domenica, Settembre 19

Sirte: culla del potere in Libia

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I recenti eventi di gennaio hanno di nuovo posto la Libia come protagonista delle vicende africane, mediterranee e mondiali. La rinnovata offensiva delle milizie jihadiste, militanti sotto le insegne di Daesh (Is), è indice della volontà da parte dei combattenti salafiti di destabilizzare e impedire quanto più possibile una forma duratura di accordo tra Tripoli e Tobruk, i due governi presenti sul suolo libico.

Le azioni dei jihadisti non si discostano dai loro consueti canoni: servirsi di attentati al fine di indebolire l’economia, causare disagio e insicurezza nella popolazione e porsi come unica alternativa al caos dilagante. Una strategia semplice e ripetitiva, ma estremamente economica e comunque molto efficace.

Affinché, però, una qualsiasi forma di guerra sia applicabile, lo Stato Islamico necessita di risorse e di posti di comando sul territorio. Una città libica che nel corso del 2015 è stata molto contesa tra le fazioni che si combattono in Libia è stata la città portuale di Sirte. Sirte, dopo gli scontri del 2015, nel corso dei quali le forze libiche governative hanno tentato di riprendere il controllo della città, è rimasta sotto controllo delle milizie dello Stato Islamico. Quest’ultime erano partite dal primo avamposto cirenaico di Derna verso il cuore del Paese, verso il centro del golfo della Sirte, con il preciso intento di occupare la città, importantissima per diversi motivi, da quello politico a quello economico.

Oltre ad essere un centro di notevole estensione, con tutte le potenzialità e le risorse di una città portuale, Sirte è un simbolo del potere libico. Qui nacque Gheddafi, il quale, sebbene contro di lui si sia scagliata la rivoluzione, rimane un grande riferimento per i Libici, esattamente come Saddam Hussein per l’Iraq. Il sedicente Califfo, con le milizie e i clan a lui affiliati, sta tentando di trovare una legittimità al suo nuovo stato, ricorrendo alla causa religiosa, ai simboli tradizionali, alla storia dell’Islam e (soprattutto in Libia e Iraq) agli emblemi dei grandi poteri nazionali locali. Sirte assume quasi un valore messianico di potere, così lo Stato Islamico manda un chiaro messaggio ai popoli africani: il Califfato cammina seguendo le orme degli illustri predecessori e ne assume il valore e il peso morale.

Si deve specificare il fatto che Daesh si rivolge ai popoli africani e non solo ai libici, in quanto lo Stato Islamico sta realmente perpetrando il tentativo di Gheddafi di ‘unificare’ i governi africani in una lega sotto la guida libica, una grande alleanza in opposizione al mondo europeo e americano, che adesso con Daesh assumerebbe la connotazione di ‘islamico’. A prova di ciò, proprio Sirte fu teatro della omonima Dichiarazione che vide (il 9 settembre 1999) la nascita dell’Unione Africana, inoltre, le milizie della Jihad hanno scelto proprio il Ouagadougou Conference Center di Derna come quartier generale, un imponente struttura voluta da Gheddafi per incontrare i Capi degli Stati Africani.

Sirte è dunque un ‘santuario’ dell’unità libica e di quella dell’intero continente, tuttavia questa non è la sua unica peculiarità: la città è situata al centro della costa libica, lungo la quale si snoda un importantissimo oleodotto, oltre ad essere crocevia delle rotte carovaniere attraverso il deserto da tempi remoti.

Risorse economiche, valori tradizionali e potenziali collegamenti marittimi attraverso il Mediterraneo fanno di Sirte una base strategica rilevante: il flusso illegale di cocaina proveniente dal Centro Africa e commerciato dai narcotrafficanti jihadisti può tranquillamente trovare nel porto cittadino un luogo di deposito e distribuzione, garantendo a Daesh soldi facili, aggiunti a quelli guadagnati attraverso gli accordi con scafisti ed altri mercanti di esseri umani e approfittando così delle popolazioni in fuga dalla guerra.

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