martedì, Agosto 3

Siria, parlando con Jameel … field_506ffbaa4a8d4

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Masasit Mati (dal nome della particolare cannuccia che si usa per bere e filtrare il matè, bevanda molto popolare in Siria) è un collettivo anonimo siriano, con base a Beirut, che ha realizzato e prodotto la fortunata serie ‘Top Goon: Diaries of a Little Dictator’. La serie, disponibile su YouTube con sottotitoli in inglese, racconta la Siria di Bashar al-Assad e la rivoluzione attraverso una satira tanto brillante quanto feroce, capace tanto di far ridere quanto di far piangere. I protagonisti sono degli umili pupazzetti sulle dita che raffigurano personaggi tipici della Siria contemporanea. Riconoscibile nell’aspetto e nel modo di parlare (con la sua ‘esse sibilante’) è il rais stesso, Beeshu, accompagnato dal suo fedele scagnozzo.
In tre stagioni, ‘
Top Goonsegue l’evoluzione della situazione, dall’entusiasmo e la speranza del sollevamento popolare, alla reazione brutale del regime, al disincanto di un popolo ormai stremato. Abbiamo deciso di parlare con il regista della serie, che usa lo pseudonimo di Jameel, per dare corpo all’interrogativo che ci siamo posti
circa il valore dell’arte e della cultura di fronte alla tragedia che si sta consumando in Siria.

Quando abbiamo contattato Masasit Mati, non avremmo mai pensato che a rispondere sarebbe stato un uomo che aveva incrociato la nostra vita damascena. Non avremmo nemmeno pensato che l’intervista sul ruolo dell’arte come strumento di attivismo si sarebbe trasformata in una conversazione più ‘intima’, sulle emozioni, sulle aspirazioni, sulle speranze e le delusioni dei Siriani. Avevamo incontrato Jameel a Damasco, qualche anno fa, quando la città era ancora una metropoli vivace e brulicante di vita. Allora non sapevamo che nel giro di pochissimo tempo la Siria si sarebbe trasformata in un incubo di sangue e morte. Frequentavamo i festival del cinema, i bar nella città vecchia e giravamo una Siria meravigliosa ed ospitale.

 

Parliamo di Masasit Mati. Quanti siete nel gruppo? Da dove venite? Come avete formato il gruppo?

Siamo un gruppo piuttosto grande perché in ogni stagione c’è un nuovo attore, un nuovo artista che si unisce al progetto. In tutto siamo circa 25 ma di solito lavoriamo in otto o in nove. Siamo per lo più siriani, ma abbiamo amici che vengono dall’Europa o da altri Paesi Arabi. Ma io, gli attori e lo sceneggiatore siamo tutti siriani.

 

Quindi qual è il gruppo originale? Com’è nato Masasit Mati?

La nostra storia è cominciata nel 2011, quando è iniziata la rivoluzione siriana. Stavo cercando un modo sicuro di parlare della situazione in Siria, sai, senza pericoli. Ho pensato che forse usando dei pupazzi potevamo nascondere gli artisti. Allora, ho parlato con un paio di attori ed altri artisti di questa mia idea e gli è piaciuta! È andata così, in poche parole.

 

L’idea dei pupazzi sulle dita, perciò, è nata per rendere le cose più facili e meno pericolose?

Esatto. La ragione principale era la sicurezza. Poter parlare di qualsiasi cosa senza pericolo. Lo sai, il regime siriano è molto pericoloso. Utilizzare i pupazzi consente di parlare del regime e di Bashar al-Assad. Tu hai vissuto in Siria e conosci la situazione. Questa è la ragione principale. La seconda ragione era fare satira. I pupazzi sono degli strumenti simpatici e divertenti per parlare delle cose. Se trasformi Bashar al-Assad in un muppet, nessuno può prenderlo sul serio. Abbiamo cercato di distruggere la paura che paralizzava i Siriani nel 2011. Nessuno poteva parlare del regime degli Assad, di Bashar al-Assad, di suo padre o di qualsiasi altra figura del regime. Abbiamo cercato di distruggere questa paura.

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