mercoledì, Settembre 22

Siria, per l'Ue non c'è pace con Assad Ankara, forse due kamikaze dell'Is gli attentatori. A Vienna esulta la destra populista

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Per Ankara è lo Stato Islamico il principale sospettato per il duplice attentato che sabato è costato la vita a 97 persone, secondo il governo, di cui 91 identificate, 128 secondo le fonti curde. Lo ha dichiarato il primo ministro della Turchia Ahmet Davutoglu  secondo cui l’attacco è stato un tentativo di influenzare lo svolgimento delle prossime elezioni, che si terranno, come previsto, il primo novembre. Davutoglu, che è dal mese scorso alla guida di un governo ad interim, ha inoltre detto che saranno presi i passi necessari se verrà accertato che ci sono state falle nella sicurezza. «Se si esamina il modo in cui questo attentato è stato compiuto» ha detto il ministro «noi consideriamo le indagini sul Daesh (acronimo arabo dell’Is) la nostra priorità». Dalle ricostruzioni della polizia emergerebbe che  a provocare di due scoppi siano stati due uomini kamikaze. «Sono in corso test del dna e siamo vicini a un nome, molto probabilmente vicino allo Stato islamico», ha confermato il primo ministro. In un primo momento si era parlato anche della presenza di una donna nel commando suicida, ma l’ipotesi sembra ora perdere consistenza. Intanto il partito curdo Akp continua ad accusare il governo di strage di stato e ha deciso di sospendere fino a venerdì 16 ottobre tutti gli appuntamenti di piazza programmati in vista delle elezioni del primo novembre. Lo ha annunciato il portavoce del partito, che ha anche confermato l’impegno del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) a rispettare il cessate-il-fuoco, in onore delle decine di vittime di sabato scorso. Ma la tensione in Turchia resta alta e Beril Dedeoglu, ministro turco degli Affari europei si è detta pessimista sulla possibilità che tra governo e curdi del Pkk ripartano a breve colloqui di pace. «Finché parlano le armi da una parte e dall’altra la soluzione è molto difficile. Mi fa sperare però la volontà della popolazione di mettere fine al conflitto», ha detto. Intanto, oggi è domani il Paese è in lutto e centinaia di migliaia di turchi, con lo slogan “Fermiamo la vita”, si asterranno dalle loro attività per partecipare alle decine di manifestazioni organizzate in tutta la nazione. Inoltre, l’invito è a esporre drappi neri in case, luoghi di lavoro e auto in segno di lutto. Anche  la Commissione europea ha deciso di rinviare la missione del vicepresidente, Frans Timmermans, e del commissario per le Politiche di vicinato, Johannes Hahn, per rispettare i tre giorni di lutto proclamato dalla autorità. Lo ha ribadito Margaritisi Schinas, portavoce dell’esecutivo comunitario, nel briefing di mezzogiorno. L’auspicio della Commissione Ue è di poter organizzare la missione mercoledì, così da avere qualcosa da portare al tavolo dei leader europei in occasione del vertice del Consiglio europeo di giovedì e venerdì.

Chi si oppone all’accordo per la formazione di un governo di unità nazionale sarà sanzionato. Lo ha ipotizzato stamattina il Consiglio dell’Ue che ha discusso della delicata situazione in Libia dove si attende la firma del piano presentato dall’inviato dell’Onu Bernardino Leon. «Coloro che siano tentati di ostacolare l’accordo saranno considerati colpevoli» è scritto nelle conclusioni del Consiglio dei ministri degli Esteri Ue che si congratula e dà pieno appoggio a Leon. «Confermiamo di essere  pronti a lavorare in stretta partnership e a dare sostanziale e immediato supporto al nuovo governo libico». Ma occorre far presto, per far tornare la Libia sulla strada di una transizione pacifica. Intanto, una cauta soddisfazione è stata espressa dal  presidente della Commissione per la riconciliazione nazionale, Adel al-Fadi. «Sosteniamo il risultato raggiunto da Leon e ci auguriamo che le candidature non siano blindate, ma che si raggiunga un vero consenso» ha detto Fadi. che ha riconosciuto la valenza della nomina a presidente di Fayez Sarraj, «un tecnocrate che potrebbe dare un valore aggiunto, se trovasse il terreno ideale». Anche il Consiglio municipale di Misurata ha accolto favorevolmente il governo di unità libico proposto dalle Nazioni Unite. In un comunicato, Misurata ha lanciato un appello al Congresso generale nazionale (Parlamento di Tripoli), al governo di Salvezza (esecutivo della capitale), alle istituzioni ufficiali, le Ong e ai partiti di dare il proprio sostegno al governo proposto dall’inviato speciale dell’ Onu Bernardino Leon.

A Gerusalemme c’è un clima spettrale. Da guerra civile per alcuni, di calma apparente per altri. Ma non si ferma la scia di sangue, perché oggi pomeriggio due israeliani, fra cui un tredicenne, sono stati gravemente feriti a coltellate.  L’attacco, riferiscono i media israeliani, è avvento a nel sobborgo di Pisgat Ze’ev a Gerusalemme est mentre il ragazzino stava pedalando sulla sua bicicletta. A colpire sono stati due uomini, che prima hanno ferito gravemente un 25enne e poi hanno aggredito il 13enne. Un israeliano si è messo a inseguire i due aggressori, uno dei quali è stato travolto da un auto, mentre il secondo aggressore è stato raggiunto dai colpi d’arma da fuoco di un poliziotto. Salgono così a tre le aggressioni a coltellate avvenute oggi a Gerusalemme. Circa un’ora prima, una 18enne palestinese aveva accoltellato un agente della polizia di confine sulla Collina delle munizioni, ferendolo leggermente. La donna è stata poi ferita dai colpi d’arma da fuoco di altri agenti. Finora sono 14 i palestinesi morti in Cisgiordania dal primo ottobre. Di questi, la metà è stato ucciso dopo aver aggredito israeliani a colpi di coltello, mentre gli altri sono morti in scontri con le forze israeliane. È una rabbia incontrollabile quella della Palestina, vessata da condizioni di vita difficili, libertà sempre più limitate e continui soprusi.

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