giovedì, Giugno 24

Siria, una tregua da consolidare field_506ffbaa4a8d4

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Nel contempo il Pentagono si appresta a chiedere stanziamenti per la difesa nel 2017 aumentati del 50% per quanto destinato a combattere l’ISIS ma addirittura quadruplicati a vantaggio delle forze armate americane in Europa, per rispondere, come ha detto il segretario alla Difesa Ashton Carter, all’’aggressione russa’. Con simili programmi, al di là della giustificazione fornita, si intende comunque controbilanciare un potenziamento militare russo che indubbiamente c’è stato (facendosi anche sentire su vari fronti) e al tempo stesso smentire l’immagine di una superpotenza in declino nonché riluttante a proteggere davvero gli alleati atlantici in caso di bisogno.

La Russia di Putin, dal canto suo, non ha esitato ad usare la forza di cui si è dotata senza risparmio di mezzi e a minacciarne in varie direzioni un uso ancora più pesante per difendere i propri interessi e rifarsi dei torti che non senza qualche ragione ritiene di avere subito. Si deve però presumere, da un lato, che Mosca non intenda cimentarsi ad oltranza in una corsa agli armamenti simile a quella che ha contribuito ad affossare l’URSS, ben più potente della sua principale erede, per di più in presenza di una grave crisi economica non risolvibile in tempi brevi. E, dall’altro, che il Cremlino si guardi bene dal rischiare fino in fondo scontri all’ultimo sangue catastrofici per tutti.

Dopotutto, se in Ucraina la Russia si è assicurata posizioni di forza utili ai fini di qualsiasi assetto futuro del vicino Paese, nel Medio Oriente ha conseguito successi verosimilmente irreversibili, e anche imprevedibili, guadagnandosi presenza, influenza e credibilità tali da poter competere con chiunque per una sorta di egemonia regionale che d’altronde gli stessi Stati Uniti non erano mai giunti ad imporre stabilmente. Successi irreversibili, naturalmente, alla condizione minima di non metterli a repentaglio con un eccesso di azzardi.

 

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