lunedì, Luglio 26

Siria, la Merkel apre ad Assad Il Papa parla al congresso americano. Pellegrinaggio di sangue a la Mecca

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La crisi in Siria solletica rancori mai sopiti e riporta un leggero clima da guerra fredda. Il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di attaccare le basi dell’Isis nel Paese di Bashar al Assad anche senza l’appoggio degli Stati Uniti. La Russia, infatti, si sta preparando a lanciare attacchi aerei, e già nei giorni scorsi ha allargato la sua presenza militare a nord e a sud della città di Latakia. Inoltre, a breve nel Mediterraneo orientale saranno condotte manovre navali con la partecipazione dell’incrociatore portamissili Moskva per effettuare oltre 40 esercitazioni con lancio di missili e pratica di sparo in superficie. Secondo fonti del Cremlino, Putin preferirebbe che gli Usa e gli alleati collaborassero con lui lavorando in parallelo per fare un’azione militare congiunta. L’ipotesi è stata fin’ora scartata dagli Usa, ma se ne discuterà approfonditamente durante la visita di Putin all’assemblea dell’Onu prevista per il 28 settembre. Barack Obama non ha intenzione di perdere il controllo della situazione, e infatti già lunedì è stato fissato un incontro ufficiale per parlare faccia a faccia con l’ami-nemico russo. «Se avessimo l’opportunità, il nostro punto centrale sarebbe spiegare che la Russia dovrà smettere di sostenere il presidente Bashar al-Assad e partecipare allo sforzo politico per la transizione verso un nuovo Governo» ha rivelato una fonte. «Quando si parla di Siria abbiamo sempre detto che l’unico modo per risolvere questo conflitto è attraverso la diplomazia». Prima di un vertice nel settembre del 2013, Obama aveva cancellato un incontro con Putin dopo che la Russia aveva consentito che Edward Snowden, la talpa dell’Nsa di cui gli Usa chiedono l’estradizione, rimanesse nel Paese. Dopo l’annessione da parte di Mosca della Crimea nel marzo dello scorso anno, e il sostegno ai separatisti filorussi nell’est dell’Ucraina, il Presidente americano ha ulteriormente limitato i suoi contatti con il leader del Cremlino. Ma ora la questione siriana sta diventando uno scoglio gigantesco per tutti ed è necessario agire immediatamente, anche per provare ad arrestare l’immane flusso di migranti. Forse per questo motivo nel pomeriggio è arrivata la prima vera apertura ad Assad da parte dell’Occidente.

Angela Merkel, infatti, smarcandosi dagli Stati Uniti, si avvicina per la prima volta alle posizione russe aprendo al coinvolgimento diretto del Presidente siriano nei negoziati per trovare una soluzione alla guerra civile. «Dobbiamo parlare con molti protagonisti (coinvolti nella crisi siriana), e tra questi Assad ed anche altri» ha detto la cancelliera. «Non solo con gli Stati Uniti d’America o la Russia, ma anche con altri importanti partner regionali, incluso l’Iran e i Paesi sunniti come l’Arabia saudita». Dal canto suo, Assad dice di essere tranquillo. «Per la prima volta l’Occidente si è accorto che non sempre, quando vuole fare qualcosa, riesce a ottenerla» ha detto Bouthaina Shaaban, consigliere politico del Presidente siriano. «Per questo i media occidentali stanno provando a gettare polvere negli occhi dell’opinione pubblica, per dare una copertura al battere in ritirata che contraddistingue aggi l’atteggiamento occidentale». Secondo la Shaaban, la coalizione anti-Is guidata dagli Usa ha fallito, mentre la proposta del presidente russo Valdimir Putin di formare una coalizione più ampia, che comprenda anche il regime di Damasco, è la prima iniziativa militare che bisogna prendere per aiutare l’esercito siriano a combattere il terrorismo. Della stessa idea anche la Palestina, che si dice pronta a sostenere la coalizione congiunta contro l’Isis. Lo ha confermato Abu Mazen, a Mosca per una visita ufficiale. «Siamo pronti a sostenere questa iniziativa, noi siamo contro il terrorismo e l’estremismo, siamo sempre stati a favore della pace e della soluzione politica in Siria» ha spiegato. Intanto la notizia del coinvolgimento imminente della Russia nella guerra siriana è arrivata alle orecchie di Abu Bakr al-Baghdadi. L’organizzazione del califfato, infatti, ha annunciato che taglierà la testa a tutti i soldati russi. «I soldati dello Stato Islamico vinceranno e la Russia sarà sconfitta come in Afghanistan». Parola dell’imam dell’Is a Raqqa, la capitale dello Stato Islamico in Siria. Lo rendono noto gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, spiegando che nel corso dei sermoni nelle moschee della città è stato affrontato l’argomento.

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