domenica, Luglio 25

Siti UNESCO certificati

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Herity, organismo internazionale per la gestione di qualità del patrimonio culturale, nasce nel 1994 da un’idea del DRI (Ente Interregionale Programmazione Culturale e Turistica) che focalizza l’esigenza di migliorare l’amministrazione dei beni culturali, arricchendoli con una sorta di certificazione di qualità. Tanto è vero che Herity altro non è che la fusione dei due termini inglesi: heritage e quality. Gli addetti ai lavori studiano un sistema di rilevazione della gestione dei siti, non solo di quelli inseriti nella Lista del Patrimonio UNESCO, e lo brevettano, arrivando a sintetizzarlo nel cosiddetto bersaglio, nel quale sono individuati e misurati diversi agenti di rischio. Molteplici sono le attività che Herity svolge oggi nel mondo: dall’organizzazione di eventi internazionali di grande richiamo alla formazione di giovani esperti, dalla ricerca di partenariati con altri paesi alla certificazione di itinerari di eccellenza storico-artistica. Abbiamo intervistato Maurizio Quagliuolo, archeologo, Segretario Generale di Herity International.

 

Come lei sa, ‘L’Indro’ ogni settimana dedica uno spazio ai siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità. Può spiegarci in relazione alle attività dell’UNESCO qual è il ruolo di HERITY?

 

HERITY è l’Organismo internazionale per la Certificazione di qualità del Patrimonio Culturale (Musei, Monumenti,  Biblioteche, Archivi, Siti Archeologici). Questa Certificazione può essere applicata in qualunque luogo, che sia o meno Patrimonio dell’Umanità, purché aperto al pubblico e sotto controllo. Tuttavia, molti dei luoghi che hanno ricevuto la certificazione HERITY sono in siti del Patrimonio Mondiale (Roma, Firenze, Napoli, Vilnius in Lituania, o il parco di Serra da Capivara in Brasile) e quindi i risultati di questa valutazione possono essere utilmente impiegati per i piani di gestione e per il periodic monitoring (cosiddetto “rapporto periodico”, consistente in un elaborato questionario che l’UNESCO acquisisce ogni sei anni per monitorare lo stato di conservazione dei siti e la loro gestione n.d.r.) che il Centro del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO richiede.

 

Per questo HERITY ha firmato nel 2004 un accordo con il Direttore del Centro del Patrimonio Mondiale per l’applicazione del proprio sistema di certificazione nei siti iscritti nella lista dell’UNESCO, e il 5 febbraio 2013 è stata invitata a far parte del gruppo di lavoro che dovrà attualizzare il processo di periodic monitoring.

 

 

 

Come è nata l’idea di certificare i beni culturali e quando ha cominciato a essere recepita dalle istituzioni?

 

 

 

Nel 1994 quando ancora si parlava poco di gestione del Patrimonio Culturale, un forum – che diverrà poi l’organismo internazionale HERITY – si pose il problema che questa gestione dovesse essere una gestione di qualità. Nove anni di confronto tra professionisti di settori molto diversi, dall’archeologia al settore giuridico, dalla storia dell’arte al management, dall’economia all’architettura, provenienti da 27 Paesi, ha permesso di disegnare la metodologia dell’HERITY Global Evaluation System.

 

Le istituzioni locali e territoriali hanno cominciato a recepirla in Italia dal 2004 (Provincia di Torino, Comune di Roma), mentre quelle nazionali dal 2006 (accordi firmati con il Ministero dei Beni e Attività Culturali e con il Ministero dell’Interno).

 

 

 

Ritiene che il contributo di HERITY possa incidere sulle scelte politiche relative alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale?

 

La certificazione HERITY è uno strumento di trasparenza e conoscenza della situazione in cui ogni luogo versa. Come tale, i rappresentanti politici lo hanno più volte definito un utile supporto alle decisioni, potendo evidenziare le priorità di intervento come le aree di ottimizzazione. Anche per questo, nel dicembre 2012 è stato adottato nel Parlamento Italiano un atto di indirizzo a sostegno di una applicazione più capillare del sistema da parte delle istituzioni.

 

 

Può sintetizzare i risultati sinora ottenuti da HERITY in particolare sui siti UNESCO?

 

Ad oggi sono state valutate da HERITY 276 proprietà in Brasile, Italia, Lituania, Panama, Portogallo, Spagna, di cui circa il 40% si colloca in siti del Patrimonio Mondiale. Il sistema di certificazione, che prende in considerazione 186 parametri riferiti a Valore, Conservazione, Comunicazione e Servizi offerti, coinvolge gestori, proprietari, specialisti di HERITY, pubblico dei visitatori, e altri stakeholders. Il principale risultato è stato quindi il coinvolgimento di differenti parti interessate mediante un metodo che permette di descrivere la situazione di un bene e confrontarlo, con la stessa simbologia e gli stessi strumenti di lettura, con altri luoghi analoghi o con precedenti risultati nello stesso luogo. Uno dei risultati più interessanti sotto l’aspetto sociale è stata l’educazione/sensibilizzazione dei visitatori riguardo all’esigenza di un’offerta culturale di qualità, come forma di rispetto verso l’intera umanità che è “proprietaria” dei beni culturali.

 

Secondo la sua esperienza, in Italia rispetto agli altri Stati si registra un livello di sensibilità istituzionale quanto elevato?

 

Il livello di sensibilità istituzionale a una cultura della trasparenza, della misurazione delle performances, ed al coinvolgimento del pubblico, al di là delle parole, deve ancora crescere molto. In questo senso, nell’esperienza di HERITY il Paese più sensibile è risultato il Portogallo, seguito dalla Spagna, e quindi dall’Italia. Effettivamente il valore del monitoraggio continuo, come forma di razionalizzazione delle risorse da spendere per la tutela del Patrimonio Culturale, è un messaggio ancora in corso di consolidamento a livello delle istituzioni.

 

A dicembre è si terrà la Conferenza Internazionale HERITY su I Servizi per la Cultura, ci parla brevemente delle precedenti e del programma di quest’anno?

 

Le Conferenze biennali, che seguono l’ordine delle quattro aree del cosiddetto bersaglio HERITY, hanno avuto una prima edizione nel 2006 su “Qualità nella Gestione del Patrimonio Culturale: modelli e metodi di valutazione”, la seconda nel 2008 su “Misurare il valore del Patrimonio Culturale materiale”, la terza nel 2010 su “Osservare il Patrimonio Culturale: valutare e comunicare lo stato di conservazione al pubblico” e la quarta nel 2012 su “Com’è comunicato il Patrimonio Culturale?”. Il 2014 vede la quinta edizione dal titoloI Servizi per la Cultura: strategie per una visita di qualità: politiche, buone pratiche, esperienze per la gestione dei servizi al pubblico nei luoghi di cultura“, che si terrà a Firenze a Santa Croce, dal 4 al 6 dicembre prossimi.

 

Un’adeguata offerta al pubblico di servizi dei luoghi di cultura richiede classificazioni quantitative e qualitative: da quelli di base ai cosiddetti “aggiuntivi”, senza dimenticare quelli che si sono rivelati superflui o addirittura “imperanti”. Non è un segreto che questo sia il settore più controverso essendo anche quello più schiettamente commerciale. Il nodo che la Conferenza di quest’anno si propone di sciogliere sta proprio in questo punto: esiste una gerarchia o almeno una propedeuticità delle occorrenze a supporto della visita di un sito?

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