mercoledì, Dicembre 1

Siria, preoccupazione per i soldati russi Al via domani il vertice sulla crisi migranti con paesi ostili alle quote di distribuzione

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Un numero che si aggira intorno alle 50 unità di provenienza russa, armati e con una preparazione militare sarebbero arrivati in veicoli blindati presso l’aeroporto Bassel al Assad, nella regione di Latakia, roccaforte del “regime” siriano. «Non possiamo dire con certezza se sono arrivati per combattere l’Isis o per affrontare l’opposizione» al regime di Assad, ha commentato la fonte americana che ha dato la notizia allarmando e preoccupando l’intera comunità internazionale.  Il Premier ucraino, Arseni Iatseniuk ha già annunciato in un incontro a Bratislava di aver chiuso lo spazio aereo ai velivoli russi diretti in Siria e gli Stati Uniti non nascondono di certo i loro timori. Intanto il Ministro russo degli Esteri, Sergey Lavrov e il collega americano, John Kerry hanno discusso al telefono la crisi siriana per la seconda volta nel giro di pochi giorni e il Presidente russo, Vladimir Putin ha già assicurato che parlerà di Siria e di Isis nel suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu. La Russia, secondo il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, sta fornendo assistenza alle truppe siriane perché «sono l’unica forza che può opporre resistenza all’Isis», aggiungendo che «non ci sono altre forze organizzate ed efficienti» in quella regione. L’obiettivo dei militari russi che si trovano in Siria è quindi quello di addestrare i soldati di Damasco nell’uso delle attrezzature belliche arrivate dalla Russia e non partecipano al conflitto, ha precisato Peskov.
La Russia ha così aumentato il suo dispositivo militare nella valle del Tigri con due navi per lo sbarco di carri armati e veicoli blindati da trasporto truppe: due navi sono già arrivate a Tartus, ai confini del Mediterraneo, dove i russi dispongono di una base permanente.
Al confine siriano con la Turchia prosegue intanto l’attacco dell’esercito turco ai militanti curdi. Selahattin Demirtas, ha voluto sottolineare la drammatica situazione della città di Cezire del sud-est turco, sotto un coprifuoco da venerdì scorso nell’ambito degli scontri tra esercito e Pkk curdo. Oltre 21 civili sono rimasti uccisi in questi giorni e i suoi 130mila abitanti, cui viene negato qualsiasi contatto con l’esterno, sono allo stremo delle risorse materiali. Le scorte di cibo, acqua e medicine sarebbero quasi esaurite e lo stesso Demirtas, accompagnato da una delegazione politica, starebbe cercando di entrare a Cezire, ma il Ministro dell’Interno di Ankara, Selami Altinok ha escluso ogni possibilità di lasciarli passare aggiungendo che il coprifuoco proseguirà. Nelle ultime due giornate almeno 130 sedi del partito filo curdo Hdp sono state attaccate da gruppi ultranazionalisti. Cortei nazionalisti di gruppi fascisti turchi e vicini al partito di Erdogan, AKP hanno sfilato sotto le sedi del partito filo curdo, sostituendo la bandiera dell’Hdp con quella turca e bersagliando finestre e porte degli edifici colpite con pietre e oggetti pesanti in alcuni casi anche dopo l’intervento della polizia. La Pasionaria curda, Layla Zana – arrestata per aver prestato giuramento in curdo all’ingresso in parlamento turco nel 1991 – ha intanto annunciato lo sciopero della fame.  Da luglio sono morte in Turchia e lungo il confine siriano centinaia di persone a causa di un attacco dell’esercito turco che ha volontariamente ricreato il clima di terrore tra militanti curdi armati e soldati dell’esercito di Erdogan. Si è rotto così l’ennesimo tentativo di “cessate-le-armi” indetto 3 anni fa dal leader curdo Ocalan detenuto per terrorismo nell’isola-carcere di Imrali.
Mentre alla vigilia delle celebrazioni in ricordo dell’attentato conosciuto nel mondo come ‘11 settembre’ – in cui persero la vita quasi 3mila persone in un attentato aereo a Manhattan -, i Ministri degli Esteri dei Paesi del cosiddetto Quartetto di Normandia (Russia, Ucraina, Germania e Francia) confermano il loro incontro previsto per il 12 settembre a Berlino con l’obiettivo di trovare una soluzione pacifica al conflitto nel Donbass. Arriva infine la conferma che dal 25 al 30 novembre Papa Bergoglio farà il suo primo viaggio in Africa: in Kenia dal 25 al 27; Uganda dal 27 al 29 e nella Repubblica centrafricana dal 29 al 30. Questo mentre in Arabia Saudita è stata vietata la diffusione del numero di agosto del mensile ‘National Geographic‘, che aveva messo in copertina un’immagine del Pontefice. Una decisione che le autorità spiegano di aver preso «per ragioni culturali».

 

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