lunedì, Agosto 8

Siria, parlando con Jameel … field_506ffbaa4a8d4

0
1 2 3


Quale la tua opinione personale sulla rivoluzione, alla luce delle attuali circostanze. Anche alla luce delle discussioni in seno alle organizzazioni internazionali. Si parla molto di Siria ma sembra che nessuno ascolti quello che hanno da dire i siriani. Cosa ne pensi?

È così. Noi abbiamo provato a parlare durante questi quattro anni. Non solo noi, ma molti artisti, giornalisti, attivisti. Il problema principale della Siria è questa dittatura. Tutto il resto è il risultato di questo primo problema. In realtà, credo -non mi interessa la politica-, ma credo che a nessuno importerebbe della Siria se il problema restasse confinato lì, se riuscissero a confinarlo in Siria. Ma nessuno può riuscirci. L’Europa ha un problema, il problema dei rifugiati, e i vicini della Siria hanno lo stesso identico problema. Adesso c’è la Russia e tutta questa guerra… E gli amici del popolo siriano non fanno nulla. Questo mondo democratico che credevamo avrebbe fatto qualcosa per [aiutarci a]rivendicare la democrazia. Abbiamo provato a costruire un nuovo futuro per la Siria, ma nessuno ha fatto nulla [per sostenerci]e il risultato è questo. In realtà, siamo un po’ frustrati  -siamo molto frustrati, non solo io, ma molti siriani non credono più alle democrazie, all’Europa, all’America. Siamo in una zona nuova. Adesso siamo sotto le bombe a grappolo. Abbiamo due nemici, non uno, il regime siriano e adesso ci sono al-Qa’ida, Da’esh, e un sacco di problemi. E credo che la situazione stia peggiorando sempre più. Lo si può notare nella terza stagione della nostra serie. Sta diventando sempre più tetra. Il primo episodio è molto leggero, ma il terzo, il quarto e l’ultimo sono molto tetri e molto duri. Vale lo stesso per la situazione in Siria. Ogni volta che crediamo di aver toccato il fondo, scopriamo che può andare ancora peggio.

 

Sembra quasi che il popolo siriano stia perdendo la speranza. È così?

Be’, Paola, non voglio dirlo perché stiamo ancora provando a trovare la nostra strada, ma è una situazione triste, una situazione disperata. Potevi vedere la speranza due o tre anni fa. Quando è cominciata la rivoluzione, non puoi immaginare l’energia! Tu eri a Damasco. Damasco era come la Siria intera, un enorme festival! Incontravamo molte persone, lavoravamo insieme, era la prima volta nella storia moderna della Siria che le persone parlavano le une con le altre e lavoravano insieme e hanno fatto un lavoro enorme! Nei media, nelle arti, nel cinema… in molti modi. Ma ora, non possiamo, siamo stanchi e… non abbiamo tregua. Sappiamo di essere soli. Abbiamo provato a farla finita con questa idea romantica del mondo… di un mondo democratico e della gente che non ci avrebbe mai lasciati da soli… tutto molto romantico. Ora siamo più realisti e molte persone attorno a me  -io per primo, sono più realista, cerco di fare quello che posso. Se posso aiutare nelle piccole cose, lo faccio. Non ho grandi sogni. Perché io lo so: nessuno desidera un grosso cambiamento, non solo in Siria ma anche negli altri Paesi. Il mondo è un sistema enorme. Adesso l’Europa lavora fianco a fianco con l’Arabia Saudita e con al-Sisi, in Egitto, è ironico! [ride]Alla fine, dobbiamo essere molto realisti, in tutto quello che riguarda lo sviluppo, l’economia, costruire questo piccolo Stato… Non ho grandi aspettative, ma allo stesso tempo credo nella gente, nelle persone attorno al mondo che cercano di aiutarci. Non fraintendermi, non sono arrabbiato, ma la situazione è questa. Sto cercando di essere molto onesto, questa è la nostra situazione, e al momento non c’è spazio per la speranza. Nessuna speranza.

 

È un’analisi molto lucida e disincantata. C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere?

Vorrei che potessimo salvare il popolo siriano. Quelle persone cercano di raggiungere un posto sicuro. Scappano dalle bombe a grappolo  -non hai idea… Ad Aleppo, per esempio. Quando ero ad Aleppo, quest’anno… un incubo, davvero un incubo… non puoi immaginare… la situazione è un vero incubo… ogni giorno, ogni due giorni, cade una bomba a grappolo… non so come spiegarlo  -persino in Arabo, il mio inglese non è molto buono, ma persino in arabo non so come spiegarti quelle esplosioni… è come… [sospira]Non sai la paura. Con le persone, i bambini, le famiglie… Davvero triste. Ci provano [a resistere]. Sono frustrati, sanno che il regime continuerà perché ha il supporto della Russia, dell’Iran, persino dell’Europa. Sapevi che due anni fa la Germania ha mandato dell’equipaggiamento al regime siriano? Per via di tutto questo, adesso tutti sanno che non possiamo continuare così. Non possono star lì ad aspettare che arrivi anche il Da’esh, devono scappare. Spero sopravvivano. Non mi interessa della terra, degli edifici… Mi importa delle persone, dei bambini, di questa umanità…

 

Non credi sia comunque importante che Masasit Mati, e altri attivisti e artisti, continuino a creare consapevolezza attorno a quello che succede in Siria, a raccontare la storia della Siria in modo che il mondo non la ignori?

Ci proviamo, Paola, ma [sospira]il problema è che ci sentiamo soli. Ognuno di noi, ormai dall’esterno, lavora in questo senso, ma cosa possiamo fare? Cosa può fare l’arte? Aspettiamo di scoprirlo e nel frattempo, continuiamo…

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->