venerdì, Maggio 7

Siria, ripartono i colloqui di pace

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Mosca – Mentre continuano le controversie intorno ai negoziati di pace per la Siria, fissati per questa settimana, sia la Russia che la coalizione guidata dagli Usa continuano a colpire gli obiettivi nel Paese. Le speranze di un rapido progresso negli sforzi di pace sono deboli, visto che i colloqui previsti a Ginevra sono viziati dal fatto che dovrebbe essere consentito di prendere parte alle discussioni anche ai gruppi di opposizione. Sia la Russia che gli Stati Uniti sembrano premere affinchè i colloqui vengano avviati e hanno contribuito alla ricerca di un compromesso. La Russia ha accettato di abbandonare le proprie obiezioni riguardanti la partecipazione da parte di gruppi militanti sostenuti dai sauditi, mentre gli Stati Uniti in cambio hanno aperto la porta ad un coinvolgimento di alcuni gruppi di opposizione siriani vicini a Mosca. Nonostante la loro prova di forza sull’Ucraina, Mosca e Washington ora hanno un interesse comune, ossia che i colloqui di pace per la Siria siano almeno all’apparenza un successo. Barack Obama ha terribile bisogno, in questo anno di elezioni, di dimostrare che la sua politica siriana non è stata un disastro completo come lo è stata finora, ma come qualcosa che viene risolto attraverso l’uso della diplomazia. Per Vladimir Putin, i colloqui di pace forniscono la possibilità di aumentare l’influenza e il prestigio della Russia, e di garantire il suo ruolo chiave di attore globale.

 

Forti differenze

Ma anche se Mosca e Washington vogliono che i colloqui progrediscano e sembrano concordare su una strada da percorrere, altri giocatori hanno interessi contrastanti che saranno estremamente difficili da conciliare. Il tutto si riduce a una domanda chiave: chi dovrebbe rappresentare l’opposizione nei colloqui.

Gruppi di opposizione sostenuti dall’Arabia Saudita, che si sono riuniti a Riyadh nel mese di dicembre, si sono nettamente opposti all’inclusione di altre fazioni che sperano nella possibilità di un compromesso con il presidente siriano Assad. La loro posizione rigida riflette la dura posizione presa dai loro principali sostenitori, Arabia Saudita e Qatar, che vogliono Assad fuori e si rifiutano di negoziare qualsiasi compromesso che potrebbe consentire al sovrano siriano di restare al potere. Questi gruppi comprendono cellule jihadiste come Jaish al-Islam (Esercito dell’Islam) e Ahrar al-Sham (Movimento islamico degli Uomini liberi del Levante), che la Russia considera terroristi.

D’altra parte, la Russia ha spinto con forza per l’inserimento nei colloqui di figure come l’ex vice primo ministro siriano Qadri Jamil, che parla correntemente russo e ha preso parte a diversi round di colloqui ospitati da Mosca. I sauditi e le altre monarchie del Golfo hanno risposto con forza opponendosi all’invito ai colloqui di Ginevra, ma alla fine hanno apparentemente accettato una soluzione che consentirebbe a tutti questi gruppi di essere rappresentati.

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