venerdì, Settembre 17

Siria, tra una settimana il cessate il fuoco provvisorio field_506ffbaa4a8d4

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É decollato questa mattina dall’aeroporto romano di Fiumicino l’aereo che porterà Papa Francesco in America Latina. Inizia così il viaggio apostolico di Bergoglio, che farà tappa a Cuba, con arrivo previsto alle 20 (ora italiana ndr), dove, all’aeroporto internazionale José Martì, incontrerà il patriarca di Mosca Kyrill, per il primo storico colloquio diretto tra il pontefice della Chiesa cattolica e il primate della Chiesa ortodossa russa. Si tratta di un incontro storico, come sottolineato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che avverrà proprio in un luogo neutrale, Cuba. Sarà l’occasione per due pilastri della chiesa Cattolica e Ortodossa, di discutere dei grandi temi che segnano quest’epoca storica e sarà l’inizio di una relazione tra le due religioni. Al termine dell’incontro, previsto della durata di circa due ore, Francesco e Kyrill firmeranno una dichiarazione comune e terranno i discorsi ufficiali. Alle 17.30 locali, poi, il Papa riprenderà l’aereo per arrivare dopo due ore di volo in Messico, per il viaggio apostolico che si concluderà il 17 febbraio. Non è neanche rientrato a casa che Francesco ha voluto già anticipare il prossimo obiettivo: nel 2017 sarà in Colombia, per la firma degli accordi di pace tra il governo e i ribelli delle Farc.

Dopo una serie di rinvii, il ballottaggio per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica Centrafricana si terrà come programmato domenica. Lo ha reso noto oggi la commissione elettorale ricordando che a sfidarsi sono due ex primi ministri. Da un lato c’è Anicet George Dologuele, dall’altro Faustin Archange Touadera, che si affronteranno per la presidenza del Paese. Al primo turno di dicembre Dologouele’ aveva ottenuto 2768.952 voti, pari al 23,74% dei voti validi, e Toudadera 215mila voti pari al 19,05%. Gli abitanti del Centrafrica, 4,8 milioni di abitanti, tra i paesi più poveri al mondo, hanno partecipato in maniera massiccia al voto. Le elezioni di domenica dovrebbero mettere fine a anni di transizione e caos in cui il Centrafrica è piombato dopo il rovesciamento del presidente Bozize’, nel marzo del 2013. Da allora il Paese è stato devastato da sanguinosi scontri tra musulmani e cristiani che hanno portato più di un milione di persone ad abbandonare le loro case, rifugiandosi in altre aree della stessa Repubblica Centrafricana o fuggendo nei Paesi confinanti.

 

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