giovedì, Ottobre 21

Siria, sì ai negoziati di Ginevra field_506ffbaa4a8d4

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La Siria parteciperà ai colloqui guidati dall’Onu a Ginevra per trovare una soluzione pacifica al conflitto. Ad annunciarlo il ministro degli esteri siriano, Walid Al Moallem, parlando in Assemblea Generale al Palazzo di Vetro. Il regime di Damasco fa sapere che ‘accetta’ il  piano dell’inviato speciale Onu per la Siria, Staffan de Mistura, che  prevede una soluzione politica per il conflitto nel Paese. Una notizia buona nel giorno in cui proseguono i raid russi sul suolo siriano. Oggi i cacciabombardieri di Mosca hanno bombardato per la prima volta postazioni accertate dello Stato Islamico, dopo le polemiche dei giorni scorsi in cui Gli usa hanno accusato Mosca di colpire zone dove erano presenti ribelli anti-Assad non jihadisti. L’attacco è avvenuto a Qaryatain,130 km 130 km a nordest di Damasco, dove lo scorso 21 agosto i jihadisti hanno distrutto l’antico monastero di Mar Elian del V secolo.

Qaryatain sorge su uno snodo stradale strategico, la strada che porta da Palmira alle montagne di Qalamun. Nella zona si trovano anche tra i più importanti giacimenti di gas del Paese. L’aviazione russa ha colpito anche la zona di Raqqa, roccaforte dello Stato Islamico nella Siria orientale, uccidendo 12 militanti. Altri raid si segnalano su diversi villaggi della provincia di Idlib, nel nord-ovest della Siria, provocando almeno altre 7 vittime civili, secondo l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani.

Stamane Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo, aveva parlato di 18 raid compiuti nelle 24 ore precedenti su 12 obiettivi. Intanto il presidente della Commissione Esteri della Duma, la camera bassa del Parlamento russo ha dichiarato che le operazioni dei caccia russi dureranno tra i tre e i quattro mesi. Notizia che preoccupa gli Stati Uniti. In una conference call tra funzionari Usa e russi per discutere di ‘deconfliction’ (per scongiurare cioè incidenti fra i militari impegnati in operazioni non coordinate sullo stesso territorio), i responsabili americani hanno insistito affinché l’azione si concentri sul contrasto all’Isis e non contro l’opposizione al regime del presidente siriano Bashar al Assad. Da giorni si parla della possibilità di contatti diretti tra responsabili americani e russi circa le operazioni militari in corso in Siria, con la tensione montata con il sospetto che Mosca possa colpire l’opposizione al regime del presidente siriano Bashar al Assad. Dal canto suo, Mosca ostenta ottimismo descrive come ‘costruttivi’ i colloqui con gli americaniQuesti ultimi, invece sono tutt’altro che sereni.

Gli Stati Uniti hanno messo in chiaro di non aver intenzione di condividere informazioni di intelligence importanti con la Russia e addirittura il Pentagono sta valutando se usare la forza militare per proteggere i ribelli anti-Assad addestrati in Siria se questi vengono bersagliati dai raid russi. Intanto ieri le forze armate di Washington hanno trasferito nella base di Diyarbakir, nel sud-est della Turchia, aerei da trasporto C-130, elicotteri Sikorsky HH-60 Pave Hawk e 300 uomini che saranno destinati alle operazioni di soccorso in Siria e Iraq nell’ambito delle operazioni della Coalizione.

La Russia è solo l’ultimo Paese che ha condotto raid aerei contro obiettivi dell’Is in Siria. Il 22 settembre del 2014 sono stati per primi gli Stati Uniti, insieme a cinque Paesi arabi alleati, a bombardare i miliziani dell’Is in territorio siriano. In precedenza, l’8 agosto dello scorso anno, gli Usa avevano colpito obiettivi dell’Is vicino a Erbil, nell’Iraq settentrionale. Un mese dopo, il 7 settembre del 2014, sempre gli Usa hanno bombardato i jihadisti vicino alla diga di Haditha nell’Iraq occidentale. Il 19 settembre scorso è invece entrata in campo la Francia, lanciando il suo primo raid aereo contro l’Is in Iraq, dopo alcuni voli di ricognizione.

Dopo gli Stati Uniti e gli alleati arabi, il 26 settembre del 2014 jet britannici avevano iniziato a sorvolare l’Iraq dopo che il Parlamento aveva votato la partecipazione alla coalizione militare contro l’Is. L’8 ottobre era stata la volta dell’Australia, che per la prima volta aveva colpito obiettivi Is in Iraq. Il 24 luglio di quest’anno è scesa in campo la Turchia, che per la prima volta ha bombardato l’Is in Siria.. E’ il 16 settembre quando l’Australia ha annunciato i primi raid contro l’Is in Siria, a quasi un anno dall’avvio dei bombardamenti contro i jihadisti in Iraq. Infine, il 30 settembre, la Russia ha comunicato l’avvio di raid aerei contro i jihadisti in Siria su richiesta del governo del presidente Bashar al-Assad.

Di Siria si è discusso anche a margine del vertice fra i presidenti di Russia, Ucraina, Francia e Germania sull’Ucraina oggi a Parigi. I colloqui sono stati preceduti da incontri bilaterali di Vladimir Putin con Francois Hollande e Angela MerkelSeppur passata in secondo piano rispetto all’emergenza siriana, la crisi ucraina è stata affrontata in diversi incontri alle Nazioni Unite nei giorni scorsi, a lato dell’ultima Assemblea generale a New York. Martedì, a Minsk, i rappresentanti del ‘Gruppo di contatto’ (Mosca, Kiev, separatisti e Osce) hanno siglato un’intesa per il ritiro dal fronte delle armi dal calibro inferiore ai 100 millimetri, accolto con favore sia dall’Ue che dall’Osce.

Più vicino a noi, sulle sponde del Mediterraneo, i miliziani dell’Is sono attivi anche in Libia, dove hanno lanciato un attacco contro il terminal petrolifero di Sidra, situato nella Libia settentrionale, a 190 chilometri da Sirte. Nell’attacco una guardia (due secondo altre fonti) sono rimaste uccise e altre due ferite. Lo Stato islamico controlla diverse località vicine al terminal, tra cui Nufaliya, distante solo 50 chilometri, e ritenuta una delle roccaforti dell’organizzazione terroristica in Libia. Secondo il giornale, il terminal è chiuso dallo scorso dicembre, in seguito a un attacco di Alba della Libia, coalizione di milizie islamiche che fa capo al governo di Tripoli.

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