domenica, Settembre 19

Siria, la Russia sempre più schierata con Assad

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Nuove minacce arrivano dalla Corea del Nord. Come previsto già qualche settimana fa dall’intelligence, è stato lanciato un nuovo missile balistico a medio raggio nel Mar del Giappone. Tokyo ha presentato protesta formale e parlato di palese violazione delle risoluzioni Onu. E domani della questione parleranno il presidente Usa Donald Trump e quello cinese Xi Jinping. Pechino chiede ‘moderazione’, con la portavoce del ministro degli Esteri Hua Chunying che ha ribadito che tutte le parti coinvolte dovrebbero «controllarsi ed evitare di fare qualsiasi cosa porti all’escalation della situazione». Trump che intanto, secondo alcuni media, ha rimosso dal Consiglio nazionale per la sicurezza Steve Bannon.

In Francia è andato al candidato della sinistra alternativa Jean-Luc Melenchon (La France Insoumise) il dibattito tra gli undici candidati alla presidenza andato in scena in tv ieri sera. Secondo alcuni sondaggi è stato lui il ‘più convincente’. Suo il 25% delle preferenze, alle sue spalle Emmanuel Macron (21%) e Francois Fillon (15%). Alla domanda su chi avesse il miglior progetto per la Francia, questa volta è avanti Macron con il 23%, seguito da Melenchon (22%) e Fillon 18%.

In Europa invece  il Parlamento europeo ha approvato con 516 voti a favore, 50 astenuti e 133 contrari la risoluzione che fissa i paletti del negoziato per la Brexit. La mozione comune è stata appoggiata dai gruppi del Ppe, S&D, Alde, Verdi e Sinistra unitaria. Tra le priorità del negoziato i diritti dei cittadini europei, la tutela dell’accordo di pace in Nord Irlanda, il rispetto degli impegni finanziari presi dalla Gran Bretagna nei confronti dell’Ue. «Negozieremo in spirito di amicizia e apertura non di ostilità, non è il momento di abbandonarsi alle emozioni», ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker che ha ribadito come le parti siano «sulla stessa lunghezza d’onda sui punti principali, questo è il momento in cui restare uniti. Nel corso del negoziato ciascuno dovrà esprimere uno stesso messaggio». «L’interesse dei cittadini è la nostra prima priorità: un’uscita ordinata e condotta in buona fede è nell’interesse sia dell’Unione europea sia della Gran Bretagna», ha commentato invece il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Duro invece l’affondo del fondatore dell’Ukip Nigel Farage, che ha accusato mil Parlamento europeo di comportarsi «come la mafia, pensate che siamo un ostaggio ma noi siamo liberi. Il vostro obiettivo è distruggere la democrazia degli Stati nazionali, siete vendicativi».

In Venezuela polemiche il giorno dopo la manifestazione di protesta dell’opposizione repressa con la violenza a Caracas. Il presidente Nicolas Maduro ha detto che «ancora una volta a Caracas ha vinto la pace», spiegando che gli Stati Uniti avevano dato l’ordine «alla destra fascista e sconfitta di scatenare un bagno di sangue e violenza in piazza, ma sono stati sconfitti dal popolo, dall’unione civico-militare. Sono molto felice: il Venezuela è in pace e i venezuelani stanno costruendo una società socialista, e non dobbiamo lasciarci distrarre da quello che fanno quattro oligarchi traditori della patria». Nel mirino poi il segretario dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa), Luis Almagro, che per il presidente finirà «bruciato come un traditore» per aver permesso che «una minoranza di governi degni dell’Inquisizione, estremisti ed intolleranti della destra latinoamericana» si permettano di «giudicare e condannare il nostro Paese senza nemmeno garantirci il diritto alla difesa».

Chiudiamo tornando in Europa e precisamente in Austria. Il ministro degli interni Wolfgang Sobotka ha deciso di avviare il programma di ricollocamento di 1.900 profughi dall’Italia e dalla Grecia. «Siamo giuridicamente vincolati a rispettare l’accordo europeo e lo faremo», mentre il cancelliere Christian Kern parla ancora di «margini di manovra». «Confido che l’Austria adempia agli obblighi di legge e inizi con la ridistribuzione dei richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia», ha affermato il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker nella sua lettera di risposta al cancelliere austriaco, che aveva chiesto l’esenzione dallo schema della ‘relocation’. «La Commissione è pronta a discutere come assistere le autorità austriache, affinché adempiano gradualmente (‘gradualmente’ è graficamente sottolineata nella lettera) ai loro obblighi. Naturalmente terremo conto della solidarietà che l’Austria ha dimostrato in passato. Capisco le tue preoccupazioni e timori ma desidero sottolineare che la situazione è cambiata».

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