venerdì, Maggio 14

Siria: la Cina si prepara alla ricostruzione

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I sei anni di conflitto in Siria hanno devastato le infrastrutture del Paese e provocato perdite per l’economia di circa 226 miliardi di dollari, secondo le stime della Banca mondiale (BM) pubblicate ieri. Dal suo inizio nel marzo del 2011, la devastante guerra ha causato la morte di oltre 320.000 e costretto a a sfollare più della metà della popolazione. «La guerra in Siria ha distrutto il tessuto sociale e economico del Paese», ha dichiarato il vice Presidente per il Medio Oriente e il Nord Africa presso la Banca Mondiale, Hafez Ghanem. «Il numero delle vittime è devastante, ma la guerra ha distrutto anche le istituzioni e il sistema delle aziende e la ripresa sarà più impegnativa. Una sfida che cresce fintanto che continua la guerra», ha aggiunto.

Sempre ieri è stata annunciata una missione di imprese cinesi in Siria per agosto; obiettivo, iniziare a progettare la ricostruzione del Paese, anche considerando che questo è nella traiettoria della nuova via della seta.

Secondo il rapporto della Banca Mondiale, le perdite di Pil a partire dal 2011 “sono state stimate  a circa quattro volte il Pil della Siria nel 2010“. Il conflitto ha danneggiato o distrutto il 27% del patrimonio edilizio e circa la metà dei centri medici e dell’istruzione.
Secondo la Banca Mondiale tra il 2010 e il 2015 circa 538.000 posti di lavoro sono stati persi. Inoltre, più di tre siriani su quattro, in età lavorativa -circa 9 milioni di personenon lavorano o non sono iscritti a scuola né in un centro di formazione:«Le conseguenze a lungo termine di questa inattività saranno una perdita collettiva del capitale umano che porta ad una carenza di competenze in Siria».

Il danno al settore sanitario sono ancora più gravi. La relazione rileva che sono più le persone morte a causa del crollo del sistema sanitario che per i combattimenti. «Il crollo dei sistemi che organizzano la società e l’economia così come la fiducia tra le persone, ha avuto impatto economico maggiore rispetto alla distruzione fisica delle infrastrutture», ha detto la Banca Mondiale.
Il rapporto stima che se il conflitto finisse entro quest’anno, il Pil potrebbe recuperare in quattro anni il 41% del suo livello pre-bellico. Una cifra che si riduce, ovviamente, ogni anno di guerra in più.

La Cina potrebbe avere il ruolo di traino nella ricostruzione. Ruolo che era stato anticipato e auspicato a marzo dal Presidente Bashar al-Assad nel corso di una intervista alla cinese ‘Phoenix tv’ , la Cina, «un vero amico» con il quale la relazione è in «aumento», può essere strategica «in ogni settore della ricostruzione, perché abbiamo danni in ogni settore», aveva detto tra il resto Assad. Ruolo, per altro, già discusso in aprile: la Cina già appariva un ottimo partner per lo sviluppo del settore industriale e dell’energia siriano, quando Ahmad al-Hamo, Ministro dell’industria siriano, aveva ricevuto una delegazione di compagnie cinesi desiderose di investire nella Siria.

Il rapporto sia politico che economico tra Siria e Cina è consolidato e si è perfino rafforzato nel corso di questi sei anni di guerra.

La Cina era il primo partner commerciale della Siria prima della guerra, con la guerra e il venir meno dell’esportazione del petrolio (per altro molto diretto proprio in Cina), assorbe oramai circa l’80 per cento del commercio estero del Paese. Altresì, la Siria importa dalla Cina «quasi tutto», come sostiene l’ambasciatore di Damasco in Cina, Imad Moustapha, «dalle unità di generazione di energia elettrica a […] materiali da costruzione, attrezzature per la produzione, pezzi di ricambio».

Dal punto di vista politico, sono altrettanto forti i legami. Moustapha ha sottolineato come la Cina abbia aumentato il livello del suo coinvolgimento diplomatico nella crisi siriana. «Recentemente … la Cina ha intensificato il suo impegno ufficiale e diplomatico nella crisi siriana, ha nominato un inviato speciale in Siria, ha visitato la Siria e molti Paesi che svolgono un ruolo nella crisi siriana», sottolineando l’intensificazione degli scambi diplomatici, la Cina «sta spingendo avanti il ​​suo grado di coinvolgimento e tentativo di risolvere la crisi siriana», coordinandosi con la Russia, fornendo il supporto diplomatico ‘di sfondo’, sostiene l’Ambasciatore, al coinvolgimento in prima linea della Russia.

Altro elemento per il quale la Cina è molto interessata a quanto accade in Siria è l’East Turkestan Islamic Movement, visto l’alto numero di islamisti di questa organizzazione presenti in Siria fin dall’inizio del conflitto. Le regioni cinesi confinanti con l’Asia Centrale sono infatti da sempre problematiche per Pechino: le minoranze islamiche Uigure malsopportano le angherie e le limitazioni imposte dallo stato ateo centrale che, specialmente con l’emergenza terrorismo che si fa sentire in tutto il globo, tengono gli occhi puntati su qualsiasi attività possa ricondurre all’estremismo islamico (persino portare la barba lunga è vietato) nella provincia dello Xinjiang.

Alimenta i sospetti il grosso flusso di jihadisti che Pechino scopre di ‘esportare’ in Siria e Iraq da questa regione. La propaganda del Califfato, inoltre, invita persino i musulmani cinesi in patria a colpire lo Stato centrale e gli infedeli nella stessa Cina. Alla collaborazione economica tra siria (e diversi Paesi del Medioriente intero) e cina è seguita anche una cooperazione di tipo militare, volta anche a monitorare questi spostamenti che potrebbero causare ulteriori problemi alle autorità cinesi, ora che la guerra sembra destinata a finire e che i jihadisti dell’estremo oriente tornano in patria.

Prima ancora che la ricostruzione abbia inizio, «la Cina è già impegnata direttamente nella costruzione di molti progetti, soprattutto nei progetti industriali, in Siria, e abbiamo molti esperti cinesi che ora lavorano in Siria in diversi progetti al fine di creare tali progetti», e quando ci sarà stabilità, «la cosa più importante èsarà la costruzione di distretti periferie. Questa è la parte più importante della ricostruzione. Il secondo è l’infrastruttura; Il sistema sanitario, l’elettricità, i campi petroliferi, tutto, senza eccezione. Il terzo: i progetti industriali, che potrebbero appartenere al settore privato o al settore pubblico in Siria», aveva dichiarato a marzo Assad.

La delegazione di imprese cinesi annunciata ieri per metà agosto dovrebbe  esplorare opportunità di investimento che potrebbero aiutare a ricostruire il Paese in guerra. Lo ha affermato Qin Yong, vice presidente dell’Associazione di scambio cinese-araba. «Ci aspettiamo che un gruppo di 30-50 rappresentanti di diverse societa’ cinesi verranno con noi in Siria dal 15 al 22 agosto», ha detto Qin. L’Associazione di scambio cinese-araba, in collaborazione con l’Ambasciata siriana a Beijing, ha tenuto la prima fiera di progetti di ricostruzione della Siria a Pechino domenica scorsa. L’ambasciatore di Damasco in Cina, Imad Moustapha, ha tenuto un discorso in occasione dell’evento per introdurre possibili opportunità di investimento per le imprese del Paese asiatico interessate a partecipare a progetti di ricostruzione in Siria. Secondo Qin, la delegazione cinese dovrebbe visitare le citta’ siriane tra cui Damasco, Homs e Aleppo e incontrarsi con funzionari locali per discutere di opportunita’ di investimento su una vasta gamma di progetti di ricostruzione. I principali settori in discussione al momento sono principalmente focalizzati sul ripristino dei sistemi energetici e in particolare su progetti di costruzione di centrali elettriche, ha spiegato il vice presidente. «Dopo quasi sette anni di guerra civile, i sistemi di fornitura energetica in Siria sono stati fortemente danneggiati e devono essere disperatamente ripristinati», ha sottolineato.

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