giovedì, Maggio 13

Situazione seria, ma non disperata image

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  Ennio-Flaiano

A quel profondo, istintivo conoscitore dell’essenza italiana più radicata e immutabile nel tempo che è stato Ennio Flaiano si deve l’immortale aforisma ‘situazione disperata, ma non seria‘ che, pensateci, è tranquillamente applicabile alla stragrande maggioranza delle stagioni politiche e storiche vissute dal nostro Paese.

Per questo il tentativo, davvero rivoluzionario, in cui è impegnato Matteo Renzi, di cambiar pelle a una Nazione che si dibatte ancora nell’incredibile paradosso di tre forze prevalenti, equivalenti e palesemente inconcludenti (è il dato inequivocabilmente emerso nelle ultime elezioni politiche e nell’attività parlamentare ed esse susseguente), è di quelli che possono fare Storia.

Basta esaminare con spirito non dico libero, ma con lacciuoli ideologici appena appena allentati, i tre contendenti, espressione di quella che Pier Paolo Pasolini chiamò la ‘borghesia più ignorante d’Europa’,  per capire che non sarà il varo (pur indispensabile e tardivo oltre ogni ragionevole sopportazione) di una nuova legge elettorale a trasformare la situazione genialmente sintetizzata da Flaiano in tempi ormai lontani.

Un partito-azienda senza l’ombra di una proposta politica, tiranneggiato da un condannato in via definitiva settantasettenne, è il primo dei competitors. A contrastarlo, un assurdo movimento autoproclamatosi ultraparlamentare, che però in Parlamento si è seduto senza dialogare con nessuno, pretendendo di giocare un ruolo ‘superiore’, fondato sul disprezzo del potere e delle istituzioni ma senza, ops, indicare un robusto sistema alternativo che non sia la ridicola democrazia diretta da web, in cui uno 0,04% di ‘cittadini’ detta la linea sulle questioni essenziali per il futuro del Paese.

Poi, c’è il vero tessuto connettivo italiano, distribuito tra il vecchio Pd dei leader perdenti per antonomasia e da essi inopportunamente ma pervicacemente zavorrato, il centrodestra responsabile tutto da inventare tra Mario Monti, Angelino Alfano e alcuni timidi ex finiani incapaci di emergere per motivi ancora misteriosi, e il nascente Pd blairiano, unica vera novità con l’ambizione di volare alto, con tutti i rischi che comporta una simile attitudine. Al margine, la sinistra sedicente pura e dura cui una percentuale canonica di elettorato nostalgico spetta sempre di diritto.

Al momento questo tessuto connettivo è al Governo, tutto insieme, per motivi contingenti di assoluta necessità, dipendenti da una situazione economica gravemente critica, ben conosciuti dal Presidente Giorgio Napolitano. Ma mille segnali espressi a cadenza giornaliera lo identificano come una soluzione estrema ma passeggera.

Il compito di Renzi è quello di esercitare la delicatissima arte maieutica, estraendo dal tessuto connettivo le forze e le intelligenze migliori e più inclini al pragmatico superamento dei cascami ideologici che hanno fatto il gioco di una classe politica esaurita come una batteria che da molto tempo non sprigiona più energia ma muffa liquida velenosa.

E’ l’unico che, piaccia o meno, può farlo. E il suo tentativo deve essere sostenuto da tutti gli italiani, a prescindere dall’estrazione sociale e da radici che inevitabilmente contrastano, qualunque esse siano, con il salto di qualità richiesto a gran voce dalla realtà delle cose, la ‘situazione disperata, ma non seria’ di Flaiano. Le radici di quel carattere beffardamente anarchico ed individualista che la Storia ci ha assegnato in gestione, ma che finalmente abbiamo l’occasione di smentire, almeno per una volta.

Poi, forse, saremo guariti.     

 

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