sabato, ottobre 20

Slovenia: migranti, un problema reale? La questione migranti in Slovenia è stata decisiva ai fini della vittoria di Janša alle ultime elezioni slovene. Per quale ragione?

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L’ondata populista si è abbattuta, non più tardi di una settimana fa, anche in Slovenia. Janez Janša, leader del Partito Democratico Sloveno, ha vinto le elezioni parlamentari grazie a un programma elettorale improntato sulla lotta all’immigrazione e, pur non ottenendo un numero di seggi sufficienti per votare la fiducia a un Governo, ha senza dubbio rafforzato quel vento xenofobo che dall’Ungheria di Orban spira sempre più forte in tutta Europa. Con le elezioni slovene e italiane, il blocco dei Paesi ‘scontenti’ delle politiche migratorie europee inizia a essere piuttosto grande, compattandosi attorno a una continuità territoriale che dal Mediterraneo, con l’Italia, unisce Austria e Slovenia al gruppo di Visegrad – al netto delle evidenti differenze intercorrenti fra uno Stato e l’altro.

L’attuale situazione politica del piccolo Stato ex jugoslavo, inoltre, presenta una serie di punti di contatto con quella italiana: la vittoria del Partito di Janša ricorda quello  l’exploit del centro-destra alle elezioni del 4 marzo; il secondo partito è guidato da Marjan Šarec, ex comico a capo di una lista populista più orientata a sinistra, che potrebbe ricordare il Movimento Cinque Stelle; l’ex premier, Miro Cerar, leader del centrosinistra, si è dimesso in seguito alla sconfitta a un referendum, che ricorda quello costituzionale che costò la poltrona di Presidente del Consiglio a Matteo Renzi; in tutto ciò, le percentuali ottenute dai partiti in seguito alle elezioni impediscono di formare un Governo e, a pochi giorni dalla conclusione degli scrutini, appare difficile che le forze in campo raggiungano un accordo: la palla passa in mano al Presidente della Repubblica Borut Pahor, che, probabilmente, prenderà spunto dalle mosse intraprese dal suo omologo italiano Sergio Mattarella. Se la Slovenia dovesse fino in fondo seguire l’esempio italiano, potrebbero aprirsi nuovi scenari di crisi circa la questione migratoria europea. Qual è la situazione attuale?

La Slovenia è tradizionalmente considerata una terra di transizione per i flussi migratori, tendenzialmente rivolti verso gli Stati del Centro e Nord Europa, come, ad esempio la Germania. Secondo l’ufficio statistico della Repubblica Slovena, nel 2016 (ultimo anno di cui si hanno dati) 16623 persone (a cui vanno sottratti 2900 sloveni che sono tornati a casa) sono immigrate in Slovenia, mentre 15572 sono da qui emigrate (di cui 8800 di nazionalità slovena). I numeri dicono che il 2016 sia stato l’anno con il maggior numero di migrazioni dal 2011. Queste cifre, però, se ci testimoniano lo stato delle cose per quanto riguarda la popolazione residente nella piccola repubblica ex jugoslava, non ci dicono nulla riguardo i migranti di passaggio, che sono poi quelli su cui si fondano le campagne elettorali. Stefano Bianchini, professore di Storia e Politica dell’Est Europa presso l’Università di Bologna, ha risposto ad alcune domande, aiutandoci a mettere a fuoco la questione.

Il problema dei migranti, in Slovenia, è un problema reale o percepito? Quali flussi migratori la coinvolgono?

Quello dei migranti è un problema percepito, più che reale, in Slovenia così come nel resto d’Europa. Ed era tale già da tempo: siamo abituati a considerare ‘migranti’ solo quelli che attraversano il Mediterraneo dall’Africa o dal Medio Oriente, ma nel caso sloveno il movimento migratorio proviene anche dai Balcani. In Slovenia ci sono molti bosniaci, kosovari e macedoni che si sono trasferiti, a volte illegalmente, per lavoro; ci sono voluti anni perché il Governo sloveno riconoscesse ai cittadini ex-jugoslavi non sloveni la cittadinanza a cui avrebbero avuto diritto sin dall’inizio, lasciandoli apolidi per lungo tempo. Ci sono tutta una serie di dinamiche che sono rimaste aperte nel tempo. Inoltre, oggi si assiste anche a un flusso migratorio di ritorno: quanti hanno attraversato i Balcani verso il Nord Europa e sono stati respinti, ora stanno rientrando; quella slovena-friulana verso la Croazia è la frontiera di Schengen e questi migranti respinti tendono a evitare di attraversarla, preferendo rimanere in Slovenia o in Italia. Il problema migratorio è dunque una questione molto complessa, che non riguarda un flusso soltanto, ma diversi, e la Slovenia non è esente da tutto questo sommovimento.

Quanto è radicato questo sentimento xenofobo in Slovenia?

C’è una componente xenofoba nella società, ma va anche ricordato che c’è chi si oppone con forza a tutto questo. Molti politici giocano sulla pancia e sulle sensazioni dell’elettorato perché ciò garantisce voti: che cosa poi effettivamente faranno non è chiaro. Jansa dovrà costituire un Governo ma non è detto che ci riuscirà: si è lontani dall’avere una maggioranza e ci sono pochi gruppi con cui può fare alleanze, a meno di cambiamenti. Nella cultura slovena, bisogna tenere conto che la Slovenia è sempre stata la zona più etnicamente compatta e omogenea, sia ai tempi della Jugoslavia, sia ai tempi dell’Impero Asburgico, quando non esisteva un’entità statale slovena (nata ai tempi della Jugoslavia). Questo ha fatto sì che i territori della Slovenia avessero una consistente omogeneità etnica, con un atteggiamento di superiorità e sufficienza nei confronti dei jugoslavi meridionali, assimilabile alla ‘cultura del terrone’ presente in Lombardia e Piemonte negli anni ’60-‘70. Le persone provenienti dal sud della Jugoslavia andavano a svolgere i lavori più umili che gli sloveni non volevano più fare. Questo può essere all’origine di quegli orientamenti razzisti e xenofobi che si riscontrano anche oggi nella società slovena.

Orban ha trovato un nuovo alleato?

Orban può trovare una sponda, sia con la Slovenia che con l’Italia. Vedremo che cosa questo significherà quando occorrerà andare a trattare in sede europea circa la regolazione dei flussi migratori. A ben vedere, dunque, la vicinanza di Orban è più virtuale che reale: quando bisognerà discutere sulle modalità di distribuzione dei migranti, il fronte si scioglierà. È una vicinanza che nasce sulla percezione del problema esterno, ma non riguarda l’eventuale gestione interna della questione dei migranti.

Quanto ha inciso il passato jugoslavo in questo contesto?

In questo contesto, il passato jugoslavo occupa un ruolo di primo piano. Janša è un figlio della Jugoslavia:più volte Capo del Governo, leader della destra, è stato fra gli organizzatori della resistenza slovena alla Jugoslavia, quando scoppiò il conflitto nel 1991. Inoltre si è reso protagonista in più di un’occasione di violazioni dei diritti umani, al punto che gli Stati Uniti hanno inserito la Slovenia fra i Paesi in cui i diritti umani non erano rispettati: durante uno dei suoi Governi, alcune personalità di primo piano erano state messe sotto controllo dai servizi segreti e minacciate più volte. L’eredità jugoslava conta dunque moltissimo: basti pensare ai numerosi pullman organizzati in Slovenia per andare a onorare la tomba di Tito a Belgrado. C’è un peso dell’eredità jugoslava in Slovenia, molto diversificato ma ancora molto vivo.

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