martedì, Aprile 20

Siria: il fronte si sposta a Nord-Est La tregua tra le fazioni in Siria copre solo il 10% del territorio; la tenuta dell'IS è sempre più fragile

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«Sono gli ultimi giorni dell’Isis in Siria»: a dirlo al quotidiano online ‘Al Monitor’ è l’analista curdo Farouk Hajji Mustafa. La tregua della guerra in Siria, scattata alla fine di febbraio e monitorata da una ‘task force’ a guida statunitense e russa, è solo parziale. Forse non copre più del 10% del territorio siriano. Di sicuro, non riguarda le zone controllate dagli jihadisti dell’Isis e di Al Nusra.

La tenuta dello Stato Islamico di Al Baghdadi è  sempre più fragile. Sono passati i giorni in cui in Siria  si dibatteva dell’avanzata dell’Isis. Oggi si tratta di capire quali delle fazioni in lizza nella guerra civile siriana raggiungerà per prima l’obiettivo di cacciare gli uomini di Abu Bakr Al Baghdadi e dove ciascuna di queste fazioni prenderà posizione. In Siria questi sono momenti decisivi per tutti.

Bashar al-Assad e l’Esercito nazionale siriano, sostenuti da Russia, Iran e dal movimento sciita libanese Hizbullah, sono fermi alle porte di Aleppo, la seconda città della Siria, un tempo cuore economico del Paese. Vladimir Putin ha ritirato il grosso delle sue forze proprio prima di entrare nella città siriana, dove sono asserragliati gli uomini di Al Nusra. Ma le sue basi militari sulla costa sono ancora attive e truppe speciali russe continuano a partecipare alle operazioni al fianco dell’Esercito di al-Assad. Una volta presa Aleppo, per i russi sarebbe aperta la via che porta alle zone dell’Eufrate controllate dall’Isis.

L’obiettivo degli Stati Uniti è arrivare prima dei russi sulle rive dell’Eufrate. Qui le Forze Democratiche Siriane, coalizione  a guida statunitense, combattono per conquistare i territori dello Stato islamico lungo l’Eufrate e tagliare le linee di rifornimento che ne collegano la privincia orientale di Aleppo a quella nord di Raqqa.

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