sabato, Maggio 15

Siria: la geopolitica del gas

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New Delhi – Il 19 ottobre mi sono imbattuto in una manifestazione a sostegno degli attacchi aerei russi contro i terroristi siriani. L’evento era stato organizzato dagli studenti siriani di Nuova Delhi, davanti all’ambasciata russa. Ho letto diversi articoli secondo i quali l’India dovrebbe sostenere apertamente l’azione russa in Siria. In effetti, la Russia non è soltanto l’alleato numero uno dell’India fin dagli anni ’60, ma entrambe fanno parte dell’allenza BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e della SCO (Shanghai Cooperation Organisation).

Inoltre, il 30 settembre, la Russia ha informato l’India di aver dato inizio ad attacchi aerei e missilistici in località siriane controllate dai terroristi, in seguito ad una richiesta del Presidente Bashar al-Assad di supporto militare nella lotta contro l’ISIS e altri gruppi terroristici. L’ambasciata russa a Nuova Delhi ha informato ufficialmente il Ministro degli Esteri indiani che, in risposta alla richiesta del Presidente siriano, «la Russia ha oggi dato inizio alle operazioni di bombardamento su tutto il territorio siriano».

Finora non ho visto nessuna reazione ufficiale da parte dell’India nei confronti dell’intervento russo in Siria. Forse, dal momento che ci vivono e lavorano floridamente almeno 600 milioni di indiani, si sta adottando un principio in stile ‘la sicurezza prima di tutto’ verso il Medio Oriente. Ma anche se le cose non stessero così, l’India in genere evita di avventurarsi nelle situazioni più pericolose, e raramente interviene indipendentemente dalle Nazioni Unite.

Comunque sia, sta diventando sempre più ovvio che gli attacchi russi alle basi dell’ISIS in Siria stanno riportando risultati migliori di quelli lanciati dalle forze NATO un anno fa. Ma questo ha i suoi pro ed i suoi contro per i leader occidentali, dal momento che il Presidente Putin è diventato un megalomane e il più grande destabilizzatore della pace e sicurezza globali. Non lasciamoci distrarre dal fatto che quella in Siria non è esattamente la guerra per la democrazia che l’Occidente e i Paesi del Golfo stanno cercando di farci credere. Se i Paesi sunniti del Golfo vogliono un regime sunnita per Damasco, gli Stati Uniti (e le altre potenze occidentali) vogliono, o almeno volevano, rovesciare Assad in quanto surrogato dell’Iran. L’obiettivo dell’Occidente è l’Iran. La Siria di Assad è stata una vittima collaterale.

Gli Stati Uniti, o per dirla tutta i suoi alleati come la Francia, l’Arabia Saudita e il Qatar sono stati di fatto ‘Paesi sponsor’ dei ribelli siriani, compreso l’ISIS, per parecchio tempo. Ovviamente, hanno coperto i loro scopi con molti strati di zucchero; abbiamo sentito parlare di ‘Primavera araba’ in Siria, di rimozione di un dittatore, di protezione dei diritti dei cittadini siriani, di contrasto alle attività terroristiche ecc., ma l’effetto concreto della Primavera araba è il rafforzamento degli elementi estremisti all’interno della comunità sunnita – e dei loro sostenitori nei regimi saudita e del Qatar, e ultimamente anche in Turchia – e l’indebolimento della multietnicità e della laicità. L’Occidente sostiene questi Paesi  principalmente perché oggi l’Arabia Saudita e il Qatar sono tra i maggiori investitori in Francia e nel Regno Unito, e la Siria una vittima di questo processo. Nessuno lo nega, la Siria non è un Paese democratico: un Paese dove da 40 anni a questa parte il potere è in mano ad una sola famiglia non è certo democratico. Ma le più grandi risorse della Siria sono la laicità e la multietnicità. Sono stato in Siria, e posso affermare che è verosimilmente il Paese più laico della regione araba. In particolare, le donne hanno la stessa libertà delle donne occidentali.

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