lunedì, ottobre 15

Siria: Russia-Turchia-Iran compatte, ma gli Usa si tirano fuori Avvelenamento Skripal, Mosca: 'Architettato dai servizi di intelligence britannici e americani'. Polemiche su Boris Johnson in GB

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Russia, Turchia e Iran hanno concordato di ‘accelerare gli sforzi’ per assicurare una tregua sul terreno in Siria e proteggere i civili nelle zone di de-escalation. Così un documento congiunto diffuso al termine del summit ad Ankara tra Vladimir Putin, Recep Erdogan e Hassan Rohani. L’incontro tra i leader è durato un’ora e 40 minuti circa. In una successiva conferenza stampa, i tre presidenti hanno sottolineato l’importanza di proseguire il rafforzamento del cessate il fuoco e di garantire immediati aiuti umanitari nelle zone di conflitto, sulla scia dell’accordo raggiunto lo scorso anno.

Russia, Turchia e Iran si sono impegnate a contrastare ogni «agenda separatista che mini la sovranità e integrità territoriale della Siria e la sicurezza nazionale dei Paesi vicini», si legge ancora nel documento congiunto diffuso al termine del summit. Nel documento, si invita inoltre la comunità internazionale a «rafforzare l’assistenza alla Siria inviando ulteriori aiuti umanitari, facilitando l’azione umanitaria, ristrutturando le infrastrutture di base, e preservando l’eredità storica».

In agenda anche la verifica delle cosiddette zone di de-escalation concordate nei mesi scorsi, oltre che gli ultimi sviluppi sul terreno, nello specifico la conquista turca dell’enclave curda di Afrin e l’offensiva lealista nella Ghouta orientale. Sul possibile disimpegno Usa, Rohani è duro: «Gli americani cambiano idea ogni giorno e non sono affidabili. Vogliono soldi dai governi arabi nella regione per restare». Mentre Erdogan ha specificato: «Non abbiamo mai presentato il processo di Astana come alternativo a Ginevra. Abbiamo detto che è complementare. L’unico obiettivo del summit e dei nostri sforzi è di permettere la ricostruzione di una Siria in pace».

Intanto è guerra di dazi. Donald Trump ha proposto dazi del 25% sulle importazioni di merci cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari. L’Ufficio per il commercio americano ha pubblicato un elenco di 1.300 prodotti cinesi, inclusi robot industriali e attrezzature per le telecomunicazioni. La misura è stata proposta per la presunta violazione della proprietà intellettuale americana da parte di Pechino.

La Cina ha risposto agli Usa proponendo dazi sull’import di 106 prodotti americani, tra cui soia, auto, aerei e prodotti chimici, per totali 50 miliardi di dollari, una misura di pari forza a quella annunciata dagli Stati Uniti. «La Cina», specifica poi il vice ministro al Commercio Wang Shouwen, «non vuole una guerra commerciale dalla quale nessuno emergerebbe vincitore. La posizione della Cina è consistente: la Cina è aperta, se gli Usa vogliono, a negoziati su basi paritarie e di mutuo rispetto».A stretto giro di posta la replica di Trump su Twitter «Non siamo in guerra commerciale con la Cina, quella guerra è stata persa molti anni fa dalle persone stolte, o incompetenti, che hanno rappresentato gli Usa. Ora abbiamo un deficit commerciale di 500 miliardi di dollari l’anno, con un furto della proprietà intellettuale di altri 300 miliardi di dollari. Non possiamo lasciare che questo continui!».

Nel frattempo il tycoon ha annunciato anche misure che riguardano il confine con il Messico: «Le nostre leggi sulla frontiera sono molto deboli mentre quelle di Messico e Canada sono molto forti. Il Congresso deve cambiare ora queste leggi, ed altre, dell’era Obama! I democratici stanno sulla loro posizione, vogliono che la gente entri nel nostro paese senza controlli…Crimine!».

L’avvelenamento dell’ex spia russa Serghei Skripal e di sua figlia Yulia è «una grottesca provocazione che è stata fabbricata grossolanamente dai servizi di intelligence britannici e americani»: lo ha dichiarato il direttore dello spionaggio russo all’estero (Svr) Serghiei Narishkin, secondo cui «una parte dei Paesi europei non si affretta a seguire automaticamente Londra e Washington e preferisce comprendere quello che è successo».

Nel frattempo la rappresentanza britannica all’Opac, l’Organizzazione Internazionale per la Proibizione delle Armi Chimiche, respinge come ‘una perversione’ l’offerta russa di cooperare nelle indagini. Secondo Londra, la richiesta non sarebbe altro che «una tattica diversiva per spargere ancora disinformazione ed evadere le domande a cui le autorità russe devono rispondere».

E’ polemica però intorno al ministro degli Esteri Boris Johnson, dopo il rifiuto ieri del direttore del laboratorio militare di Porton Down di certificare l’origine russa dell’agente nervino usato il 4 marzo a Salisbury. E ad accusare il capo del Foreign Office di aver mentito è la ministra ombra laburista dell’Interno, Diane Abbott.

Torniamo al caso Facebook, perché il Ceo Mark Zuckerberg testimonierà davanti alla commissione per il commercio e l’energia della Camera Usa l’11 aprile prossimo, per chiarire il ruolo della società nella vicenda dei dati di 50 milioni di utenti usati a scopi elettorali da Cambridge Analytica.

Andiamo in Camerun, perché 12 turisti, tra cui 5 italiani e 7 svizzeri, sono stati liberati lunedì dai militari dopo essere stati sequestrati per qualche ora da una non meglio nota ‘banda di terroristi’ nella località di Moungo-Ndor. Lo annuncia il governo camerunense, riferiscono i media locali.

In Austria, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, su iniziativa del partner di coalizione Fpoe, ha annunciato l’avvio dell’iter legislativo per l’introduzione del divieto di velo islamico negli asili e nelle scuole elementari. Kurz ha giustificato l’iniziativa con la necessità di «evitare la formazione di società parallele» e di dare «a tutte le ragazze le stesse possibilità di sviluppo». Il ministro dell’istruzione Heinz Fassmann ha parlato di un ‘atto simbolico’ per evitare discriminazioni.

Chiudiamo con la Francia, dove continuano ad essere piuttosto elevati i livelli di adesione allo sciopero dei dipendenti della Sncf contro la riforma ferroviaria voluta dal presidente Macron. Secondo la direzione del gruppo, oggi ha incrociato le braccia il 29,7% dei dipendenti, una percentuale che sale al 74% per quanto riguarda i macchinisti.

Intanto è stato proposto un emendamento che punta ad un consumo più etico e responsabile degli alimenti. Obiettivo della proposta, che deve ancora passare al vaglio della commissione economica, è obbligare bar, bistrot e ristoranti a mettere a disposizione dei clienti una doggy bag per riportare gli avanzi di cibo a casa.

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