martedì, Maggio 11

Siria, Russia schiera missili e aerei a Latakia field_506ffbaa4a8d4

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Sono state delle foto satellitare a rivelare la batteria di missili S400 accanto a sistemi missilistici SA22 e i 30 aerei posizionati dai russi a Latakia, principale porto siriano. Le immagini, acquisite dal Fisher Institute israeliano saranno mostrate domani, ma già oggi il centro per gli studi strategici ha rivelato che le foto analizzate sono state riprese giorni fa dal satellite israeliano Eros, che è gestito dalla Isi (ImageSat international ndr). Secondo il direttore, Tal Inbar, le batterie S400 sono operative, e al loro fianco sono installate batterie SA22 Pantsyr. Si tratta di un rafforzamento delle misure difensive, dovuto forse al timore di una eventuale escalation militare con la Turchia. Secondo le accuse di Ankara, infatti, venerdì la Russia ha violato lo spazio aereo della Turchia e oggi il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ribadendo gli avvertimenti già lanciati dal presidente Recep Tayyip Erdogan, ha detto che Mosca dovrà aspettarsi delle conseguenze.

Nel giorno in cui sono state scattate le fotografie dell’arsenale russo, per il Fisher Institute, sulle piste di Latakia si notavano undici Sukhoi 24, dieci Sukhoi 25, sette Sukhoi 34 e quattro Sukhoi 30: tutti aerei da combattimento. Secondo questi analisti, è possibile che quel giorno altri aerei ancora fossero in missione altrove, come confermato dagli stessi russi. Anche il ministero della Difesa di Mosca ha detto di aver dislocato in Siria i nuovissimi jet Su-35s e che i bombardieri a lungo raggio hanno già impedito ai jihadisti colpire la zona di Deir ez-Zor. Putin, da sempre alleato di Bashar al Assad, non intende mollare la presa e così ha deciso di mettere sul campo altre pedine, da un lato per far sentire la sua presenza in Turchia, dall’altro per continuare a colpire la Siria. Mosca va fiera degli interventi fatti finora tant’è che, per la prima volta, ha fatto un bilancio delle operazioni contando 1300 obiettivi colpiti solo nell’ultima settimana. Moltissimi rispetto ai 50 colpiti dalla coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti. I numeri sono stati forniti da Mosca, in particolare dal rappresentante ufficiale del Ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov. L’alto ufficiale ha annunciato i dati al fine di confutare le accuse dei mezzi di comunicazione occidentali sottolineando che la sintesi dei risultati della coalizione così chiamato anti-Isis sarebbe poco operativa. «La scorsa settimana la coalizione aeronautica ha completato 73 missioni e condotto 50 attacchi nelle province di Aleppo, Homs, Raqqa e Haseke. Ci aspettiamo che i nostri colleghi condividano le informazioni sugli obiettivi e l’efficienza degli attacchi con la comunità mondiale».

Nonostante la presenza dei russi e della coalizione internazionale, però, l’Isis sta continuando a devastare il territorio siriano. Stamattina il califfato ha colpito il quartiere sciita Koua Sudan di Damasco, dove due kamikaze hanno  devastato una stazione degli autobus, poco lontano dal mausoleo di Sayyida Zeinab. Luogo di sepoltura della nipote del profeta Maometto ed è meta di pellegrinaggio per gli sciiti dell’area, il mausoleo era già stato colpito circa un anno fa e anche in quel caso un kamikaze si fece esplodere vicino a un posto di blocco. Il bilancio dell’attacco di oggi è stato di oltre 71 morti e oltre 100 feriti, quasi tutti civili. La rivendicazione è arrivata poco dopo. «Due soldati del califfato hanno condotto un’azione da martiri nella tana degli infedeli nella zona di Sayyida Zeinab, uccidendo 50 persone e ferendone 120» è stato il messaggio. La notizia dell’attacco, diffusa subito dopo dalle tv locali, ha messo in allarme le milizie sciite di Hezbollah, che controllano il santuario, e anche l’esercito siriano ha subito creato posti di blocco, per paura di ulteriori esplosioni.

La situazione siriana, dunque, è nel caos più totale, ma sembra che nessuno riesca a porre un freno all’escalation di violenza. Eppure le Nazioni Unite si sono incontrate a Ginevra per provare a far partire una terza tornata di colloqui. «Sono ottimista e determinato» ha detto l’inviato dell’Onu Staffan De Mistura, secondo cui è plausibile che si possa arrivare a un cessate il fuoco entro sei mesi per poi arrivare ad una transizione politica.  Ma restano molti nodi, uno dei quali è rappresentato dal rifiuto dell’opposizione siriana che finora ha rifiutato di sederci al tavolo delle trattative nel palazzo dell’Onu. Ma oggi hanno accettato di incontrare  De Mistura, alle 17, per discutere innanzitutto delle richieste di carattere umanitario: la fine dei bombardamenti e degli assedi, il rilascio dei detenuti. Nel pomeriggio, i rappresentanti della Commissione suprema per i negoziati, la principale delegazione dell’opposizione, si sono incontrati anche con il diplomatico italo-svedese proprio al Palazzo delle Nazioni Unite, forse un piccolo spiraglio nelle trattative.

Nella notte, l’Onu ha annunciato di aver avuto incontri sia con la delegazione dell’opposizione sia con rappresentanti del regime, ma poi ha fatto marcia indietro e all’ultimo minuto ha fatto slittare la riunione con il regime per consentire a de Mistura di incontrare formalmente l’opposizione. L’altro grosso impedimento nella trattativa siriana è rappresentato dallo scontro tra Stati Uniti e Russia e proprio per stasera, sempre a Ginevra, è stato annunciato un incontro bilaterale tra i due Paesi. Lo ha annunciato Paul Patin in rappresentanza della delegazione degli Stati Uniti. «Sì, posso confermare, ci sarà un incontro bilaterale in serata» ha detto Patin. Gennady Gatilov, a capo della delegazione della Russia, non ha confermato, ma è arrivato oggi a Ginevra. Mentre le potenze internazionali trattano, però, migliaia di civili continuano a morire e l’Alto commissario Onu per i diritti dell’uomo, Zeid Raad Al Hussein, ha detto che in ogni caso, non ci sarà nessun progetto di amnistia per crimini di guerra o contro l’umanità sarà ventilato nell’ambito dei colloqui di pace in corso a Ginevra. «La posizione di principio delle Nazioni Unite esclude la concessione di qualsivoglia amnistia per i colpevoli di crimini contro l’umanità o di guerra» ha detto al Hussein, esprimendo l’auspicio che i mediatori impegnati nel difficile dialogo chiariscano bene questo punto alle parti in causa.

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