lunedì, Settembre 20

Siria: strategia militare ‘non convenzionale’ La Siria, la guerra e l'uso indiscriminato di gas nervini ed altamente tossici

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Nelle scorse settimane, la questione siriana è tornata largamente a far parlare di sé a causa dell’improvviso clamore mediatico suscitato dall’uso di gas nervini contro la popolazione civile tra cui si nascondevano possibili sacche di resistenza legate alle frange jihadiste. In Siria, l’uso indiscriminato di gas nervini ed altamente tossici non è nuova, tanto che diverse organizzazioni internazionali, a vario titolo e seguendo correnti politiche diverse, ne hanno denunciato l’uso dall’una e dall’altra parte.

Nelle cancellerie occidentali, ci si preoccupa maggiormente di quale mano, tra quelle presenti sul campo di battaglia siriano, possa aver armato il proprio arsenale con in modo così inusuale per i moderni metodi di conduzioni delle offensive. Tuttavia, andando oltre la disquisizione sul possibile responsabile di questi atti, è bene che si analizzi come, a livello militare, l’uso di armi chimiche e non convenzionali non sia premiante per la buona riuscita di un’operazione in teatro operativo.

Per gli studiosi di polemologia, ovvero l’arte che studia la guerra nelle sue diverse forme, uno degli aspetti più controversi su cui ragionare è sicuramente quello dell’uso di armi non convenzionali che coinvolgono il campo di battaglia a tutto tondo. La guerra siriana è il più emblematico di questi casi, perché non solo al suo interno, vi sono contraddizioni su chi sia effettivamente il nemico da combattere e sulla sua natura ma si è creata una serie diversa di interessi internazionali e regionali che non permettono una chiara ed univoca strategia militare.

Per questo agli occhi di chi analizza le azioni messe in campo dai russi, dagli stessi siriani e dagli americani, potrebbe trovarsi di fronte ad operazioni spesso inconcludenti ma che risultano dimostrative per un attore antagonista coinvolto nel conflitto. Questa è una delle chiavi di lettura per leggere i bombardamenti americani sulla base di Shyrat del 7 aprile 2017 ma anche i bombardamenti russi del settembre 2015 che non erano accompagnati da una strategia chiara ma erano soprattutto volti a dimostrare la propria presenza accanto alle truppe di Assad.

La mancata identificazione di un nemico comune ha portato all’uso indiscriminato di artiglieria, aviazione ma una scarsa presenza di truppe di terra.  In uno scenario ad alta presenza di terroristi, dispersi secondo un modello non definito, con sacche di resistenza mescolate alla popolazione civile inerte, l’uso di  armi di saturazione d’area, risulta inefficiente.

L’inefficienza deriva dalla non discriminazione di queste armi che non distinguono tra terroristi, popolazione civile e forze armate regolari. In contesti urbani densamente popolati dove l’occultamento delle manovre terroristiche è celato dietro la vita quotidiana della popolazione civile, la strategia migliore è quella delle operazioni terrestri condotte ‘casa per casa’ con una cinturazione che non consenta a nessuno di uscire ed entrare nel perimetro senza essere prima controllato. Questa tecnica è la più usata in  assoluto dai militari in zone di operazioni ed ha avuto i suoi risultati sul fronte somalo nel 1992/1993 nei villaggi più grandi.

Oggigiorno queste attività sul terreno possono essere supportate dall’uso di droni ed armi sofisticate, capaci di garantire una maggior protezione ai militari impiegati. Tuttavia, l’uso tattico di personale militare ha dei costi politici e militari non indifferenti  tanto che i vertici decisioni tendono ad usare questa opzione solo in caso di reale necessità e sempre ben celata agli occhi dell’opinione pubblica a causa delle sue ripercussioni.

I  pesanti bombardamenti aerei e di artiglieria ad opera del governo siriano che sono in corso in zone fuori dal controllo delle forze lealiste a Damasco, Daraa, Hama, Idlib e Aleppo non rientrano in una strategia motivata dalla necessità militare.

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