martedì, Aprile 20

Siria: Putin combatterà per Assad?

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Gli Stati Uniti stanno seguendo con circospezione gli aerei militari russi che trasportano decine di tonnellate di rifornimenti, strumenti e personale verso la provincia costiera siriana di Latakia; il Pentagono crede che la Russia stia strutturando una base aerea proprio in quel punto.

Lo schieramento improvviso ha colto di sorpresa Washington, che ora si chiede come reagire. Con la Casa Bianca che ora, nella lotta all’Isis in Siria, ha un problema in più: il generale Usa in pensione John Allen, incaricato di coordinare le operazioni contro i jihadisti ha deciso di dimettersi Casa Bianca, decisione che sarebbe legata al disagio dell’ex ufficiale di fronte alla gestione della lotta all’Isis da parte dell’amministrazione Obama e la mancanza di sufficienti risorse.

Il Segretario di Stato USA John Kerry ha chiamato la sua controparte russa Sergey Lavrov tre volte in questo mese, sollecitandolo a spiegare le motivazioni russe e intimando Mosca di evitare di mettere piede sul territorio governato dal Presidente Bashar al-Assad. Mosca ha risposto di star fornendo al Governo di Assad le armi per aiutare le truppe a combattere lo Stato Islamico, e che inoltre uomini dei servizi russi sono stati inviati in Siria per aiutare ad addestrare i militari su come usare e mantenere in buone condizioni le armi russe.
Il Presidente Vladimir Putin ha difeso con vigore l’azione russa, affermando che l’Esercito siriano è la più potente forza che sta attualmente combattendo l’ISIS sul terreno, e per questo necessita di aiuti e supporti.
Putin non ha rivelato niente riguardo la prossima mossa di Mosca: gli osservatori si aspettano che riveli le sue intenzioni nel discorso del 28 settembre prossimo alla 70° sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

 

MANOVRE DIPLOMATICHE

Dall’inizio dell’estate, Putin ha avviato una serie di delicate manovre diplomatiche con l’intento di aiutare a negoziare un compromesso in Siria.
Apparentemente il suo piano di consiste nel convincere l’Occidente che la Russia sia un player globale indispensabile sullo scenario siriano, desideroso di contribuire a mettere fine al conflitto che va avanti da oltre quattro anni e mezzo, che ha ucciso circa 250.000 persone e ne ha trasformato milioni in rifugiati.
Non è chiaro quali specifiche azioni la Russia voglia intraprendere. Mentre, sia Putin che il suo Ministro degli Esteri, Lavrov, hanno detto pubblicamente che è necessario schierarsi dalla parte dei siriani, degli iraniani e dei kurdi nella battaglia contro l’ISIS -supportando di fatto la coalizione internazionale guidata dagli USA-, non è ancora chiaro quale tipo di ‘dolcificante’ Mosca abbia proposto all’Arabia Saudita e agli Stati del Golfo, che mirano a contenere l’Iran e sostenere le forze anti-Assad.
Durante l’estate Lavrov e gli altri diplomatici russi hanno tenuto diversi incontri sulla Siria con gli ufficiali USA e sauditi. Non c’è stato un visibile progresso su questo punto: sia Riyad che Washington hanno continuato a portare avanti le proprie argomentazioni sulla questione Assad.
Come parte della sua offensiva diplomatica, la Russia ha invitato il principale gruppo di opposizione siriano a parlare, ma anche qui non si è giunti a una svolta immediata.
Ci dev’essere stato qualcosa che ha convinto sia i sauditi che l’opposizione siriana a sedersi e a parlare con i russi.
Alcuni osservatori hanno ipotizzato che Mosca abbiaflirtatocon l’idea di incoraggiare Assad a chiedere elezioni anticipate e a includere alcuni membri dell’opposizione nel Governo. Ciò potrebbe aver portato i sauditi e gli altri a sperare che Mosca possa cambiare il corso degli eventi e scaricare Assad. Mosca, tuttavia, ha negato questo fatto, affermando che sta ai siriani determinare il futuro della Nazione -stessa linea di pensiero che i russi hanno avuto dall’inizio della vicenda.

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