giovedì, Maggio 13

Siria, la Merkel apre ad Assad Il Papa parla al congresso americano. Pellegrinaggio di sangue a la Mecca

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Dopo la denuncia da parte del New York Times dello scandalo pedofilia in Afghanistan, interviene il Presidente afghano Ashraf Ghani. «Bambini di sei, otto e dieci anni subiscono abusi sessuali e io non posso tollerarlo». Lo ha detto in un’intervista proprio al New York Times parlando di fatti inaccettabili e promettendo che i responsabili degli abusi verranno individuati e puniti, senza eccezioni. Nell’intervista in videoconferenza da Kabul, il Presidente afghano, al potere da quasi un anno, ha rivelato di aver avuto un colloquio lunedì con il comandante della missione Resolute Support, il generale John F. Campbell. «Il Governo di Kabul è al lavoro per la formazione di una commissione d’inchiesta sulle denunce di abusi sessuali ai danni di bambini afghani» ha assicurato Ghani. Secondo le denunce, l’usanza di rendere bambini schiavi sessuali, proibita dal regime dei Talebani (1996-2001), è diffusa tra i ricchi e i potenti afghani. Il fenomeno è alimentato dalla povertà delle vittime, che spesso sono orfani, e dal clima di impunità che regna nel Paese, dove dilaga la corruzione.

Una grande folla. Uomini, donne, bambini. Alcuni a mani giunte, altri con i rosari in mano, altri solo incuriositi da Papa Francesco. Uno spettacolo comune per Roma, se non fosse che questa volta il luogo dell’incontro non è piazza San Pietro, ma l’area antistante un altro edificio bianco: il palazzo del Congresso a Washington. Uno spettacolo incredibile ed è già storia: il primo discorso che un Papa pronuncia nel tempio della democrazia americana. Francesco è stato accolto dallo Speaker della Camera, il repubblicano John Bohener, cattolico, che ha gli ha stretto la mano e gli ha parlato da solo prima dell’inizio dell’incontro. «Sono molto grato per il vostro invito a rivolgermi a questa Assemblea plenaria del Congresso» ha esordito nel suo saluto iniziale il Papa argentino, che ha definito gli Stati Uniti d’America ‘terra dei liberi e casa dei valorosi’. Durante il suo discorso Francesco ha toccato tutti i temi più importanti: la solidarietà globale, la lotta contro la povertà e la famiglia, che ha detto essere minacciata sia dall’esterno che dall’interno. Il Pontefice ha parlato di relazioni fondamentali messe in discussione, così come anche la base stessa del matrimonio e della famiglia. Il riferimento è alla legge che consente il matrimonio gay, recentemente approvata dalla Corte Suprema. Ma l’altro argomento scottante per gli Stati Uniti è la pena di morte, e Papa Francesco non poteva non affrontarlo.«Vorrei l’abolizione globale della pena capitale» ha detto. «Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini». Il Papa ha poi ricordato che recentemente anche alcuni vescovi americani hanno rinnovato il loro appello per questo. «Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione» ha concluso. Interrotto continuamente dagli applausi, Francesco ha tirato diritto nel suo discorso parlando anche del traffico di armi. «È un cessare il commercio internazionale delle armi» ha ribadito. «Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo. Qui dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro, intriso di sangue, spesso del sangue innocente». Consapevole di toccare un tasto dolente per l’America, il Pontefice ha incalzato parlando, poi, delle relazioni internazionali tra Stati, che vanno costruite rifiutando una mentalità di ostilità. «Ho fiducia che possiamo farlo» ha detto sorridendo, pur ricordando che il mondo sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della seconda guerra mondiale. «Questa realtà ci pone davanti grandi sfide e molte dure decisioni. Anche in questo continente, migliaia di persone sono spinte a viaggiare verso il Nord in cerca di migliori opportunità. Non è ciò che volevamo per i nostri figli?».

L’invito e a non lasciarsi spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederle come persone, guardando i loro volti e ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo alle loro situazioni. Rispondere in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno. Grande emozione della platea congressuale che ha applaudito almeno una trentina di volte. La visita si è conclusa con una grande commozione generale e con le lacrime dello speaker, che alla fine ha accompagnato Papa Francesco ad affacciarsi dal balcone di Capitol Hill per benedire la folla.

 

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