mercoledì, Maggio 12

Siria: Obama-Putin, così vicini e così lontani

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All’ONU vanno in scena prove di dialogo tra il presidente americano Barack Obama e quello russo Vladimir Putin. Dopo i discorsi di fronte all’Assemblea, in cui non hanno risparmiato anche delle frecciate, i due leader hanno avuto un faccia a faccia a porte chiuse, dove però sulla Siria hanno mostrato delle possibilità di arrivare ad un accordo. «Il colloquio con Obama è stato sorprendentemente franco, costruttivo. Possiamo lavorare insieme», ha detto Putin in conferenza stampa, ribadendo però l’illegalità dei bombardamenti, visto che non sono stati approvati dall’ONU. Sembra però che il presidente russo sia propenso per il sì ad una partecipazione ai bombardamenti contro obiettivi IS nella regione. Gli Usa non considerano il dispiegamento delle forze militari russe in Siria come necessariamente distruttivo per ottenere un risultato positivo sul territorio: «Se i russi usano la loro forza militare solamente per combattere l’Is, allora va bene. Ma se lo fanno per rafforzare la lotta di Assad contro il suo stesso popolo, questo sarà negativo». Già, Assad, il vero punto di scontro tra Putin e Obama. Da una parte il presidente americano, che ha detto chiaramente: «C’è ‘qualcuno’ che ci dice che dovremmo sostenere dei tiranni come Assad perché l’alternativa è molto peggio. Assad ha brutalizzato il suo popolo: una soluzione in Siria deve essere la transizione a un nuovo leader. Conduco l’esercito più forte che il mondo abbia mai conosciuto e non esiterò mai a proteggere il mio Paese o i nostri alleati unilateralmente e con la forza se necessario. Ma non possiamo risolvere i problemi del mondo da soli, dopo tanto spargimento di sangue, dopo tanta carneficina, non si può tornare allo status quo». Mentre il russo ha confermato l’appoggio al governo di Damasco, «il cui esercito è l’unico in grado di sconfiggere l’Is. Non cooperare con il governo di Assad è un grave errore».

Obama però ha continuato anche oggi nel summit aperto il summit dedicato alla lotta al terrorismo: «L’IS alla fine perderà perché non ha nulla da offrire se non disperazione e distruzione. Noi siamo guidati da una visione migliore ma la vittoria richiederà sforzi continui da parte di tutti. Il nostro approccio richiederà tempo. Non è facile. Ci saranno successi e passi indietro. Per sconfiggere l’Is in Siria serve un nuovo leader e un governo inclusivo che unisca il popolo siriano nella lotta contro i terroristi. Questo sarà un processo complesso ma siamo pronti a lavorare con tutte le parti, incluse Russia e Iran, per trovare un meccanismo politico con cui sia possibile iniziare un processo di transizione». E su questo summit ha polemizzato Vitaly Churkin, ambasciatore russo all’Onu, secondo cui si tratta di una ‘mancanza di rispetto’ nei confronti delle Nazioni Unite, di cui «vanifica gravemente gli sforzi nel settore». «Noi riteniamo che tutto debba svolgersi in maniera appropriata, senza pretendere di attribuirsi un ruolo altrui. Gli americani, d’altra parte, se non facessero così non sarebbero americani. Per loro è importante dimostrare di essere quelli che comandano, quanto meno sulla carta». Di certo c’è un altro passo importante, ossia la possibilità di aprire trattative diplomatiche per risolvere la crisi siriana con un panel simile a quello visto per il nucleare iraniano (Iran più Germania, Francia, UK, Russia, Cina e Usa).

Su Siria e terrorismo è intervenuto anche il presidente del Consiglio dei Ministri italiano Matteo Renzi, sia nel suo discorso all’ONU che in una intervista a Bloomberg: «La Russia ha un ruolo assolutamente cruciale da giocare sui dossier chiave, inclusa la Siria. La Russia è un grande Paese, con una grande storia e un grande futuro. Immaginare un futuro senza la Russia è un grande errore. In Siria dobbiamo evitare una nuova Libia. Ritengo che abbiamo bisogno di un accordo di un’ampia maggioranza di Paesi per risolvere i problemi. C’è un problema concentrato sulla presenza di Assad, ma ritengo che la priorità in questo momento sia verificare se ogni Paese coinvolto in questo terribile dossier possa trovare un compromesso e un accordo. Gli attacchi e le iniziative contro un dittatore pericoloso come Gheddafi erano senza una strategia per il futuro. Oggi, dopo quattro anni, abbiamo così un Paese fuori controllo. Ogni iniziativa in Siria sarà credibile se risolve il problema per oggi e per domani».

Spostandoci in Afghanistan, partite all’alba le operazioni militari per riprendere Kunduz City, capoluogo della provincia settentrionale di Kunduz, caduta ieri nelle mani dei talebani. Il portavoce della polizia della città, Sayed Sarwar Husaini, ha spiegato che «le forze afghane (aiutate dai raid Usa, ndr) stanno avanzando ed hanno già ripreso il quartier generale della polizia e l’edificio della prigione».

Spostandoci in Africa, a parlare invece di Somalia è stato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, secondo cui «dopo i lunghi anni di buio della Stato fallito, la 70ma Assemblea generale del Onu è finalmente l’occasione per aprire una nuova fase. Il governo federale somalo controlla ormai l’80% del territorio sottratto ai miliziani di Al Shabaab. Questo ha reso possibile l’avvio di un dialogo finalmente costruttivo fra Mogadiscio e le autorità regionali. L’Italia, che guida il contingente militare europeo e contribuisce con i carabinieri all’addestramento della polizia somala, ha proposto di ospitare una conferenza entro il 2016 per promuovere gli investimenti pubblici e privati in Somalia. Il corno d’Africa è ormai l’area da cui proviene il maggior numero di migranti che sbarcano sulle coste italiane. La collaborazione con i Paesi della regione, di cui ho parlato anche con il Ministro degli Affari Esteri sudanese, Ibrahim Gandoor, può essere cruciale per gestire i flussi e combattere il traffico di esseri umani».

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