mercoledì, Settembre 29

Sistema Sanitario Nazionale e Immigrazione: i falsi miti field_506ffbaa4a8d4

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Il buco creato dalle Istituzioni è stato colmato dalle Associazioni di volontariato? O meglio le Associazioni si sono fatte carico delle mancanze dello Stato?

Noi, come Caritas, siamo presenti dall’inizio dagli anni ottanta, quando non c’erano questi diritti. Il volontariato in generale, su questo tema, ha avuto un ruolo determinante. Perché non solo ha colmato i vuoti dal punto di vista assistenziale ma ha contribuito a creare la legge, questo è il dato più importante. La legge sugli stranieri, immigrati non comunitari, dal punto di vista sanitario, è molto avanzata e ce la invidiano in tutta l’Europa perché è molto concreta, a differenza della legge sui comunitari che ha creato più caos. E’ proprio un processo su cui si costituisce la legge, mentre sui non comunitari nasce dal basso, dal volontariato che conosce il problema e che ha individuato quali potessero essere i percorsi; sui comunitari nasce dall’alto, dall’Europa, che ha due presupposti sbagliati che hanno portato poi a creare il caos. La norma sulla sanità è stata inserita in una legge che aveva un altro obbiettivo: la libertà di circolazione, la salute è strumentale per poter circolare. E’ giusto, ma chiaramente ha un valore a sé stante. L’altro punto, che è stato considerato un assioma, è che tutti i sistemi sanitari fossero uguali, sia in termini di accesso ai diritti, di organizzazione, di risorse. E’ chiaro che così non è. Il paradosso è che i comunitari , he dovrebbero avere più diritti, in alcuni casi ne hanno di meno. Noi dobbiamo tutelare tutti, come dice la nostra Costituzione, ma non vale per gli altri Stati. Sulla salute e sull’immigrazione l’Europa non fa politica comune. Questa situazione (normativa europea, modifica del Titolo V in merito alle regioni) ha fatto si che oggi in Italia ci sono 21 sistemi sanitari diversi che, sulle fasce più deboli, creano disuguaglianze. Questo vale anche per gli italiani a basso reddito ma vale ancora di più per gli immigrati. In questa situazione si innesta il pregiudizio o l’ideologia politica (malattie infettive, gli immigrati costano troppo al nostro sistema sanitario nazionale…). In questi giorni verrà presentato un rapporto dove gli immigrati stanno dando di più, anche in termini economici, anche rispetto a quello che ricevono. Tito Boeri, qualche giorno fa ha dichiarato che ci sono tre miliardi di euro che rimangono in Italia pur essendo degli immigrati, che, oltretutto, non riscatteranno mai. Ha fatto una proposta intelligente, usarli per le politiche di immigrazione.

In parole povere: il nostro Sistema Sanitario Nazionale è in grado o no di reggere le eventuali richieste che provengono dagli immigrati (considerando l’aumento dei flussi degli ultimi tempi)?

Dal punto di vista sanitario non c’è nessun problema teorico. Poi praticamente gli operatori non sono preparati, le informazioni arrivano confusamente ai servizi. Ci sono dei problemi organizzativi e lì le Regioni possono fare molto. Il compito specifico è fare in modo che ci sia omogeneità di accesso e di garanzia, con tutti i limiti che riscontriamo anche noi. Ad esempio, se per fare una visita specialistica devi chiamare e prenotare e dall’altra parte non c’è nessuno che parla l’inglese (lingua ormai universale) per l’immigrato diventa difficile se non impossibile. L’Italia ha deciso di fare un accordo tra Stato e Regioni per definire le linee interpretative delle norme, questo è stato fatto nel 2012. Per definizione questi tipo di accordi sono votati all’unanimità. Sono passati quasi tre anni e quell’accordo non è applicato in maniera uniforme dalle Regioni. Laddove ci sono pregiudizi e opposizioni ideologiche tutto diventa più complicato. Sono trent’anni che subiamo i flussi migratori. Durante il convegno della FIMMG a Cagliari, ho fatto vedere dati incontrovertibili: ci sono quattro milioni di cittadini stranieri che hanno il diritto e dovere di avere l’accesso alla medicina generale. Quasi tutti i  medici hanno a che fare con gli immigrati e non possono fare finta di nulla. Bisogna fare un forte lavoro sull’opinione pubblica e culturale.

La Croce Rossa (in questo caso italiana) come si posiziona?

L’assistenza agli immigrati, ormai per come è pensata, la deve fare il Servizio Sanitario Pubblico. In alcune realtà il SSN può delegare/collaborare con le strutture private/sociali. La Croce Rossa si innesta in questo ambito. Le è stato chiesto, in alcuni momenti particolari, di gestire alcune cose, come i centri d’asilo e varie situazioni. Quando interviene, la Croce Rossa, ha una forte capillarità sul territorio e può acquisire in tempi brevi molta esperienza. Viene chiesto anche di riflettere dell’esperienza che ha fatto e di tradurla in protocolli. La Croce Rossa è volontariato e allo stesso tempo istituzione. Basta pensare alla tendopoli a Tiburtina. E’ una situazione a sè stante. Ha delle deleghe vere e proprie.

 

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