lunedì, Agosto 2

Siria, nuovo asse Russia-Usa contro Isis Putin e Obama preparano operazione di terra contro al-Baghdadi insieme a Iran e Iraq

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«Se vogliono colpire l’Isis, per me va bene». Così Donald Trump, candidato repubblicano alla Casa Bianca ha commentato l’operazione di raid russi in Siria iniziata ieri. O ancora: «Se vogliono colpire l’Isis, per me è ok». Per l’amministrazione Obama le affermazioni del miliardario americano arrivano come un lampo a ciel sereno in seguito alle sue recenti già criticate esternazioni sull’immigrazione. L’America non sta riuscendo proprio a mandar giù la decisione di Mosca di mettere a disposizione oltre 50 aerei da guerra per distruggere lo Stato Islamico e i suoi principali avamposti. La campagna elettorale è tutto però di questi tempi, ed è con arguzia che Trump ha giocato la sua carta: sconfiggere l’Isis come unica priorità.

Infatti, i pareri su quali siano stati gli obiettivi colpiti dai caccia russi nelle ultime 24 ore sono un po’ contrastanti. Secondo  il senatore americano John McCain, che conferma le voci già circolate su alcuni media Usa -come il ‘Washington Post‘- alcuni dei raid aerei in Siria avrebbero colpito i combattenti della Free Syrian Army, gruppo addestrato ed equipaggiato dalla Cia. La smentita arriva rapidissima dall’ufficio stampa del Cremlino che nega che tra le 12 enclavi Isis colpite nelle ultime ore, ci fosse alcuna vittima civile. La motivazione pare essere che le accuse degli americani girassero sui media ancora prima che i bombardieri avessero preso il volo.

Dopo una prima fase di inimicizia l’asse Est-Ovest riprende la stessa coordinata. Alle ore 17 è infatti iniziata la videoconferenza tra Washington e Mosca per gestire le attività militari parallelamente. Trump accontentato, e Obama pure.

Mentre il Cremlino ha lasciato intendere che nel mirino non ci sono solo le postazioni dello Stato islamico, ma anche di altri gruppi del fronte anti-Assad, diverse sono le Nazioni che stanno accogliendo positivamente l’operazione unilaterale del Presidente indiscusso russo Vald Putin. Iran e Iraq appoggiano l’attacco, con l’invio di decine di combattenti nel nord della Siria per respingere i miliziani di Al-Baghdadi verso postazioni dell’entroterra facilmente attaccabili. Se ciò non dovesse bastare si pensa già a un assalto via terra che coinvolgerebbe ulteriori unità armate russe e siriane sostenitrici del Governo di Assad. Quello che da 3 anni viene definito un ‘regime’ rischia grazie a quest’operazione di tornare a essere un Governo legittimo, persino per gli americani.

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