di distanza dalla capitale Bogotà, la regione sembra trovarsi ad anni luce dal resto del Paese in termini di sviluppo politicosocialeeconomico e culturale“, dice Leiteritz.

Un fattore determinante è che gli smeraldi sono qualcosa di facilmente saccheggiabile, ‘lootable’, termine inglese che si usa nella letteratura specializzata per qualificare la facilità con cui si può rubare o sfruttare una risorsa al margine della legge o fuori dal controllo dello Stato, in particolare perché la tecnologia necessaria è poca o nulla. Per quanto riguarda gli smeraldi, ci fu un periodo in cui era sufficiente andare al fiume o smuovere la terra per, con un po’ di fortuna, trovare una buona gemma. Oggi giorno, i filoni sono sotterranei, e i ‘guaqueros’, i cercatori indipendenti di smeraldi, aspirano a malapena a trovare piccole pietre, non più grandi del dente di un bambino, e con cui possano riuscire a sbarcare il lunario.

A noi è toccato il periodo di stasi rispetto a quello vissuto dai nostri genitori; esagerando, al massimo potremmo spendere i loro soldi“, dicono sorridendo Camilo Mario, nomi fittizi, due giovani commercianti di smeraldi che affrontano le centinaia di uomini che dimostrano ben più di 50 anni, e che si recano tutti i giorni alla calle 13 di Bogotà, tra le vie 6 e 8, in pieno centro. A prima vista, quella moltitudine assomiglia a un convegno di burocrati pensionati o di venditori porta a porta: usano scarpe da viaggio, però lucidate in modo impeccabile, abito fuori moda, o jeans con camicia a quadri e giacca in pelle. Qualcuno potrebbe anche pensare di trovarsi vicino a un qualche ufficio di ricerca di lavoro, ma se si ferma qualche minuto vedrà che c’è qualcosa di inusuale, e ogni tanto uno di loro porta fuori un  foglio in carta piegato come se fosse una busta da lettera, uno che qualcun altro aprirà delicatamente, osservando come se, all’interno, ci fosse la verità rivelata, Non si tratta neppure di droghe, ma di piccoli smeraldi che alcuni hanno ottenuto dai guaqueros o da qualche altro intermediario, e che venderanno ad altri, generalmente gioiellieri.

Nessuno può dire quanto del venduto sia legale e quanto provenga dal mercato illegale, né quanto sia macchiato di sangue, assicurano Camilo e Mario, i quali avvertono che, se non si è esperti di gemme, è meglio non azzardarsi puntando su un’attività che per loro è ancora un rischio o, peggio, un investimento in borsa. In questo mercato di strada degli smeraldisi possono comprare alcuni prodotti con un prezzo che oscilla tra i 25 e 500 dollari. Tutto dipende dalla purezzadal coloredalla brillantezza, e dal fatto che la pietra sia ancora grezza o sia stata tagliata. “Per esempio, agli italiani piacciono le pietre più chiare” ci dice Mario e, d’accordo con Camilo, spiega che ciò si deve al fatto che, col clima e la luce del continente, le gemme brillano di più. Sul mercato internazionale, la variazione del prezzo non è poi così diversa, secondo ciò che afferma Ralf Leiteritz, e i prezzi sono oscillanti per via delle fluttuazioni di domanda e offerta.

Attualmente, vari analisti, studiosi, giornalisti, religiosi e incluso le persone del settore e i commercianti ritengono difficile che ci sia una nuova guerra verde nonostante gli omicidi. Il motivo è che la produzione e il prezzo stanno scendendo, e per il momento non ci sono tanti soldi disponibili.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

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