lunedì, Ottobre 25

Siria: la Hollywood jihadista Mille euro per ogni jihadista che combatte per lo Stato Islamico. In Kashmir nuovi scontri tra gli eserciti di India e Pakistan

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Circa mille dollari al mese, auto, case, bonus in denaro o cibo per le festività religiose, persino mogli. Questa la paga di un jihadista che accetta di combattere sotto la bandiera dello Stato Islamico. Stipendio allettante, soprattutto se si considera come la paga media della popolazione locale si aggiri intorno a duecento dollari. A sottolineare il fatto è il re giordano Abdullah II, tra i primi a lanciare l’allarme sul rischio IS e sul fatto che, oltre ad attirare gli estremisti del Califfato, avvicini a sé anche persone non necessariamente vicine all’ideologia jihadista, ma attratte dalla prospettiva di una paga regolare. “I militanti dello Stato Islamico pagano i combattenti stranieri mille dollari al mese, l’equivalente di uno stipendio della classe medio-alta in Giordania”, ha affermato il monarca hashemita intervenendo di recente alla Clinton Global Initiative.

Cifre inferiori in ‘busta paga‘ per i combattenti single che, sempre stando alle informazioni fornite dal regnante, guadagnano invece 400 dollari al mese. Qualcosa in più se il jihadista è sposato e ha figli e quindi deve badare al mantenimento della famiglia. “Molti dei nostri giovani di Raqqa (la capitale dell’Is in Siria) si sono uniti all’Is o per paura o per il salario che ricevono, circa 400 dollari. Un salario molto buono per noi qui”, ha dichiarato un negoziante di Raqqa, Abu Mohammed, in un’intervista al “The Guardian”.

Ma non è tutto oro quello che luccica, con i raid aerei statunitensi e degli alleati che continuano a martellare le posizioni del gruppo sia in Siria che in Iraq. Nelle ultime ore, sei raid aerei della coalizione internazionale hanno colpito postazioni dell’Is vicino Kobane, la cittadina curda nel nord della Siria da settimane sotto l’assedio delle forze jihadiste. Secondo l’Osservatorio siriano, nei bombardamenti intorno alla città, sarebbero rimasti uccisi almeno 40 miliziani dello Stato Islamico, costringendo i jihadisti ad arretrare. Nel frattempo, il Presidente Obama farà oggi il punto con i massimi vertici militari degli Stati Uniti sugli sviluppi della guerra contro l’Isis. Nel primo pomeriggio, il Commander in Chief si recherà infatti al Pentagono e, successivamente, riunirà il suo team per la Sicurezza Nazionale. Lo ha reso noto la Casa Bianca.

Sale la tensione in Kashmir, terra contesa tra India e Pakistan. Per il terzo giorno consecutivo ci sono stati, infatti, scambi di artiglieria tra i due eserciti, che hanno lasciato a terra almeno venti morti, di cui cinque solo oggi. I militari dei due Paesi si accusano reciprocamente di violare il cessate il fuoco in vigore dal 2003 e, ogni tentativo di allentare la tensione, è finora fallito. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa indiana Ians, due donne sono morte stamane quando i pachistani hanno aperto il fuoco lungo il confine internazionale nel distretto di Samba. E’ invece di tre morti, riferisce l’agenzia pachistana App, il bilancio di un bombardamento delle truppe indiane nel distretto di Sialkot, dove inizia il confine conteso di 740 chilometri chiamato Linea di Controllo o Loc.

Cresce intanto l’attesa per l’esito delle Presidenziali in Brasile. Dopo un primo ballottaggio, che ha limitato la sfida elettorale tra il Capo di Stato in carica Dilma Rousseff e il candidato di centro-destra Aecio Neves, il Paese latinoamericano si appresta alla nuova tornata elettorale del 26 ottobre, che deciderà chi sarà il nuovo Presidente del Brasile. Marina Silva, grande sconfitta al primo turno delle presidenziali di domenica, ha dichiarato di trovarsi divisa “tra la croce e l’Inferno” per il prossimo ballottaggio (e con lei molti suoi sostenitori). Facendo il paragone con la Via Crucis la leader ambientalistica evangelica ha affermato di sentirsi al bivio fra “due percorsi”: da una parte la “strada verso la croce” rappresentata da un’eventuale alleanza con Neves; dall’altra il cammino ‘in direzione dell’inferno’ simboleggiato dal possibile sostegno a Rousseff. Le dichiarazioni sono state rese in una telefonata alla vedova di Eduardo Campos, candidato del Partito socialista (Psb) in queste elezioni prima della sua tragica e misteriosa morte in un incidente aereo.

Emergono nel frattempo nuovi dettagli riguardo il primo contagio da virus Ebola in Europa. “Credo che l’errore possa esserci stato nel momento in cui mi sono tolta la tuta di bio-sicurezza, è stato quello infatti il passaggio più critico, nel quale può esserci stato il contagio”. Lo ha detto oggi in una dichiarazione telefonica al quotidiano spagnolo “El Pais”  Teresa Romero, l’infermiera ausiliare dell’ospedale Carlo III-La Paz, prima contagiata in Europa. Il governo spagnolo ha comunicato al Comitato di Sicurezza Sanitaria della Ue e all’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) all’Ue i risultati della propria indagine, in cui ammette per la prima volta una possibile falla nella sicurezza‘. Secondo la Banca Mondiale, il possibile impatto finanziario dell’epidemia di Ebola potrebbe costare all’Africa 32,6 miliardi di dollari entro la fine del 2015, se il contagio dovesse allargarsi al di fuori del perimetro di Liberia, Guinea e Sierra Leone. “L’enorme costo economico dell’epidemia avrebbe potuto essere evitato – dice il presidente della Banca mondiale, Jin Yong Kim – grazie a un prudente rafforzamento degli investimenti nei sistemi sanitari”.

Sempre in Africa, continua la missione del contingente italiano a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, con i genieri italiani della missione dell’Unione Europea Eufor Rca che hanno completato i lavori di ristrutturazione del checkpoint presso l’aeroporto della capitale Bangui, zona nevralgica della città per la presenza nelle vicinanze di circa 20.000 rifugiati. Nell’arco di quattro settimane di attività, spiega il sito web della Difesa, un plotone ‘Genio’ dell’8° reggimento della brigata paracadutisti Folgore ha già costruito le postazioni per la sorveglianza dell’area da parte dei militari del contingente europeo, oltre che realizzare la zona di controllo delle centinaia di autoveicoli che quotidianamente accedono alla zona aeroportuale. E’ di circa cinquanta militari dell’Esercito il contributo italiano alla missione multinazionale Eufor Rca, composta di 750 unità operanti nella capitale del Paese africano dallo scorso 15 giugno con l’obiettivo di creare un ambiente sicuro e consentire l’assistenza umanitaria alla popolazione civile, facendo da ponte allo schieramento in atto della missione delle Nazioni Unite Minusca.

 

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