sabato, Maggio 8

Siria- Libano, è ancora lontana la tregua? field_506ffbaa4a8d4

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Mentre in Siria la guerra civile continua a portarsi gli strascichi sulla scena politica libanese, è ormai chiaro che non serve continuare con accesi dibattiti, perché non esistono più scuse per le contese libanesi sulla situazione siriana.

Sono in tanti a credere che il Libano abbia davanti a sè due grandi sfide: prima di tutto, i risultati e i postumi della crisi scatenata dal conflitto siriano; poi, i conflitti politici, inclusi un dialogo interno ormai in stallo, tensioni su scala crescente sulla scena politica, e la paura di un’acutizzazione della situazione di sicurezza che possa raggiungere un picco massimo fuori da ogni controllo. Al contempo, molti analisti sono convinti del fatto che nei prossimi mesi il regime siriano vedrà nuovi sviluppi soprattutto nella capitale del Nord, Aleppo. Gli stessi analisti rifiutano, invece, servizi e reportages israeliani che parlano della Siria come una terra che ha raggiunto un “Equilibrio Strategico” poiché nessuna delle parti sembra capace di sconfiggere il proprio rivale.

Il quotidiano israeliano ‘Haaretz’ sembra aver concluso che il Presidente siriano Bashar Assad sarà in grado di mantenere il controllo sulla capitale Damasco e sui corridoi che collegano la città principale ad Aleppo e al Nord-Ovest.

Secondo il Generale libanese Amin Hoteit ormai in pensione, simili valutazioni non tollerano relazione alcuna con i fatti accaduti e sono piuttosto considerate come un tentativo di ridurre i forti impatti della sconfitta in Siria. In un’intervista speciale concessa al Centro di Beirut per gli Studi sul Medioriente, il Generale ha aggiunto: “Se si guarda bene a questa valutazione, non è difficile arrivare alla conclusione che il regime siriano stia dominando Damasco, che rappresenta un particolare centro di gravità politico insieme alle province lungo la costa, a loro volta centri di gravità economica aperti al mondo, e in cui la densità di popolazione è molto alta. Quindi, incentivare e rafforzare il controllo sulla città di Aleppo e collegarla attraverso la linea principale di Homs e Hama significa garantire al regime siriano il controllo su circa il 65%-70% della popolazione; la restante parte, vale a dire un terzo o un quarto della gente che vive nelle zone esterne a quest’area, resta al di fuori del controllo delle truppe di regime”, spiega Hoteit.  E aggiunge: “Non è tutto. Oltre a questo, l’influenza delle aree sotto il controllo di regime è molto diversa da quella delle zone controllate dai gruppi armati. Le prime sono largamente supportate e unite tra loro; le altre hanno più l’aspetto di isolotti indipendenti, isolati dal regime in un modo o nell’altro. Di conseguenza, non esiste alcun equilibrio strategico in Siria. Ma secondo gli esperti militari, è vero che uno squilibrio a favore del regime arriverà dai centri economici, politici e demografici”.

Da una prospettiva differente, sempre gli esperti hanno affermato che nelle prossime settimane Aleppo non aspetterà a liberarsi dall’esercito siriano. Una volta che di liberazione si potrà parlare, il piatto della bilancia penderà per il regime, che avrà la meglio sul campo di battaglia, soprattutto per quel che concerne la persecuzione dei gruppi terroristici e l’impedimento agli stessi di imporre il loro controllo o di istituire aree collegate o entità indipendenti.

Ma il conflitto armato, tra oppositori e gruppi stranieri armati, riuscirà anche a indebolire queste divisioni. Hoteit ha inoltre affermato che è fondamentale riconoscere quale sia la ragione principale dietro questi conflitti armati e lotte politiche: si tratta della divisione del Wahabismo in due fazioni, una saudita, tradizionale, e un Nuovo Wahhabismo guidato dai turchi e dal Quatar e rappresentato dall’ISIS.

E le due parti del Wahabismo sono nelle mani degli USA, anche se il secondo opera direttamente sotto il comando della CIA, che coordina e impartisce ordini.

Gli USA si spacciano come nemici dell’ISIS, mentre di fatto sembrano abbracciare e supportare entrambe le frange, come strumento per il reclutamento di combattenti, oltre che per la mobilitazione. In ogni caso, trattandosi di un conflitto tra gruppi armati che sembra non essere destinato a estinguersi sul breve periodo, il regime siriano si trova di fronte a tre partiti: Jabhat al-Nusra, ISIS e il Fronte Islamico”. Queste, le parole del Generale.

Il ruolo degli Stati Uniti non svanisce ai confini con la Siria, bensì si estende al Libano, fermo restando che una delle condizioni del conflitto in Siria è proprio quella di ridurre le tensioni di parte in Libano per raggiungere un accordo tra i partiti, rivali politici.

Il dialogo tra il Movimento Futuro e Hezbollah da un lato, e tra il leader maronita Samir Geagea e il Generale Michel Aoun dall’altro, hanno di fatto

l’ obiettivo di ridurre le tensioni e guadagnare consensi a livello regionale, sostiene l’ex Ministro libanese e vicepresidente del parlamento Elie Ferzli.

In uno speciale per il Centro di Beirut per gli Studi sul Medioriente, Ferzli aggiunge di essere convinto del fatto che i dialoghi con il Libano siano aperti ai partiti stranieri, in quanto la coesione delle Agenzie di sicurezza libanese – Esercito libanese in primis – necessita di un accordo politico tra rivali per arrivare a parlare di tensioni sfumate nel Paese.

 

Traduzione a cura di Silvia Velardi

 

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