domenica, Agosto 1

Siria, per l'Ue non c'è pace con Assad Ankara, forse due kamikaze dell'Is gli attentatori. A Vienna esulta la destra populista

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«Il regime di Assad non può essere un partner nella lotta contro Isis e non può esserci pace duratura in Siria con l’attuale leadership e finché non saranno affrontate le legittime rimostranze di tutte le componenti della società siriana». Dopo intense discussioni, si è pronunciato così il Consiglio dell’Unione Europea che si è riunito a ha approvato la bozza circolata nel fine settimana. I ministri degli esteri, dunque, hanno dato poi pieno supporto al lavoro dell’inviato Onu Staffan de Mistura per costruire un binario politico, compresa la proposta per i gruppi di lavoro intra-siriani. Nonostante gli sforzi di Vladimir Putin per convincere gli alleati europei, per l’Unione non ci può essere una pace  duratura in Siria sotto l’attuale regime. «I responsabili di crimini di guerra e crimini contro l’umanità in Siria devono risponderne» ha detto il Consiglio, ribadendo la richiesta al consiglio di sicurezza dell’Onu, affinché riferisca la situazione alla Corte penale internazionale.  Al tavolo dei ministri degli Esteri il dibattito è stato tranquillo, ma alcuni Paesi, più che altri, hanno avuto un ruolo chiave nella decisione. La Francia di Hollande non ha mai nascosto il suo pensiero sul presidente siriano e anche oggi il ministro Harlem Desir ha detto che la transizione politica è la condizione per la pace in Siria e che questa  transizione va fatta senza Assad. «È responsabile del grosso delle vittime della guerra civile» ha sottolineato. Più prudente l’Italia secondo cui non esistono soluzioni militari facili, ma si deve lavorare per una transizione politica che porti all’uscita di Bashar al Assad senza creare un vuoto che sarebbe riempito dal terrorismo. «Bisogna certamente trovare il momento in cui la transizione consentirà anche l’uscita del dittatore. É esattamente l’oggetto della trattativa sul piano politico» ha commentato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Ora l’incognita è la Russia, che mentre continua a lanciare raid dal mar Caspio, deve decidere se mettersi contro l’intera Europa e la Nato oppure alleggerire la sua difesa di Assad. «L’Ue, ma anche l’Italia, devono lavorare perché Mosca eserciti la sua influenza nei confronti del regime e la sua posizione nell’area per facilitare la transizione politica» ha aggiunto Gentiloni «e non per illudere che le questioni si possano risolvere sul piano militare, ma ora siamo preoccupati, perché alcune delle operazioni militari russe sono andate su bersagli controversi o sbagliati o hanno prodotto sconfinamenti nello spazio aereo turco». Le tensioni con la Turchia, infatti, non diminuiscono e intanto a Putin continuano ad arrivare accuse di non colpire solo le postazioni dell’Isis, ma anche i combattenti anti Assad. Proprio quelli che gli Stati Uniti continuano a rifornire di armi. La Cnn ha rivelato che il governo Usa ha aerei cargo C-17s, scortati da alcuni caccia da combattimento, hanno paracadutato alla Syrian Arab Coalition 50 tonnellate di munizioni, armi leggere e granate. Questo arsenale potrà essere utile anche ai alle milizie curde che combattono in Siria che si sono alleate alle “Forse democratiche della Siria” per combattere lo Stato Islamico e liberare Raqqa.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani e alcuni media curdi hanno pubblicato il documento che annuncia la nascita dell’alleanza, che  riunisce le Unità di protezione del popolo (Ypg, curde), alcuni gruppi di ribelli arabi e una milizia cristiana assira attiva nel nordest del Paese. «Questo periodo delicato», si legge nel documento, «richiede una forza patriottica unita per tutti i siriani, curdi, arabi e assiri, e per tutti gli altri gruppi sociali presenti in Siria». Ma intanto, Putin non si ferma e prosegue la sua escalation militare. Le forze aeree russe, infatti, hanno compiuto nelle ultime 24 in Siria ore 55 uscite contro 53 obiettivi dell’ Isis nelle province di Homs, Hama, Latakia e Idlib. Secondo le fonti, i raid hanno distrutto sette punti di comando, sei campi di addestramento (tra cui uno per militanti stranieri, vicino a Mastum, nella provincia di Idlib), sei depositi di armi e una fortezza vicino al villaggio di Salma nella provincia di Latakia. L’aviazione russa ha attaccato anche 24 punti fortificati, con armi e veicoli. Infine, sono stati colpiti un convoglio di veicoli, un gruppo mobili di mortai e tre bunker. Anche di questi risultati si è parlato stamattina al Consiglio Ue e i 28 ministri degli Esteri hanno sottolineato che l’obiettivo è ridimensionare il conflitto. «L’Ue chiede alla Russia di concentrare i propri sforzi sull’obiettivo comune di arrivare a una soluzione politica del conflitto ed esorta Mosca a fare pressioni perché le violenze si riducano», hanno scritto in una nota. Anche Federica Mogherini Federica vede per la Russia un ruolo significativo per cominciare il processo politico per la transizione in Siria.

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