lunedì, Giugno 21

Sistemi anti-missile, qual è la situazione intorno alla Corea A che punto è la difesa contro la minaccia di Pyongyang: parla Francesco Tosato, analista desk per il Centro studi Internazionali

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Non passa un giorno ormai senza leggere sui giornali di un nuovo test missilistico da parte della Corea del Nord. Se prima si scherzava anche su una possibile minaccia nucleare dal piccolo Stato asiatico, oggi gli apparati militari dei Paesi più vicini alla minacciosa Pyongyang si stanno mobilitando per proteggersi dall’eventualità di un attacco di questo tipo. Se è chiaro da un lato come la Corea del Nord stia procedendo tecnologicamente nelle sue strutture missilistiche in grado di trasportare testate atomiche, il percorso che stanno affrontando le grandi potenze, Stati Uniti in primis, riguardo la controffensiva e le tecniche di difesa missilistica risulta meno evidente.

Il sistema americano anti missile si basa oggi su una serie di tecnologie che comprendono interceptors, radar, e meccanismi di command and control. Tuttavia, l’attuale sistema di difesa statunitense contro i missili intercontinentali coreani è ancora in fase sperimentale, e, tutt’oggi, non garantisce una accurata difesa sicura in caso di effettivo attacco.

Negli ultimi tempi, con l’affinarsi della minaccia nucleare da parte di Kim Jong Un, la ricerca militare è comunque riuscita a risanare diversi gap tecnologici ereditati dal passato e consegnare all’esercito Usa nuovi software più efficaci. Sono stati testati con buoni risultati i sistemi radar SBX (Sea-based X-band), gli Aegis Spy-1 e i successivi Tpy-2. Tutti questi sistemi rappresentano sì un progresso in campo anti missilistico da parte degli Usa, ma rimangono, in definitiva, dei semplici aggiornamenti di quelle tecnologie anni Novanta, senza poter contare su vere e proprie innovazioni militari.

Per capire meglio lo stato attuale delle difese anti missilistiche di cui oggi dispongono le forze militari, abbiamo chiesto il parere a Francesco Tosato, analista desk affari militari del Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali.

Qual è il quadro attuale della situazione coreana?

Noi ci troviamo adesso in una fase in cui la minaccia coreana è una minaccia di tipo missilistico. I test di domenica che ha fatto la Corea del Nord hanno rappresentato un passo avanti decisivo nella miniaturizzazione di una testata potenzialmente termonucleare, siamo quindi nel dominio completo di quella che è questo tipo di tecnologia. Bisogna stare attenti alle valutazioni provvisorie, ma pare che la potenza trasportabile sia intorno ai 100 chilotoni, sei volte [la bomba sganciata su, ndr]Nagasaki.

A che punto è la difesa e tecnologia anti missile?

Dal punto di vista della difesa anti missile, quella di Giappone e Corea del Sud era un po’ di anni che veniva impostata. La minaccia dei semplici missili balistici era piuttosto reale, in più c’era la possibilità che questi potessero essere armati con testate chimiche. Il processo di acquisizione di tecnologie anti missile è cominciato ben prima di quest’ultima crisi. Il problema è che le tecnologie sono moto costose. La Corea del Sud ha avuto il THAAD [Terminal High Altitude Area Defense], fornito e operato dagli Usa, non è di proprietà sudcoreana, proprio perché è costoso l’acquisto della tecnologia.

Anche qui però ci sono valutazioni da fare. La Corea del Sud ha avuto un atteggiamento altalenante. Nel pendolo tra trattativa-difesa, lo schieramento del THAAD in Sud Corea è stato visto in maniera negativa, non solo dalla Corea del Nord, ma anche dalla Cina, che ha molto protestato. il radar del THAAD, che è capace di vedere ad alcune migliaia di chilometri, poteva intercettare anche cosa succedeva nello spazio aereo cinese, seppur per una piccola parte. Così, nell’ultimo cambio di Governo della Corea del Sud c’è stato un rallentamento [nell’installazione del sistema, ndr]: il nuovo Esecutivo si era trovato con il radar e una batteria THAAD schierati a metà, e aveva rallentato la costruzione dell’altro 50 per cento di batteria rimanente, nella speranza di riaprire il dialogo con Pyongyang.

Non rappresenta quindi, il THAAD, un sistema di difesa completo?

Fino ad oggi il THAAD schierato in Corea del Sud è a mezzo servizio. Serve come rassicurazione per Seul e parte del territorio sudcoreano, ma non è l’arma finale definitiva, nessun missile viene magicamente bloccato dal THAAD, anche se meglio averlo che non averlo. Parliamo sempre di un palliativo. Se viene lanciato un missile, io ne lancio tre per avere più probabilità di prenderlo. Questa è la logica. Ma se la Corea del Nord lanciasse 15 missili sulla capitale, la THAAD, stando nell’ordine delle ipotesi, ne riuscirebbe a fermare cinque. Non si tratta più dei missili Scud di Saddam Hussein, che ne lanciava uno ogni tanto. La Corea del Nord è in grado di effettuare attacchi multipli con diversi missili. Per questo il THAAD sudcoreano viene messo in rete con altri sistemi a bordo delle navi, in particolare i cacciatorpedinieri con sistemi Aegis, il sistema anti missile navale. Questi cacciatorpedinieri sono diffusi sia in Corea del Sud che in Giappone e rappresentano lo scudo mobile di questi due Paesi.

Esiste una tattica condivisa fra i Paesi coinvolti dalla minaccia di Pyongyang?

Ci sono difficoltà storiche notevoli di collaborazione tra Giappone e Corea del Sud, scorie della Seconda Guerra Mondiale. C’è voluto il lavoro diplomatico degli Usa per far sì che i due Paesi, prima non molto propensi a condividere i dati, collaborino sotto la regia americana. Grazie agli Usa aumenta questa possibilità di intercettazione.

Cosa possono fare i sistemi anti missile contro la minaccia nordcoreana?

Questi sistemi di cui sono dotati i Paesi limitrofi sono utili se si parla dei missili a corto raggio, quelli che viaggiano entro i 2000 km. Oltre a questi il Giappone ha anche batterie di Patriot, usati come extrema ratio a protezione delle città principali, in caso fallisca la Aegis. Anche il Giappone è interessato ad acquistare il sistema THAAD, ma ci vuole comunque del tempo prima che questo sia reso operativo. La difesa anti balistica avrebbe delle buone percentuali di successo sui missili a corto raggio. Diventa più complesso intercettare missili a medio raggio, entro i 4000 km, come l’ultimo testato dalla Corea, il Hwasong 12, quello che ha sorvolato il Giappone ed in grado di raggiungere Guam. I nordcoreani hanno fatto due tentativi ultimamente, uno con l’Icbm, il missile intercontinentale, che dovrebbe colpire gli Usa, più prototipico, l’altro più reale, come nel caso del missile appena accennato, che dovrebbe raggiungere Guam, che ha dimostrato di aver una gittata di 3500 km ed è più difficile da intercettare. Per questo il sistema di difesa necessita di ulteriori sforzi da un punto di vista tecnologico.

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