lunedì, Giugno 27

Siria, nuovo asse Russia-Usa contro Isis Putin e Obama preparano operazione di terra contro al-Baghdadi insieme a Iran e Iraq

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Il successo di questo piano militare detterebbe le sorti anche per Mosul e per gli altri distaccamenti degli islamisti in Iraq. Il premier iracheno, Haider al-Habadi, dopo aver espresso la sua «delusione» per il sostegno finora offerto dalla coalizione internazionale a guida Usa in più di un anno di bombardamenti, ha detto che eventuali raid aerei russi contro i jihadisti sarebbero benvenuti, pur precisando di non averne ancora discusso con Putin. Una guerra che sconfiggerebbe il fondamentalismo in medio oriente, ma che soprattutto intaccherebbe la lapalissiana leadership americana.

La situazione appare molto delicata anche in Turchia. A un mese esatto dal voto anticipato, i deputati del partito filo-curdo Hdp (che è riuscita a superare alle elzioni di giugno l’altissima soglia di sbarramento del 10%) hanno messo in atto oggi una clamorosa protesta in stile ‘aventino’ accusando il Presidente Erdogan di aver scatenato il conflitto – che da luglio sta provocando centinaia di morti – tra l’esercito e il Pkk curdo nel sud-est. L’obiettivo secondo gli aficionados del rappresentante curdo, Selahattin Demirtas sarebbe recuperare i consensi necessari a ottenere la maggioranza assoluta nelle elezioni anticipate. In seguito a ciò, Erdogan ha preferito lanciare un  monito a Mosca nel corso di un discorso davanti al Parlamento di Ankara. Secondo il Presidente turco la Turchia non solo non collaborerà con Putin ma «non permetterà che il terrore si radichi vicino ai suoi confini, né tanto meno accetterà di essere messa di fronte a una situazione di fatto compiuto».

L’intervento del primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu all’Assemblea Generale dell’Onu, all’indomani delle dure parole contro Israele del leader palestinese Mahmoud Abbas si è focalizzato quest’oggi sulla scelta di negoziare con l’Iran all’interno dell’incontro cosiddetto ‘5+1’. Secondo il leader ebreo l’accordo sul nucleare iraniano «non rende la pace più probabile», ma «rende più probabile la guerra».

L’Iran invece, già impegnato a preparare l’offensiva di terra con Assad assiste al discorso di guerra dell’Ayatollah Khameini. Questa volta le sue parole sembrano indirizzate non verso gli Stati Uniti o Israele bensì verso la sunnita Arabia saudita. «Le forze armate», ha detto la Guida suprema nel corso di un incontro con i vertici militari della Repubblica islamica, «devono con urgenza aumentare i livelli di rapidità di reazione contro il nemico in caso di attacco».

A Kunduz, nel nord dell’Afghanistan, i talebani hanno assicurato non solo di non essere fuggiti dalla città, come è stato abbondantemente riportato dai principali media occidentali, ma di «avere attaccato alle 9:00 il nemico», che «a causa delle pesanti perdite sofferte» ha abbandonato la città: lo hanno annunciato gli insorti sul loro sito ufficiale, sostenendo che «soldati e agenti di polizia stanno fuggendo in direzione dell’aeroporto». Confuse appaiono invece le dichiarazioni  dei vertici delle forze armate afghane che hanno assicurato al presidente Ashraf Ghani che la città sarebbe sotto controllo delle forze nazionali e che la sua vita quotidiana sia tornata alla normalità. Intanto, in totale contraddizione con le dichiarazioni dei vertici afghani i talebani si sarebbero impossessati nelle ultime 24 ore di tre distretti nel Nord del Paese: Khawaja Ghar in Takhar, Tala Wa Barfak in Baghlan e Qala Zal in Kunduz. Oltre a impossessarsi degli edifici pubblici ed amministrativi distrettuali e del quartier generale della polizia i talebani hanno costretto le forze di sicurezza a ritirarsi verso la provincia di Samangan. Nonostante la conclusione della missione Enduring Freedom che ha impegnato i militari dei principali paesi Nato in Afghanistan, dopo il ritiro di gran parte del contingente americano, sono rimasti 6.500 militari, impegnati in una missione di sostegno, in particolare nell’addestramento delle forze afghane che affiancano le forze locali anche nel tentativo di liberazione della città di Kunduz.

 

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