giovedì, Luglio 29

SixthContinent, verso un’economia equa I fondatori: “Tra poche settimane sarà attiva anche una moneta virtuale da utilizzare nella piattaforma”

0
 
 

SixthContinent

E se l’economia fosse più omogenea e la ricchezza distribuita equamente nella società? Un ideale forse, che renderebbe la situazione più semplice per tutti, ma forse non è un’utopia. È partita da questa idea l’esperienza della startup Sixth Continent, nata dalla volontà di Fabrizio Politi e Fabio Deghenghi di creare una app con cui gli utenti potessero indirizzare i propri acquisti verso le aziende che operano in equilibrio tra i profitti generati e la ricchezza diffusa nella comunità. Come spiega Fabrizio Politi, “il sistema economico in cui viviamo è di tipo piramidale, e cioè è un sistema in cui una grande quantità di consumatori, la parte bassa della piramide, trasferisce ricchezza attraverso atti di consumo nelle mani di pochi, la parte alta della piramide. Per lunghe fasi della storia di questo sistema ci sono state barriere agli scambi commerciali che hanno diviso il mondo in mercati chiusi, o comunque separati da barriere che impedivano in parte il libero movimento delle merci. Questa parziale chiusura faceva anche in modo che parte della ricchezza trasferita verso l’alto tornasse verso il basso per via di investimenti, salari e tasse. Con la globalizzazione molte di queste barriere sono cadute, senza che venissero però globalizzate anche le regole sotto le quali le aziende si trovavano ad operare.  Uno degli effetti più pesanti e negativi di questa globalizzazione asimmetrica è che molta ricchezza rimane nella parte alta della piramide, come nel caso di tutte quelle aziende che, producendo in Paesi privi di tutela sindacale per i lavoratori e di tutela ambientale, riescono a vendere sui mercati occidentali a prezzi inferiori addirittura ai cosi di produzione di chi opera in condizioni più eque”. Osservando da vicino questa situazione Politi si è imposto di dover fare qualcosa, “sapevo di avere le competenze e le risorse per fermare tutto questo, crisi economica, verticalizzazione del denaro verso i vertici della piramide sociale con il conseguente impoverimento del 99% della popolazione e conseguente perdita di servizi e diritti sociali, pertanto non potevo scegliere, sapere di poter fermare il male ti obbliga ad agire. Ho compreso che la mia vita poteva essere dedicata al servizio del 99% con SixthContinent”.

Il progetto di SixthContinent si definisce come un “digital social system”, una sorta di social network economico, ed è operativo in Italia dallo scorso ottobre, contando già 10 mila cittadini iscritti, 366 market manager e 100 negozi affiliati. Il sistema si basa su un algoritmo chiamato MoMoSy, ovvero Moderate Monetary System che, come spiega Politi, “calcola per 600 mila imprese di 42 diversi Paesi, un parametro che permette di discriminare tra aziende che si trovano in fase speculativa, e che cioè assorbono troppa ricchezza dall’economia e dal mercato, impoverendolo, e quelle che invece si trovano in fase virtuosa e cioè realizzano una distribuzione equilibrata della ricchezza prodotta tra i soci e l’economia da cui l’hanno tratta. La situazione di un settore viene rappresentata da una piramide divisa in due zone: una rossa, dove ricadono le imprese in fase speculativa e una verde, dove ricadono le imprese in fase virtuosa. La piramide è consultabile in maniera interattiva e ogni lettore può fare le proprie analisi. Lo scopo di tutto questo è dare ai consumatori la possibilità di decidere di non acquistare più, nel caso lo facessero prima, i prodotti delle aziende in area rossa e di preferire quelle in area verde. I cittadini del sesto continente hanno così la possibilità di veicolare i propri acquisti verso le aziende virtuose”.

Il progetto è piaciuto molto anche a livello internazionale, specie nella Silicon Valley, dove il team aziendale di SixthContinent ha incontrato i vertici di Plug&Play, un acceleratore noto per aver coltivato nella fase iniziale aziende come Google, PayPal e Logitech, che attualmente sta accelerando oltre 250 imprese e sta sviluppando un programma trimestrale per aiutare gli imprenditori a creare aziende incentrate sulle crittovalute. Tra queste startup è stata inserita anche l’idea di SixthContinent di usare sulla loro piattaforma una moneta virtuale che non si chiamerà Bitcoin, ma MoMoSy, esattamente come l’algoritmo che regge la struttura del social network. Nonostante le tante ombre presenti sul tema delle crittovalute, dovute principalmente alla mancanza di regolamentazione di questa moneta e le chiusure di molte piattaforme per scambio online dovute ad hacker, Plug&Play è convinta che possa ancora essere un buon business.

L’acceleratore californiano, inoltre, ha fatto da tramite tra la startup e Collision, l’evento più importante dell’anno nel settore tecnologico chiamato anche la “Davos dei geek”. L’azienda italiana sarà l’unica portabandiera del nostro Paese tra le 150 selezionate da tutto il mondo per presentarsi ai più influenti investitori internazionali a Las Vegas il 13 e il 14 maggio. Il successo internazionale è motivo d’orgoglio per Fabio Deghenghi, che spiega come “questo risultato ci rafforza e consolida sul mercato americano in vista degli sviluppi internazionali del programma. Stiamo lavorando con il team di sviluppo del protocollo di Bitcoin per sviluppare un software per la nostra valuta virtuale e Plug&Play ha messo a nostra disposizione uno spazio all’interno dell’acceleratore, dietro versamento di un canone mensile, e supporto a livello legale e fiscale, oltre alla possibilità di entrare in contatto con gli investitori”.

A giugno, quindi, arriverà il primo Bitcoin italiano, applicato proprio sulla piattaforma di SixthContinent. Come spiega Deghenghi, “gli utenti registrati acquistano merci attraverso una serie di esercizi commerciali che, se ritenuti virtuosi, possono aderire al network pagando una tassa iniziale e una tantum di 100 euro, ma solo dopo aver superato i 200 euro di vendite. In base a un meccanismo piuttosto complesso, per ogni acquisto gli utenti ricevono una sorta di revenue sharing, ovvero una quota di denaro che va ad accumularsi nel loro portafoglio virtuale. A partire da giugno sarà possibile effettuare le compravendite in MoMoSy, il sistema di classificazione delle aziende virtuose da cui prenderà il nome la moneta virtuale, che in questi mesi viene appunto sviluppata nell’acceleratore americano, ma solo dal 2015 sarà possibile scambiare MoMoSy con altre valute”.  

Come si rapporterà questa moneta virtuale alle altre reali? Come spiega Politi, “MoMoSy attualmente ha il valore di 1 sterlina inglese, e su questo valore contabilizziamo il portafoglio digitale dei cittadini SixthContinent. Per ogni acquisto avviene la conversione nella moneta locale. Quando sarà disponibile la moneta digitale MoMoSy il valore verrà variato in base alle normali logiche di mercato”. L’adattamento alle regole del Paese vale anche per la dimensione fiscale e legale. Come spiega Politi “dobbiamo rispettare le leggi del Paese in cui operiamo, per questo motivo per ogni Paese costituiamo una società di diritto dello stesso Paese e attraverso questa adattiamo il nostro modello economico al sistema legale e fiscale. I legami economico tra i cittadini e i negozi SixthContinent avvengono attraverso la società del diritto locale, così da rispettare il regime fiscale e gestire il flusso di denaro nel Paese dal quale proviene”. A differenza dei Bitcoin, inoltre, non è prevista una tecnica di mining casuale, ma, come spiega Politi “sul protocollo open source Bitcoin sviluppiamo la nostra moneta MoMoSy, che contiene logiche commerciali intelligenti e proattive, ovvero non funziona per gli acquisti in determinati negozi, quelli classificati in rosso dall’algoritmo, e genera profitti e reddito per gli utilizzatori”.

Un altro elemento alla base del funzionamento di SixthContinent e della moneta virtuale che entrerà in circolazione a breve all’interno della piattaforma, è il reddito di cittadinanza. Come spiega Politi, “il reddito di cittadinanza è parte integrante del sistema economico toroidale: più denaro si spende nei consumi virtuosi, più denaro torna sulla base sociale ed è così tanto il rapporto di generazione di massa monetaria che può essere distribuito su tutti i cittadini e anche a coloro che non hanno prodotto niente ma sono solo cittadini. Il reddito di cittadinanza di SixthContinent è uno strumento proattivo che spinge le persone a un comportamento attivo e virtuoso per tutta la comunità. Per utilizzarlo occorre cambiare le abitudini nei consumi, perché quel denaro può essere utilizzato solo per acquistare prodotti di imprese economicamente virtuose per tutta la comunità e può contribuire fino al 50% delle singole spese”.

L’idea del reddito di cittadinanza è stata avanzata da molti ma spesso in modo utopico e con risvolti nocivi. Secondo Politi, “il reddito di cittadinanza di SixthContinent va distinto da quello che altri movimenti millantano, impossibile da mettere in pratica perché troppo costoso e aumenterebbe soltanto lo stato di crisi del nostro Paese. Infatti, sarebbe un enorme costo per lo Stato e i consumatori, utilizzandolo per gli acquisti presso le imprese che ci impoveriscono, quelle che hanno i prezzi più bassi e sottocosto, porterebbero a un’enorme voce di spesa per lo Stato e questi soldi finirebbero all’estero, lontani dal nostro Paese, nel conto corrente di qualche multimiliardario appartenente all’1% della piramide sociale. Sarebbe quindi un’ulteriore emorragia, mentre il sistema toroidale previsto dalla nostra piattaforma, reindirizza la ricchezza dei consumi verso coloro che l’hanno prodotta, ovvero la base sociale”.

L’idea di questa nuova moneta virtuale, quindi, ha tutti i presupposti per fare bene all’economia e alla società di un Paese in crisi come il nostro. Resta da vedere se, una volta entrata nel mercato, riuscirà a non farsi assuefare dalle cattive logiche dalle quali vorrebbe tenersi lontana.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->